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Approfondimento

Sognando l’Oscar con Fernanda Torres

Aspettando la notte dorata degli Oscar 2025 scopriamo una delle candidate più inaspettate e meritevoli della categoria miglior attrice protagonista

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Seconda attrice brasiliana ad ottenere la candidatura (la prima fu la madre nel ’99), Fernanda Torres è entrata nell’immaginario cinematografico mondiale con l’interpretazione dell’avvocata per i diritti umani Eunice Pavia nell’ultimo film di Walter Sellers Io sono ancora qui. Ma la Torres, attrice e autrice letteraria il cui libro d’esordio è uscito anche in Italia per Einaudi (Fine) ha alle spalle una carriera decennale, una famiglia illustre del cinema brasiliano e più di una connessione biografica e sentimentale con il personaggio che la porterà il 2 marzo 2025 sul red carpet dell’ Dolby Theatre di Los Angeles.

 

Genesi di una stella brasiliana

È entrata nella strada dorata dei premi invernali con una vittoria ai Golden Globe come Miglior Attrice in un film drammatico, dopo aver battuto nomi e volti noti del panorama statunitense quali Pamela Anderson (The Last Showgirl), Angelina Jolie (Maria), Nicole Kidman (Babygirl), Tilda Swinton (La stanza accanto) e Kate Winslet (Lee). Un successo che segue la via di apprezzamento del film di Sellers al Festival di Venezia 2024 dove Io sono ancora qui ha vinto il premio alla miglior sceneggiatura.

Ma Fernanda Torres non è un’ attrice emergente. Figlia d’arte di un monumento nazionale della recitazione brasiliana, Fernanda Montenegro, la Torres inizia a recitare a tredici anni e si destreggia in una carriera trentennale muovendosi fluida dal palco teatrale al cinema, dalla sala al piccolo schermo, diventano in patria un volto familiare grazie a sit-com come Os Normais e Tapas & Beijos.

Di origini sarde (i bisnonni arrivarono a Rio de Janeiro dalla provincia di Oristano) la Torres intercetta il panorama internazionale nel 1986, quando il festival di Cannes la premia, ventenne, per la sua interpretazione in Eu sei que vou te amar. Ad eccezione però di Un uomo in guerra, con Anthony Hopkins, la filmografia della Torres rimane legata al panorama nazionale così come la sua fama.

Un affare di famiglia

Bisogna così aspettare Io sono ancora qui di Walter Sellers, un film che in Brasile è già diventato blockbuster con un incasso più di 13 milioni di dollari a fronte di un budget di due, per aprire definitamente il megafono internazionale sull’attrice, quest’anno prossima ai sessant’anni.

Un film speciale per Fernanda Torres per almeno tre motivi.

Il film vede infatti il ritorno della collaborazione tra lei e il regista Sellers, ma anche con la madre, Fernanda Montenegro. Una collaborazione che sa di famiglia umana e artistica, nata a teatro e sviluppatasi su film precedenti del regista come Quattro giorni a settembre, ma anche su opere internazionali come l’installazione presentata al MAXXI di Roma sulla vita di Lina Bo Bardi, designer e architetta modernista, nata a Roma e cresciuta poi in Brasile. Nell’opera Montenegro e Torres interpretano la donna in gioventù e in vecchiaia così come in Io sono ancora qui madre e figlia ricoprono il ruolo di Eunice Pavia dai cinquanta ai novant’anni.

Un ruolo che porterà il 2 marzo la Torres sul palco ove la madre, nel 1999, venne nominata come attrice protagonista per Central do Brasil, film diretto proprio da Walter Salles.

Vi è infine un legame sottile ma potente che lega la Torres all’ultimo film di Sellers. Tratto dal romanzo autobiografico di Marcelo Rubens Paiva che  racconta la vera storia di sua madre, Io sono ancora qui descrive la dittutura militare, in cui la stessa Torres è cresciuta, attraverso lo sguardo di una voce nazionale, quella di Marcelo Paiva che è ricordato dai coetanei della Torres come un simbolo adolescenziale di liberazione e rivolta negli anni delicati che hanno seguito la fine della dittatura e l’inizio della complessa fase di democratizzazione del paese.

Io sono ancora qui

Io sono ancora qui ha attirato in Brasile un pubblico di giovanissimi che, a differenza della Torres, non hanno vissuto l’epoca della dittatura ma che possono, con il film, riflettere sulla storia recente del proprio paese, guidato fino al 2023 da Jair Bolsonaro.

Nel film Fernanda Torres interpreta Eunice Paiva: casalinga diventata avvocata e attivista per i diritti umani dopo la scomparsa del marito Rubens Paiva, ex deputato brasiliano, arrestato e fatto sparire dal regime militare nel 1971. Il film attraversa oltre quarant’anni di vita della donna e del Brasile, affrontando il dramma dei desaparecidos nello sguardo coraggioso di chi rimane.

Un’ interpretazione attoriale, quella della Torres, che è stata elogiata per profondità e moderazione, nel rappresentare tutto l’orgoglio, la forza e la resilienza di Paiva senza mai affrontare la tragedia con lacrime e urla ma anzi, dando forma fisica e asciutta ad una donna forte, onesta e raggiante nella sofferenza.

Una performance che trattiene ed emoziona senza esplodere, che conquista e ammalia senza forzature. Un ritratto stupendo che sta portando fortuna a Fernanda Torres e che speriamo l’accompagni a lungo.

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