Sinossi
Madrid, agosto 2007. Curro è l’unico di una banda di quattro criminali che viene arrestato e finisce in carcere per una rapina in gioielleria. Otto anni più tardi, la sua fidanzata Ana e il loro figlio sono in attesa che lui esca di prigione per iniziare insieme una nuova vita. Ma qualcun altro sta aspettando Curro e le cose prenderanno una piega inaspettata.
Recensione
Presentato nella sezione Orizzonti della Mostra di Venezia 2016 – dove ha ricevuto una standing ovation di 8 minuti – e selezionato nella sezione Discovery al Film Festival Internazionale di Toronto 2016, La vendetta di un uomo tranquillo (più adeguato alla storia il titolo originale Tarde para la ira), esordio alla regia dell’attore/sceneggiatore/regista Raúl Arévalo (noto per la sua interpretazione in La isla mínima), arriva nelle sale italiane con un’ottima critica ed il fiore all’occhiello di quattro premi Goya appena vinti: thriller solido con una sceneggiatura di ferro, attori magnifici che ben incarnano i sofferti protagonisti del film ed i loro vissuti, una regia che coinvolge lo spettatore inchiodandolo alla poltrona e trascinandolo senza mezzi termini – volente o nolente – nel bel mezzo dell’azione, del sudore e del sangue dei personaggi, nel susseguirsi incalzante degli eventi, in un coinvolgimento viscerale che non lascia scampo. Fin dalla prima scena, l’inseguimento dei rapinatori da parte della polizia che finisce in un vero incidente, ripreso dall’interno della macchina del fuggitivo, l’impatto è così forte che connette subito chi guarda il film a chi lo realizza, chiamandolo quasi a partecipare, giudicare, vivere le stesse emozioni ed angosce dei protagonisti in scena.
“Ho sempre desiderato dirigere un film – afferma Raúl Arévalo – anche se fino ad oggi ho avuto una carriera da attore, ogni film a cui ho preso parte è stato per me una lezione di regia e con Tarde para la ira esaudisco finalmente il mio sogno. L’odio, l’amarezza, la rabbia manifesta e quella repressa, sono temi che mi hanno da sempre interessato e che ho voluto rappresentare con la maggior dose di realismo possibile in un thriller. Credo che il cinema debba avere un’identità e per tale ragione ho ambientato la vicenda in luoghi a me estremamente familiari, in cui sono cresciuto e ho vissuto da bambino: quartieri di periferia, piccoli centri nella Castiglia, bar con pavimenti ricoperti di segatura, alberghi di passaggio.”
Così Raúl Arévalo si è conquistato quattro meritatissimi Goya con il suo primo lungometraggio, fra cui miglior regia, miglior sceneggiatura e miglior opera prima. Il film, oltre allo stile narrativo e fotografico altamente realistico e drammatico, evidenzia aspetti ‘tradizionali’ della cultura popolare spagnola – tra città, campagna e bassifondi – nella mescolanza atavica di passione/morte/vendetta/desiderio. La trama è semplice ed efficace: Curro, un piccolo malvivente di periferia, si becca otto anni di galera per aver fatto il palo in una rapina andata male; lo aspetta Ana, la sua fidanzata, che ha avuto un bambino da lui. Ma i fantasmi del passato torneranno a galla quando José, un uomo misterioso e di poche parole che ha frequentato il bar di Ana negli ultimi anni, rivela la sua vera identità e pretende qualcosa per lasciarli in pace: vendicarsi. Il resto è tutto da vedere, intuire, scoprire. Il regista ha impiegato 8 anni per riuscire a realizzare il suo progetto, che è divenuto realtà grazie alla produttrice Beatriz Bodegas (La Canica Films), insieme con Agosto a Película AIE, e con la partecipazione di TVE e Movistar +, in associazione con Film Factory e Palomar, e in collaborazione con ICAA e AUDIOVISUAL SGR. Nel cast attori di cui non si dimenticano facilmente i volti e le espressioni: Antonio de la Torre, Luis Callejo, Alicia Rubio, Manolo Solo, Ruth Díaz.
Elisabetta Colla