Tra le proposte cinematografiche, come di consueto interessanti e originali, che l’Irish Film Festa 2025 ha presentato presso la Casa del Cinema di Roma, dal 25 al 30 marzo, un posto di rilievo ha avuto senz’altro Kathleen Is Here, esordio alla regia di Eva Birthistle, brava attrice irlandese resa nota al grande pubblico dalle sue interpretazioni nei film Un bacio appassionato (2004), di Ken Loach, e Breakfast on Pluto (2005), di Neil Jordan, oltre che in varie serie TV, fra le più recenti – in un ruolo da protagonista – Bad Sisters (2022-2024).
Oggi, nel fiore della sua maturità artistica, Eva ha deciso di mettere a frutto le sue esperienze professionali e di cimentarsi nei panni di regista, con l’occhio dall’altra parte della telecamera: così il suo primo cortometraggio, dal titolo Kathleen was here, è diventato un film, appunto Kathleen Is Here, una storia drammatica e attuale, a metà strada fra thriller psicologico e realismo sociale, da una parte traendo ispirazione dai grandi registi che l’hanno diretta, come Ken Loach, dall’ altra attivando un suo personale interesse sociale per storie di giovani in affidamento e di solitudini esistenziali.
Il film racconta infatti la storia di Kathleen che, a diciotto anni, ha terminato il periodo di affido familiare: la sua madre biologica, alcolizzata e con forti problemi di disagio sociale, è morta da poco. Così la ragazza fa ritorno nella cittadina natale per prendere possesso della casa di famiglia, accompagnata dagli assistenti sociali. Sola, alla disperata ricerca di una figura materna, Kathleen deve trovare un lavoro per sostentarsi: nella sua vita c’è un vuoto enorme, che non può riempire con i social, i reality e neppure vivendo la vita della sua vicina o della sua collega del supermercato. A poco a poco la ragazza sembra avviarsi verso una china autodistruttiva. Cosa le riserva il futuro, se il passato è tutto quello che ha?
Il film ha vinto il Premio ‘Bingham Ray New Talent’ al Galway Film Fleadh 2024 e ha ottenuto sei candidature IFTA – Irish Film & Television Awards 2025.
Incontrando Eva Birthistle all’Irish Film Festa
Minuta e biondissima, Eva Birthistle – classe 1974 – sembra ancora una ragazzina irlandese piena di verve e coraggio: presentando il suo film, ospite all’Irish Film Festa insieme agli attori protagonisti, Hazel Doupe e Peter Coonan, si racconta grazie alle domande-guida della direttrice del Festival, Susanna Pellis che, dopo aver ricordato brevemente la biografia dell’attrice/regista, chiede ad Eva come si sia trovata a lavorare con i noti registi e autori che l’hanno lanciata sul grande schermo e se abbia tratto ispirazione da loro per la sua nuova esperienza di regista.
“Si certo, ad esempio lavorare con Ken Loach è stata un’esperienza unica – racconta la Birthistle – ed è stata sicuramente per me una grande ispirazione, anche perché era il mio primo lavoro importante: Loach riesce a creare sul set un’atmosfera come quella di una grande famiglia, un’atmosfera di sicurezza e di supporto gli uni verso gli altri, ma al tempo stesso lascia anche lo spazio agli attori per sorprendersi, per divertirsi, con lui si crea veramente una situazione unica. È stato bello, perché mi è capitato di rincontrarlo per caso dopo tanti anni, proprio mentre stavo facendo il montaggio di Kathleen, e gli ho detto: “Ho realizzato questo film, adesso sono al montaggio, sto vedendo tutti gli errori che ho fatto nel film” e lui, che ha adesso 94 anni, mi ha detto; “Eh lascia stare gli errori, sapessi quanti ne ho fatti io, continuo a vederli nei miei film, non ci pensare”.
Tra registi famosi ci sono comunque delle differenze, e tutto fa esperienza, come racconta ancora Eva.
“Anche lavorare con Neil Jordan è stata un’esperienza fantastica, ma completamente diversa da quella vissuta con Ken Loach, intanto perché ero proprio agli inizi della mia carriera, poi perché ho lavorato con un regista e in un film dove c’era molta immaginazione, molta inventiva, rispetto agli aspetti più sociali che ci sono sicuramente nel cinema di Ken Loach. Nel film Breakfast on Pluto ho lavorato inoltre con Cillian Murphy, con Liam Neeson e con altri grandi attori, quindi è stata veramente per me un’esperienza fantastica da cui trarre ispirazione”.
Kathleen is here: uno sguardo drammatico al femminile
Le principali protagoniste del film, Kathleen la ragazza che torna nella città di Derry dopo anni di affidamento, e Dee, la vicina di casa premurosa che nasconde un drammatico passato, sono entrambe interpretate da due attrici eccezionali, cui la regista affida di fatto la riuscita del film, indugiando sulle loro espressioni, sentimenti, cambi di registro: la prima, Hazel Doupe, la Marian Price della serie Non dire niente, era già stata protagonista del cortometraggio girato dalla Birthistle, la seconda, Clare Dunne, è l’indimenticabile interprete del film La vita che verrà di Phyllida Lloyd.
