La piattaforma di film in streaming Mubi propone, nel proprio catalogo, Non sparate agli aquiloni, opera del 1989 che il regista turco Tunç Başaran ha tratto da un romanzo di Feride Çiçekoğlu. La pellicola originale, girata in 35 mm, è stata restaurata e digitalizzata in 4k da Mubi, che ne ha mantenuto il formato in 4:3 voluto dal regista.
In un carcere femminile turco una giovane donna e un bambino instaurano un profondo legame, che permette a entrambi di sopravvivere
L’incipit del film vede una donna camminare, sola, lungo le stradine che portano a una fortezza che si erge su una collina sopra la città di Ankara. L’espressione del viso è malinconica, un sorriso triste le compare alla vista di bambini che giocano per la strada, ai quali offre un po’ di uva passa che sta mangiando da un sacchettino.
Un montaggio alternato ci mostra una mano di bambino che traccia a terra delle linee con un gessetto, a formare una figura geometrica. Inci (Nur Sürer), la donna che giunta in cima alla collina si sofferma a guardare la città sottostante, ripensa a quel bambino, a quella mano e a quei segni bianchi che, presto, si rivelano essere la sagoma di un aquilone.

“Perché non vola, Inci?” è la domanda che il piccolo Barış (Ozan Bilen) rivolge, in un flashback, alla ragazza. “Un giorno volerà” risponde Inci, mentre il sole proietta le loro ombre sulla sagoma disegnata.
Un aquilone come simbolo di una libertà da sperare e da sognare. Un mezzo per consentire alla fantasia di valicare le alte mura della prigione nella quale si svolge tutto il film. Perché Inci è una giovane detenuta politica incarcerata dopo il colpo di stato del 1980 in Turchia, mentre Barış è il bimbo di cinque anni costretto a vivere in un carcere insieme alla madre Fatma (Füsun Demirel), condannata per spaccio di droga.
Una prigione tutta al femminile nella quale fra le detenute si instaurano legami di solidarietà e, soprattutto nasce e cresce forte il legame fra Inci e il bambino, che osserviamo camminare lungo i tristi corridoi, nel cortile spoglio, fra le mura del carcere con le mani in tasca e l’aria smarrita cercando l’amicizia e la protezione della sua amica Inci, che lo fa giocare e gli legge i libri e che, da lui, a sua volta impara a volare su prati verdi e su ali di uccelli.

Un inno all’amicizia e all’amore. Un inno alla libertà
Non sparate agli aquiloni è un inno all’amicizia e all’amore. Un film sulla capacità di sopravvivere dell’essere umano in condizioni di privazione della libertà. Un film che tocca il cuore del pubblico, nonostante qualche sbavatura legata ad alcune facili metafore, come l’uccellino caduto, raccolto e curato da Barış che, alla fine, vola via verso la libertà.
Grazie, soprattutto, alla grande prova offerta da Ozan Bilen, capace di infondere al suo piccolo Barış quella forza emotiva mista a ingenuità che gli permette di sognare che un giorno volerà via da quelle mura che lo tengono prigioniero innocente, proprio come l’aquilone che si staglia nel cielo e nel quale è convinto di vedere la sua grande amica Ince.
Il film di Tunç Başaran diventa, così, un grido contro ogni regime totalitario e contro la privazione della libertà, personale e di un intero popolo.