Dall’11 al 19 novembre Ravenna si tinge di nero con la ventesima edizione del Nightmare Film Fest, una manifestazione cresciuta sempre più negli anni e diventata un imperdibile punto di riferimento per conoscere le nuove tendenze di genere, scoprire o riscoprire grandi classici dell’horror, confrontarsi con i propri demoni e le proprie paure proiettate sul grande schermo. L’immagine cinematografica come una presenza dell’inconscio con cui la coscienza può confrontarsi.
Il festival è stato aperto da uno dei capolavori della storia dell’horror, Nosferatu (1922) di Friedrich Wilhelm Murnau, musicato dal vivo in collaborazione con l’Istituto Superiore di Studi Musicali Giuseppe Verdi di Ravenna. Girato in pieno fulgore espressionista e ispirato a Dracula di Bram Stoker, Nosferatu è una sinfonia visiva in cui le forze della morte mostrano la loro inesorabile vocazione ad assorbire quelle della vita.
Nosferatu è solo uno dei grandi classici che torneranno al loro antico e intramontabile splendore sul grande schermo grazie alla preziosa collaborazione con la Cineteca di Bologna. Al Festival ci saranno anche le nuove opere in concorso, per esplorare quanto di più originale offre il panorama contemporaneo del cinema horror: L’Angelo dei muri di Lorenzo Bianchini, Follow Her di Sylvia Caminer, Kerr di Tayfun Pirselimoglu, Logger di Steffen Geypens, Madre Notturna di Daniele Campea, They Carry Death di Helena Girón e Samuel M. Delgado, Visitor di Alberto Evangelio Ramos.
Accanto ai lungometraggi, anche il concorso internazionale dei corti in collaborazione con WeShort.

Contemporanea è unʼulteriore sezione dedicata al cinema italiano e internazionale, un viaggio tra le ombre di un cinema che racconta il lato oscuro del nostro tempo attraverso la sperimentazione visiva e narrativa, tracciando nuove geografie cinematografiche. Tra le opere: La terra dei figli di Claudio Cupellini, Nope di Jordan Peele, Crimes of the Future di David Cronenberg, Lamb di Valdimar Jóhannsson e Men di Alex Garland.
Nella sezione Showcase Emilia-Romagna si riflette poi la forte attenzione del festival al territorio, oltre che al racconto di genere. Verranno presentati 2020: Life and Death of a Virus di Edo Tagliavini, Atlantide di Yuri Ancarani, The Black Christs di Monica Manganelli, Caramelle di Matteo Panebarco e Fedeli d’amore di Marco Martinelli.
Ma per illuminare ogni lato buio del festival, abbiamo intervistato la sua codirettrice, Mariangela Sansone.

Mariangela Sansone
Come nasce questa passione personale per l’horror, tanto da arrivare a codirigere un festival tutto dedicato a questo genere?
La mia passione per l’horror ha radici molto profonde poiché inizio a svilupparla da piccolissima. Il primo film che ho visto in vita mia è stato La cosa di John Carpenter. Mi imbucai in un cinema del paese in cui mi trovavo in vacanza che dava film gratuiti nel pomeriggio. Non sapevo bene di cosa si trattasse, ma m’intrigavano molto il poster e il titolo del film. Da lì, fu amore proprio folle per l’horror. Mi piaceva quella sensazione che mi dava, di pugno allo stomaco o di budella che si aggrovigliavano… avrò avuto otto anni…
Da queste radici ho iniziato a collaborare con il Ravenna Nightmare nel 2014 e da due anni lo conduco con il direttore storico, nonché fondatore del festival, Franco Calandrini.
Quali sono stati i criteri che, in particolare, hanno guidato la selezione di quest’anno del festival?
La volontà di allontanarsi dall’horror strettamente inteso, quindi il gore o le cose che si tramandano di anno in anno, l’horror più convenzionale. Qualcosa che ci stiamo proponendo da diverso tempo, proprio con il Nightmare, è affrontare il lato oscuro del cinema a trecentosessanta gradi, senza porci dei limiti. Quindi cercare nuovi linguaggi, una nuova grammatica cinematografica nel genere. Poi, ovviamente, abbiamo selezionato le cose che ci colpivano di più: fondamentalmente è questo il criterio che adottiamo sempre.
Non a caso, il tema di quest’anno del Nightmare, nel ventennale del festival, è quello della metamorfosi, del cambiamento, proprio per non rimanere ancorati al cinema di genere inteso in senso stretto, ma portando avanti una ricerca, affrontando tutte le tonalità del nero, tutte le sfaccettature che girano intorno al cinema di genere. Ma non solo, tant’è che negli ultimi anni abbiamo avuto tra gli ospiti David Lynch, ma anche Marco Bellocchio, Liliana Cavani e Pupi Avati, giusto per citare qualcuno.
Il Ravenna Nightmare è uno straordinario termometro per saggiare lo stato del cinema horror. Com’è la temperatura?
La temperatura dell’horror è a un buon punto. Il genere è in continua evoluzione, sta cambiando tantissimo, sta iniziando a percorrere nuove strade tentando di diversificarsi, con autori che cercano di dare al genere una forma nuova.
L’anno scorso è stato con noi Roberto De Feo: il suo film, A Classic Horror Story, è un chiaro esempio di come il cinema horror stia mutando. Altra cosa che mi sono sempre prefissata è di dare anche uno spazio al cinema di genere italiano, perché sta crescendo notevolmente e sono tanti i registi che conducono a una trasformazione di forme e linguaggi.
Il festival si distingue per grandi scoperte di nuovi autori, ma anche riproposizioni di capolavori classici. Come funziona questo scambio nelle scelte e nelle reazioni del pubblico?
Il pubblico accetta sempre con estremo calore questa nostra doppia tendenza che consiste, appunto, nel proporre film restaurati, opere iconiche che hanno fatto la storia del cinema horror. Quest’anno abbiamo aperto il festival con Nosferatu, ma in passato abbiamo dato opere anche estremamente particolari e non sempre note come Rapsodia satanica di Nino Oxilia.
Allo stesso modo tendiamo a favorire anche nuove forme di horror nel cinema del presente. Proprio la sezione che curo, Contemporanea, offre uno sguardo sul cinema di genere del presente. Quest’anno abbiamo il nuovo film di David Cronenberg, uno dei registi che più adoro, ma anche Nope, che ha fatto tanto parlare di sé, e Claudio Cupellini con La terra dei figli. A lui abbiamo deciso di conferire la medaglia al valore proprio per il suo stile registico e il linguaggio innovativo che ha saputo dare al cinema di genere, ma non solo, avendo diretto Alaska e anche diversi episodi di Gomorra.
Quali ritieni siano gli eventi assolutamente imperdibili di questa edizione e i film che più terrorizzeranno il pubblico?
Il Nightmare va visto tutto, è un festival che propone uno sguardo estremamente particolare sul cinema horror, quindi io suggerisco di non perdere nulla. Il premio anello d’oro di quest’anno andrà a Lamberto Bava nella serata di chiusura, ma tanti ospiti saranno in sala con noi per parlare dei loro film, e soprattutto di cinema.
Quindi l’invito è a seguire tutte le giornate, a essere con noi perché sarà una grande festa, tanto più che celebriamo il ventennale, che per noi è un traguardo importantissimo.

Crimes of the Future