“Aren’t you glad that I tried? (Non sei contento che ci abbia provato?)”
Escape di Lee Jong-pil è un film d’azione interpretato da Lee Je-hoon (Time to hunt), Koo Kyo-hwan (D.P., Escape from Mogadishu) e Hong Xa-bin (Hopeless). L’opera viene presentata in apertura alla 23° edizione del Florence Korea Film Fest il 20 marzo, alla presenza del regista.
Escape di Lee Jong-pil, la trama
In Escape, il sergente dell’esercito nordcoreano Kyu-nam (Lee Je-hoon) pianfica da tempo, con meticolosa attenzione, la sua defezione. Ad un passo dal termine della leva obbligatoria, stabilisce di mettere in atto il suo piano e scappare verso sud. Se non che il soldato semplice Dong-hyuk (Hong Xa-bin) ha intuito cosa il suo superiore ha in mente e decide di seguirlo.
Una scelta avventata mette entrambi nei guai. Ad occuparsi di questo caso, però, è il maggior Hyun-sang (Koo Kyo-hwan), motivato a trasformare Kyu-nam in un eroe per il bene della patria.

Koo Kyo-hwan in ‘Escape’ di Lee Jong-pil – immagini stampa fornite da Florence Korea Film Fest
L’azione grotesque
Il quarto lungometraggio di Lee Jong-pil è un film spezzato a metà. Da una parte una commistione geniale tra film di azione e genere “defectors” nordcoreano, un filone che nella tradizione sudcoreana vanta declinazioni diverse, più o meno drammatiche o sospese. In questo caso, il ritmo assennato con cui gli eventi si alternano, viene imbellettato con un tocco di burlesco alla Wes Anderson. Il quale ritorna in una narrazione inaspettatamente piacevole e coinvolgente.
Questa atmosfera insolita che oscilla tra il grottesco e la suspence da film di spionaggio militare, è la peculiarità che più distingue Escape. Ed è notevole il lavoro fatto per tenere le fila della narrazione, seminando di continuo elementi di confusione, che il protagonista schiva con eleganza. In quella dimensione di coralità azzuffata e simpatia tragicomica, l’ingresso continuo di nuovi personaggi non disturba, anzi, crea un sottobosco quasi magico di fuggitivi di tutte le forme e con diverse motivazioni. Così come non disturba affatto l’influenza kubrickiana nell’uso della musica classica.

Lee Je-hoon in ‘Escape’ di Lee Jong-pil – immagini stampa fornite da Florence Korea Film Fest
L’azione disperata
A seguire, quel lampo di genio si disperde nell’accanimento malefico dell’amico/nemico, un Koo Kyo-hwan che, dopo le efferatezze già viste in Kill Boksoon, qui finisce per ripetersi. La seconda parte, insomma, si trasforma in una cruenta sfida uomo contro uomo, dove uno scioglimento sfocia in propaganda zuccherosa. Dall’inizio scanzonato si passa a un tono insolitamente cupo, che rende la fuga più sanguinosa e, a quel punto, anche l’uscita meno incisiva.
Se Koo Kyo-hwan se la cava alla grande nei panni del cattivo, si può dire lo stesso di Lee Je-hoon nel ruolo di soldato-atleta, viste le numerose e sfrenate corse che gli toccano.
Escape non si distingue per un grande approfondimento tematico, ma abbraccia temi ambiziosi, che ci spronano a vivere ogni minuto con intensità e valore.