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Lo spettacolo si apre con un grido: ho paura!
Le incertezze creano timori come l’incomprensione e la solitudine.
gU.F.O e’ un susseguirsi di contorsioni esistenziali tra lo schizzofrenico e lo scanzonato.
In scena ci sono gufi, alieni e personaggi del calibro di Marx, Freud e persino Gesu’…ma sembrano tutti un po’ smarriti.
Si galleggia in un kaos dissacrante dove emozioni nere scorrono in un fiume tragicomico in un costante doppiosenso.
Intervista a Luca Ruocco e Ivan Talarico le due meta’ di Doppiosenso Unico
Come nasce questo progetto?
[Luca]: Lo spettacolo gU.F.O. nasce in maniera abbastanza organica rispetto al nostro precedente lavoro, La variante E.K.. Dopo un periodo creativamente poco fruttifero, di tensione e ricettività, abbiamo iniziato, quasi incoscientemente, ad elaborare, risistemare, scrivere e provare il materiale di quella che ora è diventata una trilogia di spettacoli uniti da tematiche collegate e da una messa in scena interconnessa.
gU.F.O. è il secondo momento della trilogia, in cui indaghiamo il tema dell’“alienazione”, dopo esser passati attraverso il “suicidio” e prima di lanciarci nella “malattia”. Questo spettacolo in particolare nasce da diversi punti d’ispirazione, tra cui i personaggi di due Gufi dissociati che erano apparsi come comparse in un nostro spettacolo del 2008, e che ora hanno avuto il loro giusto spazio; e alcuni studi sugli alieni, le abduction e la cultura di controinformazione in genere, che ha attirato le nostre antenne!
Quale è la dimensione emotiva dello spettacolo?
[Ivan]: Difficile da dire. Il grosso delle emozioni lo concentriamo nel momento dell’ispirazione, che poi è la nostra vita stessa. Già quando scriviamo il copione entrano in campo dei meccanismi compositivi che ci guidano molto razionalmente. Poi impariamo il testo a memoria ripetendolo in velocità, come fosse una litania e questo ci aiuta a recitarlo senza cascarci dentro, senza pensare a quel che diciamo, senza dare troppo peso alle emozioni diverse dallo stare in scena. Poi la presenza del pubblico diventa l’incognita di carne, la variabile sanguigna che permette degli squarci nel divertimento e nelle vive emozioni umane, più che teatrali.
Perché la scelta di interagire con il pubblico?
[Luca]: E’ una cosa a cui siamo arrivati col il tempo e la pratica. Abbiamo sempre cercato un contatto diretto con gli spettatori, inizialmente spingendoci oltre il proscenio, per interpretare alcune scene in mezzo alla gente. L’interazione vera e propria ha avuto inizio ne Le clamorose avventure di Mario Pappice e Pepé Papocchio, in cui io e Ivan eravamo intenti a scuotere, disturbare, punzecchiare la gente per tutta la durata dello spettacolo: infilavamo loro del cibo in bocca, al buio… Avevamo una piscina gonfiabile riempita di acqua colorata di rosso che andava a finire quasi tutta sulla gente seduta nelle prime file! Un’interazione di certo violenta e di opposizione, ma la prima che ci ha fatto pensare ad uno spettacolo come una cosa davvero “viva” !
Di lì abbiamo lavorato per scoprire altri modi per mantenere questa senso di vivacità, che ci viene anche dal poter interagire con persone che non conoscono lo spettacolo, e che non fanno questo mestiere, ma che, proprio per questo, possono cambiare ritmi e riuscite di gag e scene. In La variante E.K., per esempio, una persona presa tra gli spettatori si ritrovava ad essere il terzo protagonista per tutta la durata dello spettacolo!
A livello artistico ed estetico chi/cosa vi ha ispirato?
[Luca]: Costruiamo le scene in maniera piuttosto simile a delle strip a fumetti… Mondo a cui potrebbero rimandare anche i toni sopra le righe del racconto e i personaggi! Ma ci sono collegamenti anche con il cinema [per il tipo di montaggio che ricerchiamo], e con un teatro d’avanguardia che va dal Dada all’Assurdo!
Dove volgerete lo sguardo dopo gU.F.O.?
[Ivan]: Nel teatro guardiamo già ad Operamolla, lo spettacolo successivo che è già in gestazione e vedrà la luce il prossimo anno, avviluppato sull’argomento spinoso della malattia. E poi stiamo cercando di pulire le nostre idee, lucidarle, crearne di nuove che possano prender forma anche oltre i confini del palcoscenico. Facciamo teatro per vizio, per malattia appunto, ma ci sono nuovi orizzonti da esplorare, tra i cimiteri di ermellini a sud di Toronto e le foreste di marmo intorno a Zanzibar.
Dal 20 al 23 marzo 2014 tutti i giorni alle 21.15 (domenica alle 17.45) Teatro dell’Orologio Sala Gassman, via dei Filippini 17/a
Web: sito www.doppiosensouni.com, facebook DoppioSenso Unico
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Antonella Bini