Un’antologia filmica di episodi cui fanno da cornice Franco Citti e Ninetto Davoli che, impegnati a defecare insieme, si rivelano poi due criminali da giustiziare.
Un’antologia sceneggiata dal regista stesso affiancato – come già avvenuto nell’esordio Ostia – dal maestro Pier Paolo Pasolini, allora impegnato nella sua chiacchieratissima Trilogia della vita.
Trilogia costituita da Il Decameron, I racconti di Canterbury e Il fiore delle mille e una notte, quest’ultimo realizzato un anno dopo Storie scellerate. Del resto, ambientato nella Roma papalina dell’Ottocento, il lungometraggio di Citti non avrebbe certo sfigurato in mezzo al trittico. Soprattutto se consideriamo che le tematiche trattate nei diversi segmenti richiamano molto quelle boccaccesche su cui venne costruito il primo mitico tassello. Segmenti che partono dalla vicenda di un parroco sporcaccione impegnato ad intrattenersi sessualmente con la sposina fedifraga del Duca di Ronciglione alias Silvano Gatti. Vicenda comprendente nel cast, a proposito di Pasolini, anche Ettore”Mamma Roma”Garofalo.

Prima che si prosegua con un campagnolo che abusa della consorte di un altro, preso ad accoppiarsi carnalmente con pecore (!!!). E che si passi ad un Giacomo Rizzo che incarica Oscar Fochetti di procurargli giovani donne a pagamento. Per approdare alla storia di una moglie cui, a quanto pare, non basta essere spartita con un ricco dal marito ridotto in povertà.
Tutti racconti che, a differenza del citato operato dell’autore di Accattone, non mirano affatto a trasudare, però, gioiosità.
Racconti che, dai discutibili comportamenti di chi indossa l’abito talare a quelli di madri pronte a (s)vendere figlie, inscenano un campionario umano privo di morale. Un campionario umano di cui, tra tradimenti, dolore, morte e mercificazione del corpo, altro non emergono che bestialità e ipocrisia. Complici in particolar modo gli inaspettatamente feroci risvolti che, con incluse impressionanti e sanguinose evirazioni, fanno di Storie scellerate un’opera in costume decisamente all’avanguardia.
Un’opera che, qui accompagnata nella sezione extra dal set di una sequenza inedita, tira in ballo addirittura il cannibalismo, arrivando a sfiorare connotati quasi horror.