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Pordenone Docs Fest

‘Un pays en flammes’: cinema come pittura audiovisiva

La quota sperimentale del Pordendone Docs Fest regala un racconto di fuoco e scintille immerso nella foresta francese.

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Arriva dalla selezione ufficiale di Acid Cannes, la sezione più sperimentale del prestigioso festival francese, Un pays en flammes. Una riflessione audiovisiva che danza intorno al fuoco come concetto elementare, aperto allo sguardo interiore come alla modulazione cinematografica.

Diretto dall’artista visiva Mona Covert, in anteprima nazionale al Pordenone Docs Fest.

Boschi pirotecnici e fuochi fatui

All’interno della selezione del Pordenone Docs Fest si incontra, a un certo punto della programmazione, un’opera spiazzante, un oggetto filmico di sperimentazione sull’immagine, di messa in discussione delle norme del racconto. Accanto ad una programmazione volta a mettere in contatto le questioni urgenti del nostro presente e le contingenze con i nostro passato, si incontra un documentario la cui punta di diamante è nell’abilità di una reinterpretazione audiovisiva sorprendente, spesso enigmatica, sempre amaliante e mai scontata.

L’anno scorso era stato il ruolo della luce e dell’elettricità, come elemento pervasivo della vita umana, in In the shadow of light.

Quest’anno la visione elementare è stata data al fuoco e il lavoro pirotecnico con il fuoco che unisce la famiglia Auzier: Patrick, Margot e Jean, che si occupano ogni anno dello spettacolo di fuochi d’artificio  in un festival di musica nella foresta delle Landes, dove la regista è cresciuta.

Ma in Un pays en flammes la festa è lontana e il fuoco, materiale e narrativo, è  protagonista in questa congrega notturna legata all’elemento, in un rapporto tanto tecnico quanto mistico.

Il fuoco come conduttore tra il giorno bucolico, dove uomo, natura e mondo animale sono interconnessi tra loro, e la notte misteriosa in cui esso si sprigionata nella sua natura pericolosa e ammaliante, per lo sguardo e per la mente.

Come sottolinea Covert:

“Nei documentari per me è sempre interessante lavorare con gli elementi perché sono concetti aperti. Il fuoco parla di violenza, famiglia, imprevedibilità e forza”.

Queste fiamme che legano i protagonisti del film, ognuno con una sua fascinazione verso la ritualità del fuoco d’artificio, un misto di arte e artigianato che si sviluppa in bilico tra la terra e le acque torbide della foresta. Attività che diventano rito imprevedibile e ripetitivo nell’intorno di un ecosistema vegetale e animale che è spettatore privilegiato di una nuova scoperta del fuoco da parte degli animali più assurdi che il nostro pianeta abbia mai accolto.

Il cinema come pittura audiovisiva

Un pays en flammes è un esempio di cinema documentario che insegna come ogni storia riceva una pittura completamente distinta in base a come essa sia dipinta. Un racconto  asciutto, come seguire una famiglia che lavoro con i fuochi d’artificio, che diventa racconto impressionista di notte e giorno, luce limpida e ombre scurissime. Un impressionismo che è però stampato nella ripresa digitale, che sfrutta la fascinazione che la camera ha da sempre con il fuoco e la scintilla, con la luce, l’acqua e l’onirico.

Un dipinto digitale in video e musica – supporto imprescindibile nell’evoluzione del mistero. Un tappeto musicale intrigante, creato in collaborazione con il festival delle Landes: un’improvvisazione per orchestra in una lingua inesistente. Una lingua senza parole, ricalca Covert,  come il fuoco d’artificio.

Si unisce così musica e immagine ad un’estetica dell’incompressibile, un operazione filmica che immerge e avvolge, aprendo immaginari senza dare né domande né risposte, ma solo flusso.

Segui il Pordenone Docs Fest su Taxi Drivers!

  • Anno: 2024
  • Durata: 70'
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: Mona Convert