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In Sala

‘Cure’ di Kurosawa. La recensione e l’intervista a Stefano Gariglio

Torna in sala il capolavoro ipnotico del maestro del j-horror, fra il tramonto di un secolo e gli albori del (post)moderno. A seguire, l'intervista a Stefano Gariglio, uno dei fondatori della casa di distribuzione che ha portato Cure in sala

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In sala dal 3 aprile il capolavoro ipnotico di Kiyoshi Kurosawa, Cure (1997), il racconto cupissimo di una buia Tokyo, macchiata dalla catena di morti identiche nel respiro delle loro immagini di ghiaccio.

D’altronde, Cure è l’opera di “un vero maestro della luce, dell’inquadratura e del ritmo”. Sentenziava Scorsese – a proposito di maestri – sul genio Kurosawa che quasi trent’anni fa brevettava il J-horror con un film della psiche, dove il detective Takabe insegue le verità e si batte con le ombre – le sue e quelle del crimine – davanti agli orridi cadaveri marchiati tutti da una sanguinolenta X al centro del petto.

È da subito un cinema simbolico, con le sue immagini che seminano indizi sul fuoricampo-specchio-del-subconscio dove ammuffiscono le più inconfessabili verità. “Il re era una persona splendida, il suo unico difetto era la barba, che era blu” legge ad alta voce Fumie, la moglie dell’ispettore, nel prologo che cita la fiaba di Barbablù; caposaldo di una civiltà, preso in prestito dalla psicoanalisi, sullo sposo-bestia che rinchiude nel suo castello tutta l’aggressività e il vero sè della giovane moglie.

Barbablù, nel secolare Cure, è tutte le anime corrotte del Giappone post-bolla, con il crollo degli immobili, le banche in ginocchio e gli smaniosi investitori a leccarsi le ferite per le loro speculazioni. È il disegno fosco e psicotico di una civiltà senza più chimere per il domani a cui aggrapparsi, e allora spera in un demiurgo che guardi dritto nel sub-conscio: quello che sta sotto, nella psiche e nella società, mai così intrecciate come nel capolavoro di Kurosawa.

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Qui ha le fattezze incavate del giovane e dannato Mamiya, vuoto e alieno nel suo lungo cappotto marrone che somiglia a quello dell’avversario-specchio Takabe. Eppure, più di tutti, Mamiya esprime il ritorno del rimosso nella civiltà giapponese, quando alla fine dell’Ottocento il governo Meiji bandiva l’ipnosi – o invocazione dell’anima, così era considerata – tra le pratiche dell’occulto passate per la censura.

Allora il morbo di Mamiya è quello di una società tutta, in bilico fra il tramonto di un secolo e agli albori del (post)moderno. C’è bisogno di una guida, un medium, tra l’armonia del conscio e quello che è nascosto sotto – in Charisma (1999) due anni dopo sarà l’albero, in Pulse (2001) i fantasmi di internet – sembra dire Kurosawa, maestro di questo cinema della mente che pare un incubo collettivo, dove alla fine, l’unica cosa che conta, è uccidere Barbablù.

Cure : Intervista a Stefano Gariglio, fondatore della casa di distribuzione Double Line

In occasione dell’arrivo in sala di Cure abbiamo avuto la possibilità di intervistare Stefano Gariglio, fondatore assieme ad Antonio Scuzzarella, di Double Line, la casa di distribuzione del film, da anni attenta al cinema d’autore che nasce e passa per i festival. Ne è uscita fuori un’interessante conversazione sulla predilezione verso i grandi autori contemporanei asiatici, il presente dei film e il loro mercato oggi, dove l’offerta è sempre più alta e i numeri delle sale sempre più esigui.

Iniziando da Cure, come mai avete deciso di portare in sala proprio questo capolavoro di Kurosawa, che ha avuto una grandissima circolazione festivaliera ma in Italia non era ancora arrivato?

