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Eventi

Messico, magia e fuoco. Sergio Hernández al Palaexpò di Roma

L’esposizione, dal titolo: Sergio Hernández. “A Ferro & Fuoco”, sarà visibile dal 9 giugno al 12 luglio 2016 e ha la caratteristica di mettere in evidenza le varie anime dell’artista. Il percorso non presenta una tipologia univoca, ma divisa in sezioni caratterizzate anche da diverse tecniche e materiali. Il Palazzo delle Esposizioni, nella sua nuova programmazione di eventi speciali, ha scelto di rendere omaggio a uno degli artisti contemporanei messicani più apprezzati

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In questi giorni il Messico sta vivendo un nuovo rapporto con l’Italia. Il direttore del Palaexpò di Via Nazionale a Roma, Mario De Simoni, ci spiega questa nuova relazione e sottolinea che a breve potremo raggiungere la patria di Pancho Villa più comodamente con un volo diretto tra Roma e Città del Messico, inoltre il Papa è tornato da poco dal suo viaggio apostolico, mentre il Presidente della Repubblica Mattarella visiterà prossimamente, probabilmente a Luglio, questo straordinario paese. Il Palazzo delle Esposizioni, nella sua nuova programmazione di eventi speciali, ha quindi scelto di rendere omaggio a uno degli artisti contemporanei messicani, più famosi e apprezzati di quel paese con una mostra dedicata a un autore molto noto in tutto il mondo.

L’esposizione, dal titolo: Sergio Hernández. “A Ferro & Fuoco”, sarà visibile dal 9 giugno al 12 luglio 2016 e ha la caratteristica di mettere in evidenza le varie anime dell’artista. Il percorso non presenta una tipologia univoca, ma divisa in sezioni caratterizzate anche da diverse tecniche e materiali.  Partendo dall’ultima sezione citiamo le varie proposte dell’artista che s’incentrano, come dice il titolo, sul fuoco e sul ferro (plomos), in un mondo espressivo che si basa sulla potenza icastica e rappresentativa.

 Interessanti le maquette che raccontano la storia del Messico. Immagini che ci appaiono come una messa in scena di un teatrino nel quale le figurine metalliche, come i soldatini di piombo di un collezionista, vivono di una vita autonoma la vicenda, di volta in volta, raccontata.

Una seconda parte è quella legata alla natura, dove oggetti e rocce realizzati  su tela o con concrezioni metalliche ossidate dalle varie morsure, rivelano una grande capacità di dominare la composizione e la materia. I risultati sono di grande raffinatezza ed eleganza. Da notare le reiterate visioni di alberi e di particolari vegetali soprattutto relativi all’albero della palma, che diviene quasi un simbolo della trascendenza e della parte più poetica dell’animus profondo di un popolo.

Ma la parte che Hernández ama di più, e che più rappresenta questo artista, è quella legata a corrusche visioni apocalittiche di matrice medievale dichiarata, vedi le opere del germanico Grunewald, ma a nostro avviso più simili invece alle creazioni di Coppo di Marcovaldo nelle immagini dell’Inferno del Battistero di Firenze.

In questo caso Hernández ci presenta una fantasmagoria di diavoli, umani ed esseri magici che intorno alla figura di Cristo in croce costruiscono una sorta di sabba infernale. Le grandi tele “ardenti” di Hernández, praticamente monocrome, sono dominate dal colore rosso vivo che vibra come un’onda sonora sommergendo le molteplici figure. Il supporto è percorso da incisioni lineari ripetute e articolate che rimandano all’immaginario collettivo legato alla magia di quel paese che fu patria degli Aztechi.

Hernández

Hernández ci svela la sua tecnica che permette d’impastare sulla tela dei silicati mescolati con la pittura a olio, poi trattata col nerofumo, riuscendo così a rendere morbido il supporto, tanto da consentire all’artista di creare facilmente le sue incisioni e lavorare per alcuni giorni di seguito.

Quello che vediamo, graffiato con un segno ruvido sulla tela, sono, infatti, decine e decine di figurine fantastiche e demonietti che catturano la nostra attenzione sia quando sono giocosi che quando sono tragicamente evocativi. Come in un’opera dominata dall’horror vacui tipicamente barbarico e medievale le figure, addossate e concatenate l’una all’altra, non lasciano praticamente spazi vuoti.

I due linguaggi – del ferro e del fuoco – appartengono ambedue alla volontà di creare una sinergia che lega il concetto rappresentato alla materia magmatica, in un percorso alchemico, che Hernández, da vero artista, ma anche da stregone, domina in maniera sia fisica che spirituale.

– E la “maghia” che mi guida! -, ci dice l’artista, che rivela di aver scritto molti testi sull’argomento. Sergio è nato nel 1957 nel Messico meridionale in una comunità che la magia la frequenta da sempre; è, infatti, discendente da quella famosa famiglia Mixteca, che ha dato i natali a famosi maghi e stregoni da cui il codice “Hernandino mixteco”. Pur avendo disegnato una moltitudine d’immagini fin da bambino, ci rivela che ha iniziato la professione solo a trent’anni: una passione che non si è mai interrotta.

La mostra promossa da Roma Capitale e Palaexpò, oltre ai vari Enti Messicani: ministeri e ambasciata, è patrocinata dalla Pirelli e curata con competenza e professionalità da Giorgio Antei, che sottolinea il valore dell’artista, noto e apprezzato tra i collezionisti privati dei più importanti del Messico.

La mostra proseguirà a Fontanellato (Parma) presso il Labirinto della Masone, ospite dell’editore Franco Maria Ricci.

Alessandra Cesselon