I rifiuti fisiologici, e la loro impellenza, come forma simbolica di risentimenti e di emarginazioni culturali
Fulcro simbolico centrale dei più classici “cinepanettoni” dei Neri Parenti, Boldi e De Sica ci sembra l’idea di “rifiuto” e, congiuntamente, quella, parzialmente collimante, di “impellenza”: una costellazione semantica, più o meno latente, di rifiuti e impellenze fisiologici, escrementizi e sessuali, e insieme di ghetti e urgenze socio-identitari, nella cornice della dimensione schiettamente “popolaresca”, culturalmente e socialmente periferica, dei destinatari dei testi*.
Fulcro pragmatico e semiotico della produzione filmica in questione è la ribalta di questi stessi rifiuti e impellenze simbolici: la loro pronta esposizione sulla scena mediatica (cinematografica), quale canale simbolico di assertività di una presenza sensibilmente e dolorosamente rimossa sulla scena sociale; quella dei margini del tessuto nazionale che hanno pullulato ostinatamente per più di un decennio nelle sale di proiezione, a Natale, per assistere alla programmazione annuale del marchio di fabbrica Neri Parenti & Co.
Di qui, l’emarginazione quale mood emotivo e sfondo comunitario latenti, enucleabili nei lungometraggi suddetti: un’emarginazione culturale che ha preso piede in un Paese come il nostro, storicamente ricco di culture espressive popolari, e da tempo abbandonato alle proprie solitudini e marginalità dalla modernità e dalle chiusure antropologiche di tanta sensibilità intellettuale e produzione estetica contemporanee.
Last but not least, quale nota formale tipica delle opere in questione, si è rilevato storicamente nella critica un tendenziale collasso delle più autentiche risorse del “linguaggio” (inteso in un’accezione prettamente filmica e non), delle sue trame e ricchezze simboliche, del suo immaginario poetico; una cifra che trova a nostro avviso la sua origine e la sua dimensione politico-ideologica, rispettivamente, nel summenzionato paradigma semiotico dell’impellenza della scena dei rifiuti fisiologici e simbolici dei margini da veicolare, e nel livore nei confronti della cultura ben più “ricca” e “multiforme” dei lontani e più dinamici centri della vita socio-nazionale.
I cinepanettoni sembrano dunque, al fondo, film tutt’altro che gai, gravidi piuttosto di risentimento latente e di sentimento inconscio di marginalità.
L’edonismo e la ricchezza economica degli universi e soggetti diegetici ci paiono, in questo senso, componenti semantiche compensative, per certi versi assimilabili a certa astrattezza delle location e degli apparati scenografici del profilmico.
Francesco Di Benedetto
* Per una messa a fuoco parzialmente affine del paradigma simbolico, carnale e sociale, del “rifiuto” all’interno del contesto della comicità cinematografica italiana degli anni ’70 e ’80, cfr. Maurizio Grande, La commedia all’italiana (a cura di Orio Caldiron), Bulzoni, Roma 2003, pp. 87-88.