In Kathleen is here si racconta la solitudine e la tristezza della perdita, non solo di chi non ha mai avuto un affetto stabile ma anche di chi, avendolo conosciuto, sia pure a piccole dosi, lo ha invece perduto in circostanze drammatiche, e l’attaccamento morboso che, di fronte a una persona che mostra gentilezza e simpatia verso il prossimo (come Dee, la vicina di casa), può generare la disperazione della solitudine ed il desiderio di avere di nuovo un affetto ‘tutto per sé’, come accade a Kathleen, la protagonista del film.
Tali condizioni di isolamento sociale, secondo la regista, possono descrivere la situazione di molti giovani irlandesi (e non solo) di oggi, che vagano alla disperata ricerca dell’amore di una famiglia o comunque di un affetto vero.
Diventare regista, un sogno nel cassetto oggi realizzato
Molte attrici, negli ultimi tempi, dopo anni di carriera, decidono di provare la regia: questo è sicuramente dovuto anche all’evoluzione della figura artistica femminile, che oggi è sicuramente più forte ed ha acquisito poco a poco maggiore intraprendenza: le registe donne sono attualmente un numero sempre crescente in tutto il mondo. Nell’incontro con Eva Birthistle, all’Irish Film Festa, è stato toccato anche questo tema, con una domanda su cosa abbia fatto decidere l’attrice a passare dietro la macchina da presa e se ci fosse un motivo preciso per cui abbia sentito questo desiderio.
“È una decisione che non ho preso a cuor leggero – risponde Eva – quella di diventare regista, ci pensavo da molto tempo, da circa 10-15 anni. Amo i film, è quello che mi piace davvero fare, ho sempre guardato e sentito l’anima dei grandi film, la regia era qualcosa che avrei sempre voluto fare, cercavo un modo per entrare in questo ambito, quindi ho provato, ho imparato e alla fine ho realizzato un film. Mi sono detta che, essendo in ambito cinematografico da circa 25 anni, avevo imparato abbastanza dall’altro lato della macchina da presa per poter passare effettivamente dalla parte del regista. Kathleen is here ha un antefatto, un cortometraggio di qualche anno precedente che si intitolava Kathleen was here presentato un paio di anni fa: nella genesi del lungometraggio c’è quella del corto ma non c’era ancora il discorso dell’affido. Questo è nato perché mi è capitato per caso di vedere un blog di una teenager, una ragazza che veniva sballottata da una famiglia affidataria ad un’altra.”
Dal realismo sociale al thriller psicologico
Da sempre la regista è interessata a temi socialmente forti, gli stessi portati avanti da Ken Loach, ma anche ad altri generi, come il thriller: in Kathleen is here la Birthistle riesce a fondere molto bene i due generi, correndo anche qualche rischio calcolato.
“Mi aveva colpito la storia di questa ragazza molto fragile nello stabilire legami, dopo essere stata affidata a varie famiglie, con problemi di relazioni: questa vicenda mi ha fatto pensare alle prime versioni di sceneggiatura che avevo fatto per il film, ed ho capito che questa era l’area di cui volevo trattare. Così sono entrata in una sorta di mondo nuovo, perché dell’affido non sapevo così tanto: in particolare mi interessava parlare di quel momento in cui i ragazzi in affido perdono, in un certo senso, i riferimenti perché sono troppo grandi per rimanere sotto la tutela del servizio pubblico e devono in qualche modo cavarsela da soli.
Grazie ad un’associazione di Derry che si occupa proprio di ragazzi che vivono questo periodo di transizione, ho avuto la possibilità di conoscere le storie di questi giovani e quindi di indagare un po’ il loro mondo: ci tenevo che il film non perdesse in autenticità, e mi sono tenuta in costante contatto con loro per capire se effettivamente la storia si potesse spingere fino a dove sono arrivata… in realtà poteva andare anche oltre, fino alla malattia mentale, così ho preso la decisione di scrivere una parte del film come fosse un thriller perché io amo effettivamente i thriller di questo genere e credo che ‘thriller psicologico’ sia effettivamente il termine giusto per il film.”
Hazel Doupe, l’attrice che interpreta Kathleen, era già stata protagonista del cortometraggio, a 16 anni, ed è la stessa interprete del film, ovviamente ora maggiorenne. Raccontando la sua esperienza sul set afferma che: “lavorare con Eva è veramente un’esperienza fantastica, poiché è una persona estremamente intuitiva e dà un’attenzione personale e diversa ad ogni attore. Credo che questo sia un altro lato della sua creatività artistica, quello proprio di interfacciarsi in modo diverso con ciascuna attrice/attore”.