
Shahana Goswami in Santosh (Sandhya Suri, 2024)
Quando lo scheletro esce dall’armadio
La morte è ciò che porta Santosh ad entrare nel corpo di polizia, ciò che le fa scoprire il marcio che condiziona quel mondo e che la spinge a cercare una verità più grande di lei; ogni cosa nel film ruota intorno alla morte e sono proprio i deceduti a cambiare le sorti di chi vive e abita quelle zone dell’India, come se quella famosa livella di cui ci parlano a scuola qui non avesse valore, e sono le violenze di cui si macchia la polizia per punire i presunti colpevoli o malcapitati l’unica vera legge, l’unico grado di separazione tra questo mondo e quello dell’aldilà.
E proprio a causa delle brutalità di cui quotidianamente la polizia indiana si macchia, centrale nei risvolti di trama di Santosh, insieme ad altri temi delicati come il patriarcato stagnante, le lacune giuridiche, la scarsa qualità della vita e un sistema di caste ancora dominante, che il film è stato definitivamente censurato in patria. Santosh non ha paura di mettere in luce un paese complesso e radicale, dipinto come caotico anche oltre le strade trafficate di Mumbai, un caos lontano da quello rumoroso, delle metropoli inquinate, ma più subdolo e che si insinua nella mente e nello stile di vita delle persone.

Sunita Rajwar in Santosh (Sandhya Suri, 2024)
Un’India diversa, che fatica ad accettarsi
Suri sceglie come ambientazione per Santosh il verdeggiante stato dell’Uttar Pradesh, nell’india settentrionale, un luogo umido e per la maggior parte di stampo rurale, inospitale per chi non è abituato a certe latitudini. Le radure dell’Uttar Pradesh rappresentano una delle tante zone dimenticate dal governo di Nuova Dheli abbandonate a un destino sempre più incerto e vittime di un sottosviluppo, latente in un paese arretrato fuori dai grandi centri metropolitani
Il fumoso, spirituale casolare al centro della radura, capace di richiamare alla memoria i grandi classici di Pupi Avati, il pozzo misterioso in cui cani, gatti e ragazze hanno la pessima abitudine di “cadere dentro”, i tanti personaggi schivi e di poche parole con cui Santosh e la collega Sharma hanno a che fare, contribuiscono a donare al film un look inaspettatamente noir e intrigante, non certo quello che ci si aspetta da una produzione indiana.
Un cinema indiano lontano dalla patinata commedia bolliwoodiana, graffiante, elegante e stupefacente. Santosh è l’esempio perfetto dell’affermazione di questa corrente mai totalmente espressa. Un successo avviato con la presentazione nella sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes 2024 e successivamente consacrato con la candidatura da parte del Regno Unito agli Oscar di quest’anno come miglior film internazionale. A quel punto Santosh avrebbe dovuto approdare nelle sale indiane, ma la censura definitiva l’ha impedito, in particolare la Central Board of Film Certification (CBFC) ne ha bloccato l’uscita imponendo pesanti tagli alle parti più critiche nei confronti delle forze dell’ordine, snaturandone di fatto il contenuto con un atto semplicemente inaccettabile.
La protagonista, Santoṣ, è un icona, femminista, resiliente, coraggiosa e determinata, ferita ma forte e la sua storia capace di colpire come un pugno nello stomaco, far pensare, spaventare e sperare, la rende indiscutibilmente una delle opere più interessanti e necessarie dell’ultimo periodo; da vedere perché c’è chi non può farlo, da amare e di cui parlare, perché non passi inosservata, inascoltata.

Santosh (Sandhya Suri, 2024)
Sandhya Suri: un astro in ascesa
Regista e sceneggiatrice anglo-indiana con base a Londra, vince con il suo primo cortometraggio di finzione, The Field, al Toronto International Film Festival 2018 e ottiene una nomination ai BAFTA. Il documentario I for India è stato presentato in concorso al Sundance Film Festival e in oltre 20 festival internazionali, mentre Santosh, Il suo primo lungometraggio di finzione ampiamente acclamato e discusso, è stato sviluppato con il supporto del Sundance Institute, Suri ne è regista e sceneggiatrice.
Suri sta attualmente lavorando a un nuovo progetto basato su un racconto di J.G. Ballard e a una serie TV. Nel 2023 è stata nominata Screen International Star of Tomorrow, e la sua carriera finora sembra confermare questa prestigiosa premessa.