Anche di persona, Xavier Dolan non smentisce la sua ormai proverbiale e caratteristica spinta a dar voce al flusso istintivo e sempre prorompente che si sprigiona da lui senza troppo controllo ogni qualvolta gliene viene data, o lui stesso si crea, l’occasione. Così, pur di potersi esprimere, di poter trasmettere quello che percepisce forte dentro di sè, un po’ come un bimbo che ha l’urgenza di comunicare quello che sente, il giovane regista canadese palesa lo stesso slancio e la stessa genuinità, in qualche modo anche ingenui, che riconosciamo nei suoi lavori, e lo fa pur cosciente dei suoi limiti e delle sue lacune, ma anche del valore della sua autenticità, senza porsi il minimo problema o imbarazzo, sicuro e diretto nella sua manifestazione di sè, dimostrando una grande energia e la voglia di donarsi quanto più possibile. Dolan non ha presentato un film alla Festa del Cinema di Roma, per lui era previsto un singolo incontro con il pubblico italiano nel pomeriggio della terza giornata, che è stato comunque piuttosto denso e durante il quale ha avuto modo di regalarsi e ricevere lo specchio accogliente ed entusiasta dei suoi estimatori.
L’ormai noto come enfant prodige del cinema contemporaneo è stato accolto con l’entusiasmo e il calore che ci si poteva aspettare da una sala strapiena che lo ha ascoltato religiosamente, interrompendo il silenzio solo per dispensare sonori applausi, dai quali Dolan veniva evidentemente riscaldato e gratificato. All’età di 28 anni e con all’attivo sei film, il cineasta canadese, che in gran parte dei casi scrive, interpreta, dirige, sceglie musica e costumi e partecipa al montaggio dei suoi film, si presenta in abito scuro, camicia bianca e cravatta, con un nuovo look biondo platino e una pettinatura che, nonostante il colore stravagante, gli conferisce un aspetto composto e forse più adulto del solito.
Durante l’incontro sono state proiettate sei clip, una per ognuno dei suoi film, successivamente da lui commentati insieme a chi lo ha intervistato, più altre due sequenze tratte da due lungometraggi da lui scelti, che ha particolarmente apprezzato. Dolan si è prodigato in lunghi e coloriti commenti nei quali ha avuto modo di parlare dell’inizio della sua carriera, di come abbia cominciato a dirigere all’età di 17 anni spinto dalla necessità e dal desiderio di sperimentarsi come attore, dato che nessuno lo aveva ancora scritturato, rispondendo, forse inaspettatamente, quando interrogato sulle sue preferenze tra la recitazione e la direzione, che in realtà ha sempre preferito recitare, e manifestando, anche più tardi e più volte durante l’intervista, una grande stima e ammirazione per gli attori in genere, per la loro capacità di cogliere e trasmettere stati d’animo e vissuti complessi, anche soltanto con sguardi e movenze. Non senza sorpresa, è parso avere una predilezione per il ruolo di attore rispetto a quello più complesso del regista.
Ancora, si è parlato dei suoi riferimenti e modelli, o meglio gli è stato chiesto quali fossero, e lui molto umilmente ha ammesso di aver molte lacune nella sua cultura cinematografica, di aver visto un numero limitato di pellicole, ma di aver fatto in un suo film un chiaro riferimento a Wong Kar Wai e al suo In the mood for love, canzonandosi lui stesso e dicendo che se il regista cinese avesse visto il suo di film avrebbe potuto denunciarlo e poi asserendo, un po’ più seriamente, che in realtà non considera un errore ispirarsi a dei modelli e utilizzare riferimenti espliciti ad altri autori, poichè anche quello è un mezzo per trovare se stessi, per attingere a delle idee fino a colorarle della propria essenza e farle proprie. Che è normalissimo farlo sino a quando un artista non ha trovato la sua dimensione e ha acquisito una confidenza con se stesso tale da attingere alla personale materia prima. Ma che quella materia prima ricostruisce anche a partire dall’incontro con altre idee. E ciò è verissimo, come è vero che il nostro senso di noi si forma a partire dall’incontro con l’altro che ci fa da specchio, anche l’anima di un artista, allo stesso modo, si costruisce anche dall’evocazione del proprio essere da parte di stimoli provenienti dall’esterno che lo attivano. Così, questo ragazzo dall’energia decisamente fuori dal comune, ha mostrato di voler bene a quello che fa, ai propri personaggi, al dolore e alla sua rappresentazione in generale, alle parole, tante, che non vedeva l’ora di dispensare, non certo per autocelebrarsi ma evidentemente per confrontarsi e per la necessità di incontrare le persone a partire da ciò che è importante per lui.
Parlando dei suoi personaggi è stato chiaro che essi saranno sempre dei sognatori e dei combattenti, mai dei perdenti, che per lui è fondamentale non tanto che vincano, ma che non si arrendano, “e magari non sempre raggiungeranno la felicità, perché non sempre la vita ce lo consente, ma è colpa della vita, non sarà mai colpa loro perché non si arrendono mai”. Ha alternato risposte coerenti e dirette all’autoironia, prendendosi in giro sul suo non riconoscersi in un cinefilo intellettuale e divertirsi a stupire chi gli chiede dei suoi film preferiti scegliendo candidamente il film Titanic che adora e venera da sempre, e ancora sull’aver desiderato come prima cosa di scrivere una lettera a Leonardo DiCaprio.
Per le due sequenze finali Xavier Dolan ha scelto un film di Luca Guadagnino , Call me by your name, che ha commentato con grande passione e trasporto descrivendo per filo e per segno la scena che è stata proiettata in ogni particolare che lo ha colpito, e Mysterious Skin di George Araki, per il quale c’è stato un piccolo disguido tecnico che lo ha lasciato un po’ contrariato. La sequenza del film proiettata non è stata quella scelta da lui, ma al di là di questo era una scena fortemente “spinta” con la quale, ha esplicitamente espresso, non avrebbe mai voluto presentarsi al pubblico. A parte questo piccolo incidente e il fatto che non c’è stato il tempo di terminare l’incontro come era previsto, dato l’imminente inizio della proiezione del film successivo in sala, Xavier Dolan si è poi espresso su Instagram, dimostrandosi felice di come sia andata questa sua esperienza in Italia, ringraziando calorosamente i suoi fans per l’affetto e l’accoglienza ricevuti.