Per rispondere devo tornare un po’ indietro nel tempo, al 2000, quando frequentavo il DAMS di Torino e presi parte al seminario del professor Dario Tomasi sul nuovo cinema giapponese. Ci mostrò una quindicina di titoli di nuovi autori nipponici – tra cui Kurosawa, Takeshi Kitano e Shin’ya Tsukamoto – e per me e altri studenti fu una folgorazione.

Dopo il seminario ci appassionammo al cinema giapponese, creammo un’associazione culturale chiamata Neo(n)eiga (“eiga” significa cinema): iniziammo a scrivere articoli e a organizzare proiezioni a tema su Torino. Nel 2007 Giacomo Calorio, che faceva parte di Neo(n)eiga, scrisse la prima monografia al mondo su Kiyoshi Kurosawa, edita da Castoro Cinema Mondi che cadono – Il cinema di Kiyoshi Kurosawa.

Capimmo subito che sarebbe stato uno dei grandi autori della contemporaneità. Poi, quando diversi anni dopo ho intrapreso l’attività di distribuzione, mi è capitato spesso di ripensare a Cure fino a circa sei mesi fa, quando ho realizzato che il film era uscito in Francia, in Inghilterra, in America, in Spagna ma mai nelle sale italiane. Kurosawa è un autore molto prolifico – nel 2024 ha realizzato 3 film – ma mi è sembrato che, pur a distanza di molti anni, Cure è tuttora considerato il suo capolavoro. Poi, quando di recente ho scoperto che era stato appena restaurato, se non ora, quando?

Ci avevate visto lungo, già al tempo, intravedendo il talento di questo autore. Però, come hai detto tu, c’è anche immagino, un interesse verso la cinematografia asiatica in generale. Avete portato in Italia titoli come Il terzo omicidio (2017) di Kore-eda, Days (2020) di Tsai Ming-liang, che non è giapponese, ma è tra gli autori più rilevanti del cinema asiatico, e anche l’animazione con Masaaki Yuasa. Questa predilezione verso gli autori orientali è un elemento condiviso tra voi?

Mi sento di rispondere con un sì netto. Personalmente, la mia passione per il cinema asiatico nasce già dai tempi del liceo, dall’ultimo anno delle superiori.

E poi è stata rafforzata dal seminario del professor Tomasi, che fu fondamentale per me e per altri studenti di cinema. Poi però bisogna fare i conti con le dinamiche del mercato. Per i distributori più piccoli come siamo noi è difficile portare in sala liberamente film come questi perché, quando un’opera è appena uscita, o addirittura deve essere ultimata, il prezzo di vendita è maggiore, solitamente è molto alto. Ci sono anche casi in cui il film invece rimane invenduto per diversi mesi e il prezzo va a calare man mano che passa il tempo.

È questo il caso anche de Il Terzo Omicidio?

Esattamente, questo ci ha permesso di prendere film di autori importanti come Kore-eda, che tu hai citato, oppure Masaaki Yuasa. Tutti casi di lavori che abbiamo distribuito a una certa distanza dai festival in cui sono stati presentati inizialmente. Ma è una distanza che non ci ha fatto dispiacere, anzi ci ha permesso proprio di accedere a questi film a cui noi eravamo molto interessati. Quindi per i piccoli distributori c’è spesso l’esigenza di scovare quei film meritevoli, che per un motivo o per l’altro sono rimasti invenduti dalla loro proiezione nei festival.

A proposito di questo discorso, quanto è importante oggi per una casa di distribuzione frequentare e stare in contatto con il mondo festivaliero dove vengono presentati annualmente tantissimi film?

È una bella domanda. Il festival è la prima cassa di risonanza per il film. È lì che la distribuzione sonda la futuribilità dell’opera: in Europa, i due eventi più importanti in tal senso sono il Festival di Cannes e la Berlinale.

