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Berlinale

‘Hot Milk’: quando l’amore rende un’esistenza vuota

Hot Milk, il film della regista Rebecca Lenkiewicz, la quale firma anche la sceneggiatura, ha avuto il suo debutto mondiale durante la 75esima edizione del Festival di Berlino. Il Lungometraggio dai toni drammatici, esplora il rapporto fra le due protagoniste, madre e figlia. Il film verrà distribuito su Mubi che ne ha acquistato tutti i diritti.

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Hot Milk è un film che lascia lo spettatore interdetto. Il film si basa sul rapporto madre-figlia delle due protagoniste: Rose, interpretata da Fiona Shaw, la quale si ritrova su una sedia a rotelle incapace di camminare, con la figlia Sofia, detta anche semplicemente Fia, interpretata da Emma Mackey , che, dopo l’abbandono del padre, di origine greca, in giovane età si ritrova a convivere con la madre a Londra, accudendola in tutte le cure di cui ha bisogno. Fin quando un viaggio non cambierà le sorti delle loro vite e del loro rapporto.

Lo sviluppo della trama

Hot Milk si apre nel bel mezzo di un’estate spagnola cocente, ad Almería. Possiamo sentire il calore del sole bruciare sulla pelle di Sofia, stesso bruciore che le lasciano le meduse quado nuota a largo del mare.  il film segue Rose e sua figlia Sofia nel loro viaggio verso questa cittadina costiera. Il motivo del loro viaggio, e conseguente trasloco, è dovuto dal fatto che ad Almería sperano di trovare una cura per la misteriosa malattia di Rose, che l’ha costretta su una sedia a rotelle, affidandosi alle mani di Gómez, interpretato da Vincent Perez, un enigmatico guaritore.

Ma in quel luogo carico di luce e promesse, Sofia, da sempre vincolata dalla malattia della madre, inizia a scoprire una nuova libertà. Un giorno, mentre è in spiaggia a prendere il sole, incontra Ingrid  una magnetica Vicky Krieps, una viaggiatrice dallo spirito libero, la quale risveglia in lei un desiderio di indipendenza e autodeterminazione.

Mentre Sofia si lascia trascinare dalla passione e dall’ebbrezza di un’esistenza senza vincoli, Rose fatica a mantenere il controllo sulla figlia. Sotto il sole implacabile, il loro rapporto si carica di tensioni, rancori inespressi e risentimenti pronti a esplodere, mettendo alla prova il fragile legame che le unisce.

‘Hot Milk’ è l’analisi su come la malattia può essere considerata uno strumento di dipendenza

Il lungometraggio è un film corale, ma che vede spiccare le tre protagoniste femminili. Nel momento in cui in cui Ingrid, ovvero Vicky Krieps, si insinua nella vita della protagonista, scopriamo anche un altro lato della malattia, più subdolo e circondato da tabù.

Hot Milk, durante il suo minutaggio esplora con lucidità come una malattia possa trasformarsi in un vincolo invisibile, intrappolando chi ne soffre e chi se ne prende cura in una dinamica soffocante. Rose non è paraplegica, ma il suo corpo sembra inchiodato alla sedia a rotelle dal peso della sua depressione, un fardello che Sofia è costretta a portare ogni giorno. La madre non chiede solo aiuto, ma pretende devozione, trasformando la figlia nella sua infermiera, guardiana e prigioniera. Nel caldo opprimente della costa spagnola, la dipendenza tra le due si fa più evidente: ogni passo di Sofia verso la libertà diventa un affronto, ogni tentativo di autonomia un tradimento.

Il film svela con inquietante delicatezza come l’amore, quando intriso di bisogno e controllo, possa deformarsi in una gabbia soffocante, in cui la malattia non è solo una condizione fisica, ma un’arma emotiva. La depressione di Rose diventa come un covo di serpenti, che avvinghia sia lei a una sedia a rotelle, che la figlia a un’esistenza vuota e priva di senso.

Si può amare sia attraverso la possessione, sia attraverso la libertà?

Questa è la domanda che echeggia nella testa dello spettatore per tutta la visione del film. Per un certo verso, i personaggi di Rose e Ingrid, sono speculari: entrambe le due donne insegnano cosa sia l’amore a Sofia, ma lo fanno con un atteggiamento completamente diverso, ponendosi agli antipodi, una del controllo, archetipo anche di un amore più materno, l’altra agli antipodi della libertà, instaurando una relazione aperta con la protagonista.

Il film non dà risposte definitive, ma mostra come l’amore possa facilmente scivolare nella possessione e come la libertà, pur essendo attraente, possa anche spaventare.

Alla fine, Hot Milk non è una storia d’amore nel senso tradizionale, ma una riflessione potente su cosa significhi appartenere a qualcuno e su quanto sia difficile spezzare le catene invisibili della dipendenza emotiva. Non c’è una vera e propria liberazione, perché ogni scelta porta con sé un costo. Sofia può sfuggire al controllo della madre, ma il legame con Rose non si spezza mai del tutto. Hot Milk non racconta un’emancipazione netta, bensì il tormento di chi si trova sospeso tra il desiderio di appartenenza e la necessità di affermare la propria indipendenza, in un gioco crudele in cui l’amore e la sofferenza diventano inscindibili.

Hot Milk

  • Anno: 2025
  • Durata: 92 minuti
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Regno Unito
  • Regia: Rebecca Lenkiewicz