After the sun, cortometraggio in concorso al MedFilm Festival 2024, è un invito a non soffermarci al primo livello di lettura, ma a scavare sempre più nel profondo, perché proprio lì sta il significato delle cose. Il regista, infatti, ci conduce all’interno di una storia che sfrutta il tema dell’immigrazione per parlarci, invece, di qualcosa di molto più profondo.

Di cosa parla After the Sun
After the sun è un film che narra le vicende di una famiglia algerina, che vive ormai nei quartieri periferici di Parigi da tempo che, a bordo di un furgoncino, parte per raggiungere il porto di Marsiglia, da cui salpano i traghetti per l’Algeria.
La ricerca cromatica
Una grande ricerca rispetto la ricreazione del contesto degli anni Ottanta salta immediatamente agli occhi dello spettatore. L’intenso lavoro realizzato in post-produzione è denotato dagli effetti fotografici dal gusto retrò. Il sole di cui ci parla il titolo diviene una costante: un’atmosfera caratterizzata da colori caldi ci avvolge e ci scalda, proprio come fanno i raggi del sole d’estate. Al di là di questa schermata un ambiente, al contrario, non sempre così aperto e sereno: la figura del padre, paternalista e autoritario, provvede a fare da contraltare, rendendo tutto un po’ più freddo.

Diversamente da ciò che si potrebbe pensare, infatti, non è il territorio geografico in sé ad essere centrale in After the sun. Ciò che lo sguardo della cinepresa vuole catturare sono una serie di dettagli che ci narrano emozioni e sentimenti, legami che intercorrono tra i membri stessi della famiglia, composta da due generazioni. Un rapporto che gioca su un equilibro precario in cui molte sono le risate, ma altrettanti sono gli sguardi pieni di paura negli occhi dei figli, che appaiono come vittime della violenza del padre. Dove, a sottolinearlo, è la macchia sulla mano della figlia.
Lo sguardo femminista
Ma non solo. La moglie, che porta in grembo il figlio, sembra quasi essere una figura di secondaria importanza, sottomessa al volere del protagonista. Così come i figli, ostacolati da un muro che li separa dalla libertà di azione. Il ritratto che ne scaturisce non è altro che quello di una tipica famiglia negli anni Ottanta, con menti molto più serrate e meno aperte ad accettare le novità, come le doti e l’importanza della figura femminile. Si potrebbe leggere dietro queste scelte tematiche e stilistiche una volontà del regista di denigrare ciò che è stato il passato. Il film si presenta, quindi, come un esempio di un ideale che non dovrebbe mai più esistere.
Il regista, Rayane Mcirdi, torna poi sui suoi passi e decide di chiudere il cerchio tornando a parlarci di ciò che c’è dopo il sole: l’Algeria, un territorio tutto da scoprire.