I film degli anni ‘90 del maestro hongkonghese Wong Kar Wai sono avvolti da un velo di amore, malinconia e struggimento, mentre il desiderio si diffonde nell’aria in volute come fumo di sigaretta. Questi racconti di inquietudine urbana illuminati dai neon della città riflettono le ansie sociali del periodo, e al contempo sembrano esistere in un universo tutto loro. Anche la fotografia sfocata di Christopher Doyle, che sfrutta la tecnica dello step-printing per creare un effetto a scatti, contribuisce ulteriormente a creare l’impressione di una dilatazione temporale. In questo mondo fatto di vicoli sbilenchi, bische clandestine e bar notturni, anime inquiete vanno in cerca di una connessione in un paesaggio cittadino in rapida evoluzione. Contro le mutevoli correnti della storia, i film di Wong non solo immortalano l’aspetto cinematografico di Hong Kong, ma anche i loro interpreti, come Tony Leung Chiu-wai, Leslie Cheung, Faye Wong e Maggie Cheung.
In Chungking Express (1994) e Angeli caduti (1995), amore e crimine collidono attraverso l’incontro di poliziotti innamorati, gangster flemmatici ed eccentriche commesse. Sono due film che gettano una colata onirica sopra la loro schiera di personaggi insoliti, i cui capricci rispecchiano l’inquietudine collettiva di una generazione sull’orlo del cambiamento. La spaccatura creata dal trasferimento di sovranità di Hong Kong nel 1997 si esprime attraverso una prospettiva queer in Happy Together (1997), che scorrazza per le vie di Buenos Aires. Come in molte delle pellicole del regista, gli amanti si trovano solo per poi separarsi e le loro turbolente emozioni sono espresse attraverso immagini frastagliate ed estremamente rivelatorie. Concepito in coda agli anni ‘90, il celebratissimo In the Mood for Love (2000) rappresenta una svolta affascinante per Wong, che con questa storia getta uno sguardo nostalgico al passato di Hong Kong. Ambientato negli anni ’60, questo capolavoro di tensione romantica segue un uomo e una donna dal cuore spezzato che si ritrovano paradossalmente legati per via della relazione dei rispettivi coniugi. I classici imperituri di questa rassegna, che tracciano i contorni tortuosi del desiderio, riescono a mettere d’accordo persino angeli e peccatori.
Wong Kar Wai
Wong Kar Wai ha costruito la sua carriera su una poetica visiva e narrativa unica, ma ci sono alcuni aspetti meno esplorati della sua arte che potrebbero essere interessanti da considerare.
Nei suoi film i personaggi spesso si confrontano con il dolore della non-comunicazione, un’incapacità emotiva o psicologica di esprimersi pienamente. In In the Mood for Love,ad esempio, i protagonisti reprimono i propri desideri. La loro relazione non si concretizza mai completamente, ma è vissuta attraverso sfumature di sguardi, silenzi, e gesti che rimangono incompleti. Il fatto che Wong non mostri mai un “ritorno” del desiderio nei suoi film, non dà una risposta definitiva ai suoi interrogativi, ci lascia sempre nel limbo dell’incertezza. È come se l’incomunicabilità stessa fosse una forma di amore, una forma di legame che non ha bisogno di manifestarsi in modo evidente.