Poi quello che posso dire – e sì lo dico con un po’ di dispiacere – è che nei festival ci sono veramente tanti i film presentati, molti di questi meritevoli, che però restano invenduti. Questa è una constatazione che ho fatto anch’io già da diverso tempo, perché purtroppo rispetto al passato sono meno gli spazi nelle sale, ci sono meno cinema. Parlo dell’Italia ovviamente, non conosco le situazioni di tutti i paesi stranieri, ma comunque il quantitativo è notevolmente inferiore rispetto a quelli americani ed europei. Quantomeno, però, ho notato che si è fatto qualche passo avanti rispetto agli anni 90 e ai primi anni 2000 in Italia.

Per esempio?

Per esempio, in questa primavera escono appunto al cinema il nostro film di Kiyoshi Kurosawa, e il suo ultimo lavoro presentato a Venezia 81 Cloud (2024), distribuito da Minerva. È un grande traguardo se si pensa che fino a quindici anni fa il cinema asiatico in Italia era spesso relegato alla televisione. L’anime giapponese, ad esempio, era concepito e apprezzato in Italia, ma solo esclusivamente in televisione. Poi con l’esplosione di Hayao Miyazaki nei primi anni 2000 ci sono stati appunto dei tentativi per portare non solo il film dello Studio Ghibli, ma anche di altri autori come Mamoru Oshii o Katsuhiro Ōtomo, portarli appunto al cinema e vedo che negli ultimi anni in particolare ci sono alcuni titoli di anime che riscuotano un buon successo con la formula evento dei tre giorni.

Penso per esempio a Perfect Bloom (1997) l’anime di Satoshi Kon che è stato proposto, era uscito in videocassette in Italia quando era stato anche doppiato, è stato proposto in 4K al cinema e ha riscosso un successo inaspettato che stupì gli stessi distributori. Quindi diciamo che qualche passo avanti sia per il cinema che per l’animazione asiatici si sta facendo in questi anni.

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Mi sembra da spettatore, da amante del cinema, che frequenta il cinema che ci sono veramente tantissime, troppe uscite a cui spesso non si riesce a stare al passo. Tu cosa ne pensi di questa tendenza?

Mi fa piacere che tu dica questa cosa perché è ciò che noto spesso anche io. Dal mio punto di vista in questi cinque anni circa in cui abbiamo fatto distribuzione ho potuto constatare che il periodo, la finestra, chiamiamola così, la finestra cinema buona per un piccolo-medio distributore va da settembre a maggio, inclusi questi due mesi.

Purtroppo, solo in estate si trovano spazi in più rispetto agli altri mesi, ma viene a calare inesorabilmente il pubblico. Questo però è un fenomeno tipicamente italiano; in America escono grandi film anche e soprattutto nel periodo estivo.

E poi ci sono i film premiati ai festival, tra i pochi esempi di opere autoriali che trovano spazio nei multisala; basti pensare ad Anora di Sean Baker oppure Parthenope di Sorrentino, che non ha ancora vinto premi ma è l’ultimo film di un autore conosciutissimo anche dal grande pubblico

Si, esatto, i film sono sempre di più e le sale sempre meno. Ma tornando a Cure, come si strutturerà il suo arrivo in sala?

Cure è stata un’occasione che abbiamo colto al volo. Si tratta di un cult di un autore a noi molto caro come Kiyoshi Kurosawa, e quando abbiamo saputo che era in corso il lavoro di restauro da parte della Cineteca di Bologna, abbiamo pensato che fosse doveroso distribuirlo in sala per la prima volta.

Poi, siamo stati contenti di aver rinnovato la collaborazione con il cinema The Space che già nel 2023 ci aveva permesso di portare in sala Inu-Oh di Masaaki Yusa. È stato bello e soddisfacente vedere come una catena di multisala di questo calibro, con una programmazione tradizionalmente dedicata al grande pubblico, abbia deciso di accogliere il nostro Cure in moltissime delle sue sale cinematografiche in Italia.

Cure

  • Anno: 1997
  • Durata: 111'
  • Distribuzione: Double Line
  • Genere: Horror, Giallo
  • Nazionalita: Giappone
  • Regia: Kiyoshi Kurosawa
  • Data di uscita: 03-April-2025