La nuova pastorale americana parte da Elizabethtown, Pennsylvania. Gli albori di una nuova guerra civile il cui risultato finale è ancora appeso ai fili del nostro quotidiano. An american pastoral di Auberi Edler fotografa gli Stati Uniti di Trump, un anno prima del suo insediamento alla Casa Bianca.
Una microstoria elettorale da cui si osservano i venti della Storia con la S maiuscola muoversi, verso vette che già conosciamo e altre ancora da scoprire.
In anteprima nazionale al Pordenone Docs Fest.

Che cos’è uno schoolboard?
Per un pubblico europeo comprendere il potere e l’influenza di un consiglio scolastico all’interno delle dinamiche politiche di una piccola città di 10.000 abitanti è una questione non automatica.
Bisogna immagine l’esistenza, all’interno della gestione della scuola pubblica, di un nucleo di persone scelte tramite elezione popolare, senza alcuna competenza o qualificazione specifica, che decideranno la direzione scolastica dei loro figli e, di conseguenza, della nuova generazione di cittadini votanti di uno dei paesi più potenti al mondo.
Il pensiero è in sè bizzarro, a tratti grottesco, ma negli Stati Uniti questa è la realtà.
Sette o nove persone acquisiscono tramite voto popolare il potere di veto sull’istituzione pubblica. Persone che sceglieranno quali libri i propri figli troveranno in biblioteca, le classi che seguiranno, la percentuale di tasse che verrà utilizzata per finanziare le loro attività scolastiche.
Saranno questi individui, in rappresentanza di una comunità, che decideranno per le nuove generazioni quali sentieri saranno loro percorribili, quale futuro ammissibile li aspetta.
In An american pastoral la regista e giornalista francese mostra la deriva politica che questo sistema porta con sé. Elder segue per un anno le elezioni del consiglio scolastico di Elisabethtown, un piccolo comune conservatore. Nel marzo del 2023 tre partiti si scontrano per la fetta di potere più ambita: democratici, repubblicani e un gruppo di persone che ricorda vagamente, in parole e azioni, un movimento più celebre, quello dell’assalto al Campidoglio del 2021.
Bianchi, cristiani e armati
Il film segue la tradizione statunitense del direct cinema: un’imposizione documentale che rifiuta la narrazione registicamente impostata, l’intervista e il talking head, ma che si pone come osservatore (quasi) neutrale del racconto.
Le elezioni dello schoolboard di Elizabethtown disvelano il cuore pulsante di un America occidentale incomprensibile, che pensavamo impossibile ma che è alla base dei nuovi disequilibri di quello che una volta è stato il blocco occidentale.
An american pastoral mostra questi Stati Uniti che sono margine e maggioranza allo stesso tempo, nuovi mostri di un America bianca, cristiana, estremista, razzista e armata. Non istruita ma carismatica. Terribile tanto quanto entusiasta. La deriva più distorta del patriottismo elevato a religione e della religione elevata a movimento politico. Teocrazia 2.0.
Quello che si può apprezzare del film della Edler, cinematograficamente parlando, è l’abilità ad avvicinarsi a un punto di vista oppositivo, il sistema di fiducia che ha creato e che ha reso aderente il racconto agli eventi. Un’ abilità che rende possibile filmare una comunità che disdegna il video e non ama mostrarsi se non tra i “suoi”. Un reportage della microstoria per la Storia, una fotografia sull’Altra America, quella che ha vinto.
A tratti però il film risulta didascalico, ridondante. Un lieve senso di ripetitività che cresce lungo le due ore di proiezione.
Un documentario che è però, nell’istante in cui esce, profezia e realtà allo stesso tempo.
Dopo l’attacco al Campidoglio, racconta Edler, Steve Bennon dichiarò l’esigenza di un nuovo piano d’azione. Se non si poteva attaccare dall’alto lo Stato sovrano, esso poteva essere conquistato dal basso. Una lotta che passa per i consigli scolastici di tutte le Elizabethtown d’America verso la corsa alla Casa Bianca. Aveva ragione.
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