Sans les mots (With no words) è un cortometraggio del 2024 scritto, diretto e montato da Dania Reymond-Boughenou, artista franco-algerina. Prodotto da Camille Chandellier, Claryce Didry e Jules Richard, titolari della francese La Petite Prod, lo shortcut è stato presentato sabato 9 novembre alla 30a edizione del MedFilm Festival, appuntamento annuale di cinema che ha l’obiettivo di promuovere il dialogo interculturale attraverso le opere audiovisive europee e mediterranee.
Tra gli altri lavori principali della regista originaria di Algeri figurano Le jardin d’essai e Constellation de la Rouguière, quest’ultimo selezionato a Clermont-Ferrand e ai César come miglior cortometraggio.
La sinossi di Sans Les Mots
Una donna franco-algerina cerca di riconnettersi con la madre, malata e in una condizione di afasia, attraverso delle foto che ritraggono il loro passato. L’incontro diventa un’occasione per riflettere sulla continuità della memoria nel nostro presente.
Immagini di immagini, suoni, ricordi e ricostruzioni
Sans les mots è a tutti gli effetti una poesia. Infatti, ne possiede i tempi e le metonimie (le foto che si scambiano alle immagini stesse della cinepresa), discorre miscelando con estrema attenzione i suoni e le parole della voce narrante, quella della regista, che cercano di fare una cosa soltanto: ricostruire. In poco meno di dieci minuti, Dania espone foto e riprese di un archivio familiare che ha in sé l’essenza di ognuno di noi, poiché mostrano luoghi e situazioni apparentemente senza tempo e contesto. Solo quei brevi frammenti che mostrano la madre della protagonista possono ricondurci a un discorso ben preciso, fatto di memorie personali e a tratti inafferrabili.
Ma la madre, la donna di quelle foto, non parla più, non può rivendicare quel suo passato, che forse nemmeno ricorda del tutto, così come a stento riconosce sua figlia. Dunque, lei è solo un’ascoltatrice, come tutti noialtri dinanzi allo schermo. Ed è quindi in questa condizione di afasia che si ritrova il punto di contatto tra l’opera e il fruitore, tra il personale e i significati che trascendono la materialità stessa di quelle foto. Dania parla potenzialmente a tutti, senza frontiere, senza più le parole. Eppure un discorso sonoro c’è eccome in questo lavoro. Infatti, le parole non mancano: a non esserci sono quei momenti precisi, ormai impressi sulla carta fotografica.
Brillare per assenza
Sans les mots è un’ode alle assenze, a ciò che sfugge, alla memoria non come summa del passato, ma come registratore del presente. È infatti proprio l’assenza concreta di questo passato a fornire un collegamento forte e deciso tra la guerra in Algeria, vissuta dalla mamma di Dania quand’era adolescente, e l’attuale, tragica situazione di conflitto a Gaza, rappresentata dal volto di un’altra giovane, Lubna, morta a soli quattordici anni sotto i bombardamenti. Il cinema si riduce a segno indicale, alla potenza significante che ha il dito di un bambino, che dà il suo senso alle cose semplicemente puntandole. Così fa lo sguardo della regista: punta delle foto-ricordo e dà loro un’esistenza del tutto nuova. Così dunque si fondono passato e presente, come le due tenere mani di una madre e una figlia, che vivono nel tempo e attraverso il tempo, in loro stesse e in noi tutti.