“Il fallimento raramente ti ferma. Ciò che ti ferma è la paura di fallire”
-Jack Lemmon
“L’uomo comune del cinema americano”, questo il titolo della biografia scritta da Andrea Ciaffaroni per raccontare la vita e i magici momenti del pluripremiato attore JackLemmon. I suoi atteggiamenti da anti-divo erano il suo punto di forza: uomo comune fuori, attore fuoriclasse sul set.
Indimenticabili le performance nei film di Billy Wilder con cui ha girato ben 7 film tra cui il cult “A qualcuno piace il caldo”.
Nel corso della sua carriera vinse ben 2 premi Oscar su 8 nomination, 6 Golden Globes, 3 BAFTA e tanti altri prestigiosi riconoscimenti.
Il Primo Oscar e il successo
“Magic Time”, queste le parole che pronunciava Lemmon poco prima che venisse battuto il ciak. Era una simpatica scaramanzia che diventò il tratto che lo distingueva dai suoi colleghi, il modo in cui si calava nel personaggio era straordinario e quei pochi secondi rappresentavano per lui un momento magico.
Nel 1956, al suo quarto film, ottenne il primo premio Oscar e il Golden Globe per un ruolo comico a soli 30 anni, per la sua performance in “La nave matta di Mister Roberts”, diretto da John Ford. Questo successo permise a Lemmon di ottenere una vastità di ruoli, da quelli drammatici a quelli comici, passando anche a quelli romantici.
La collaborazione con Billy Wilder
La consacrazione definitiva arriva quando Billy Wilder lo scelse come attore protagonista per il film che diventerà cult “A qualcuno piace il caldo”.
“Erano le sessanta pagine più belle che avessi mai letto. Ho riso così tanto che sono caduto dal divano!”
-Jack Lemmon
Da quel momento inizia una collaborazione storica tra i due che durerà altri 6 film, con Lemmon che si rivelerà bravissimo a interpretare personaggi comici che nascondono una vena drammatica. Ottiene infatti il secondo Golden Globe per una performance comica grazie al suo ruolo nel film “L’appartamento” che farà inoltre vincere a Wilder tre Oscar (Miglior film, Miglior regista, Miglior sceneggiatura).
Tutti Parlano di Lui
Nel corso degli anni i più grandi maestri del cinema hanno avuto la fortuna di collaborare con Lemmon, persino gli stessi attori erano entusiasti di collaborare con lui. La simpatia e l’ironia con cui affrontava i problemi rendevano la dura vita sul set piacevole e divertente.
Tra le altre collaborazioni con i registi troviamo Richard Quine, Blake Edwards e John G. Avildsen con cui vincerà il suo secondo Oscar. Negli Ultimi Anni tra il 1990 e il 2000 collaborò anche con Oliver Stone per JFK, James Foley per Americani e Robert Altman per America Oggi. Recitò invece nel 1995 al fianco dell’attrice italiana Sophia Loren e con Walter Matthau nel film “That’s Amore”. L’attrice dichiarò:
“Recitare con Jack e Walter è come far parte di un trio di musica da camera in cui ogni strumento sostiene gli altri”.
Una vita tragicomica
L’attore che faceva divertire il pubblico però non aveva una vita rose e fiori, anzi, era tragicomica proprio come i personaggi che interpretava. L’ansia, lo stress da lavoro, a cui sembrava immune, in realtà erano più che presenti e lo costringevano a fumare più di quattro pacchetti di sigarette al giorno e non rifiutare mai un bicchiere (alcolico) di troppo. In futuro questi vizi gli costeranno la salute e la vita. Persino la sua nascita è stata una situazione ai limiti del ridicolo. L’attore infatti nacque l’8 febbraio del 1925 all’interno dell’ascensore dell’ospedale a causa di un guasto elettrico che non permise agli infermieri di raggiungere in tempo la sala.
La morte e i numerosi tributi
All’inizio degli anni 2000 gli fu diagnosticato un cancro alla vescica e morì nel 2001 all’età di 76 anni. Fu seppellito vicino al suo collega e amico Walter Matthau con cui in passato condivise numerosi set. Numerosi articoli e libri furono scritti in suo onore proprio grazie a come, con le sue interpretazioni riusciva ad avvicinarsi al pubblico. Alberto Crespi nel suo libro scrive: “Chiunque sappia di recitazione potrebbe assicurarvi che la risata non arriva, o non raggiunge il climax, se la battuta non è ‘data’ bene. E nessuno sapeva darla meglio di Jack”.
Nessuno come lui è riuscito a creare personaggi che ci ricordano che sbagliare è umano e ridere è il modo più genuino di affrontare la vita.