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Bolzano Film Festival

‘Personale’, un ritratto delicato e intimo

'Personale' della regista altoatesina Carmen Trocker è stato presentato al Bolzano Film Festival

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'Personale' è una storia profonda, di impegno. Con il documentario di Trocker si muove la macchina silenziosa degli "invisibili"

Personale è un documentario del 2024 scritto e diretto dall’altoatesina Carmen Trocker, e prodotto da Bagarrefilm, Albolina Film e Mischief Films, sarà in programma al Bolzano Film Festival. Nello stesso anno di produzione, ha partecipato al 37° Documentary Film Festival Amsterdam (IDFA) nella sezione Luminous.

Personale: la macchina silenziosa degli “invisibili”

Una produzione Italia-Austria che rende benissimo, col proprio impegno e il proprio impeto espressivo, i verdi prati del Südtirol, rintanandosi però, nel piccolo, all’interno della macchina silenziosa degli “invisibili”. Gli addetti all’housekeeping, in un hotel di lusso ai piedi di una funivia, sono i protagonisti muti – anche se parlanti – che Trocker e la fotografia di Małgorzata Syzłak imprigionano nelle preziose inquadrature.

Donne e uomini stranieri, migranti, lavorano dietro questa macchina fatta di silenzi, di sguardi, di gesti forti, decisi. Molte più sono le donne; alcune di loro non parlano bene l’italiano e si fanno tradurre da chi invece non trova difficile parlarlo più della propria lingua madre. Le scene di massa, dove le donne – e gli uomini – operano fianco a fianco, si svolgono in luoghi perlopiù chiusi, ampi ma timorosi di mostrarsi alla gente, quasi luoghi sacri. Il backstage di uno spettacolo teatrale, dove corde e cavi, oggetti di scena e fondali sono custoditi, gelosamente, per non essere visti da un pubblico di estranei fino al loro turno in scena. Così, sguardi fugaci in macchina colpiscono lo spettatore e lo rendono complice di un segreto.

'Personale' è una storia profonda, di impegno. Con il documentario di Trocker si muove la macchina silenziosa degli "invisibili"

Un fotogramma di ‘Personale’ (2024)

I piani sequenza che indagano il privato

Del documentario restano le persone, ancor prima del significato. E i protagonisti di questa storia – anche se di storia non si tratta ma di una realtà ben vivida e per di più arrogante nel suo cinismo – si contano sulle dita delle mani. Per questo è anche facile ricordarne i volti, le movenze e come parlano a noi e tra di loro. Di ciascuno non conosciamo la storia, di alcuni possiamo solo immaginarla. Ma già il fatto di aver concesso a noi, estranei dietro la lente, di penetrare nella loro piccola sfera privata, di comunità, di passati e presenti simili, li rende a noi più vicini. Da sconosciuti che eravamo, grazie a un semplice movimento di macchina e un lento piano sequenza, ci rendiamo testimoni dell’attività di una piccola cellula di un grande organismo. Una cellula invisibile a occhio nudo, ma basta avvicinare questo al microscopio per vederla respirare.

Partendo da un inizio lento, del cui sentore e della cui atmosfera conosciamo ben poco, piano piano anche i sensi dello spettatore – quelli  messi più in gioco sono la vista e l’udito, ma di certe scene se ne avvertono il profumo e il gusto – si assuefanno ai ritmi, ai toni e ai rumori di cui questa cellula si nutre.

Nei momenti di riposo per lo spettatore, in cui i suoni si attenuano e le inquadrature si fanno immobili e annegate in un silenzio quasi ossequioso, la vista e l’udito si spengono e attraverso l’immagine ora di una tazzina vuota ancora sporca di caffè, ora di un lenzuolo bianco ripiegato sul materasso, ecco che balenano alla mente nuove e più inebrianti sensazioni.

Quello che noi vediamo non è quello che dovremmo vedere

Una tazza di caffè rovesciata sul vassoio, appoggiato sulle scale di servizio. Ne escono dei tovagliolini di carta e una bustina di zucchero strappata, aperta. L’attenzione è sul candido biancore delle lenzuola e degli asciugamani. Un singolo filamento nero di capello stona su quel colore cereo, immateriale. Cosa resta di quelle mani invisibili, che si muovono nelle nostre camere d’albergo quando noi non ci siamo? Un vassoio sporco, un cuscino appoggiato allo schienale del letto, un panno profumato ripiegato sulla sdraio. In violenti, forzati fermo immagine – o altri piani sequenza? – prima dei titoli di coda, ci viene ribadito, ancora una volta urlato, che cosa noi vediamo e cosa forse non vogliamo vedere. Su sfondi asettici, monocolore e vuoti, ma riempiti da rumori incoerenti, confusi, e dalle fotografie a immagine fissa di una busta di zucchero strappata o di un fondo di tazzina, si costruisce il sotto-testo di Personale.

Ciò che non vediamo, o che non ci va di vedere, è la macchina silenziosa degli “invisibili”, parafrasando di nuovo Ralph Waldo Ellison, che ci parla a fine film in una citazione da Uomo invisibile: “Sono invisibile semplicemente perché la gente rifiuta di vedermi“.

Carmen Trocker con Personale non vuole solo raccontare la routine ma anche la verità dell’housekeeping e del team la cui identità “personale” viene, quotidianamente, messa da parte.

Personale

  • Anno: 2024
  • Durata: 93'
  • Distribuzione: Filmdelights
  • Genere: documentario
  • Nazionalita: Italia, Austria
  • Regia: Carmen Trocker