In sala da giovedì 3 aprile, distribuito da Eagle Pictures e basato sull’opera teatrale Wilhelm Tell di Friedrich Schiller, Guglielmo Tell è un interessante adattamento, che mescola abilmente elementi di avventura con l’ambientazione storica. Scritto e diretto dal nordirlandese Nick Hamm, il film porta la firma, tra i produttori, di Jon Hamm, a dimostrazione di quanto investimento ci sia dietro il progetto. Progetto che dovrebbe comporsi di due capitoli, così da completare la storia raccontata nell’opera teatrale, di quattro atti.
Protagonista della pellicola, il danese Claes Bang cambia genere ma il mestiere e le doti che lo contraddistinguono gli danno una marcia in più, dando vita a un personaggio epico e magnetico. Il suo Guglielmo Tell è un uomo reale, sfaccettato, coraggioso. Nel ricco e ottimo cast, spuntano inoltre i nomi di due veterani, Jonathan Pryce e Ben Kingsley, rispettivamente nei panni del Duca Attinghausen e di Re Albert.
Guglielmo Tell | La trama
Siamo in Svizzera, nei primi anni del 1300. Il giogo austriaco si fa sempre più pesante e l’Europa è sull’orlo di una guerra. Abbandonate le armi e ormai lontano dalla violenza delle Crociate, Guglielmo Tell (Bang) ha fatto un giuramento: non imbraccerà più un’arma in vita sua, fatta eccezione della sua amata balestra ma solo per andare a caccia con il figlio.
Dalle sconfitte si impara.
Peccato che il fato abbia in serbo per lui qualcosa di molto diverso, dal quale dipenderà non solo la sua ma anche la sopravvivenza dei suoi cari e del suo popolo. Ritrovatosi a salvare la vita di un uomo inseguito dal governatore Gessler (il Connor Swindells di Sex Education) e dai suoi uomini, Tell diventerà il bersaglio numero uno dell’invidia e dell’ira di quest’ultimo.
Folle o eroe?
Con uno stile classico, pulito e accattivante, Hamm confeziona una di quelle opere che attraggono pubblici diversi. Se i dialoghi possono risultare difficili, soprattutto nella fase iniziale, la narrazione prende forza man mano che procede. La guerra che incombe sui protagonisti rende il clima teso e minaccia di portare tutti sul campo di battaglia. I ricordi di quelle che sono state le Crociate, con le conseguenti ferite – non solo fisiche – da affrontare, schiacciano Tell e lo spingono a voler rimanere fuori dalla lotta.
La rappresaglia è il mio mestiere, la vendetta la mia specialità.
Ci troviamo dinanzi a un personaggio complesso, umano, un marito e padre affettuoso, che ha sacrificato parte della sua vita per una causa in cui credeva, ma che adesso vuole la pace. Nel periodo storico in cui le vicende sono ambientate, non c’è però spazio per questo. Ed è così che la bellezza e la quiete delle scene pastorali vengono macchiate dall’invasione armata degli uomini del re.
Tell diviene così il baluardo di popoli diversi, uniti per il bene comune. Definito eroe ma anche folle, il protagonista è il vero punto di forza della storia, colui intorno a cui tutto ruota e gravita. Se Bang lo incarna alla perfezione, donandogli fascino e verità, lo stesso vale per i bravissimi comprimari, da Golshifteh Farahani (già apprezzata in Leggere Lolita a Tehran) nei panni della moglie Suna a Rafe Spall in quelli dell’amico e compagno d’arme Stauffacher.
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