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Focus Italia

Il sorriso dell’ultima notte

“Ambientato in un paesino abbandonato in piena guerra, il film sonda l’equilibrio labile di una famiglia ormai in decadenza”.

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Chiara Muti-Il sorriso dell'ultima notte

Una delle principali pecche del cinema italiano è la distribuzione, che rischia di affondare un film. Tale è stato il destino di questa pellicola, girata da Ruggero Cappuccio nel 2004, e che forse non avrebbe visto la luce se non grazie agli sforzi della Festa del Cinema.

Ambientato in un paesino abbandonato in piena guerra, il film sonda l’equilibrio labile di una famiglia ormai in decadenza, tra giornate immutabili, sognando fughe lontano dal grigiore in cui il primogenito, Giacinto Valguarnera, ha fatto precipitare i suoi fratelli. Le scene si giocano su più piani, quello onirico e quello della realtà, in cui ci muoviamo senza basi fisse, e vari momenti che si susseguono in aria di poesia in cui la musica di Paolo Vivaldi, vincitore per la migliore colonna sonora, ci trasporta, mescolando episodi di vita vissuta e tracce di presente che albergano nella memoria dei protagonisti, e dell’intensità con cui i loro sguardi catturano la nostra attenzione, fino ai momenti delle confessioni finali. Fra tutti, rappresentativi Ciro Damiano, già con la stessa opera in teatro, e una brillante Chiara Muti, superba nel ritrarre una ragazza che esalta la propria voglia di emancipazione e di indipendenza.

Un vero peccato per la pessima e inesistente distribuzione, che non ha dato a quelle poche persone la possibilità di poter comprendere appieno della bellezza e delle vibranti musiche del film, che vanno a insinuarsi nella nostra mente, mostrando lo smarrimento che a volte alberga in noi.

Alessandro Cristofaro

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