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‘The Tip of the Iceberg’: un corto sul cyber bullismo

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The Tip of the Iceberg”  è un cortometraggio scritto, diretto e interpretato da Luca Costale, prodotto da Elle Line Cinema e Chapeau Films Italy con il sostegno della Torino Piemonte Film Commission e il supporto logistico degli studi della Central Production di Lugano. Nel cast anche Roberta Rovelli, Stefano Melloni, Elia Tedeschi e Ibrahima Kalil Cissè.

La trama

Anni 90′. Un ragazzo si affaccia al nascente mondo di Internet, territorio ancora inesplorato e pericoloso. Con lui ci immergiamo nelle profondità del web, dove odio e intolleranza si manifestano senza filtri, in un viaggio oscuro che intreccia le vite di individui apparentemente distanti, mentre le loro esistenze si scontrano con le crudeli dinamiche del cyberbullismo. “The Tip of the Iceberg” esplora le devastanti conseguenze di una connessione digitale che non conosce confini.

“In un mondo sempre più interconnesso, siamo davvero pronti a confrontarci con il peso delle nostre parole?”

Dal titolo alle tematiche: un corto didascalico e lapalissiano

L’immagine dell’iceberg che emerge dall’acqua solo in minima parte, nascondendo sotto la superficie qualcosa di ancora più grande e complesso, è forse una delle suggestioni più efficaci e allo stesso tempo scontate che l’essere umano sfrutti per spiegare la realtà che lo circonda — secondo solo al diagramma a torta. Fin dal titolo, Luca Costale, che ha scritto, diretto e interpretato il cortometraggio “The Tip of the Iceberg (e proprio per questo, al di là di ogni critica, merita un plauso), cerca di spiegarci con quale chiave di lettura interpretare il cortometraggio. Salvo poi ribadirlo in maniera didascalica e lapalissiana anche nel corso dei 20 minuti seguenti — forse troppi.

È didascalico l’inizio, con una regia che segue il protagonista mentre sale in macchina, inserisce un’audiocassetta, guida, parcheggia, apre il bagagliaio, prende uno scatolone, monta un computer; ed è didascalico lo svolgimento in cui presenta gli altri personaggi, ognuno corrispondente a uno stereotipo trito e ritrito, un po’ come l’iceberg del titolo. Facciamo così la conoscenza di un ragazzo di colore vittima di razzismo (inspiegabilmente grande conoscitore della manovra di Heimlich), di una ragazza in carne vittima di bullismo (che maneggia troppo facilmente la Beretta del padre carabiniere), e di una coppia gay con tanto di figlio in passeggino (negli anni 90?) che suscita lo sdegno di un intero paese. Il corto è inoltre didascalico nella sua colonna sonora, invadente e onnipresente, che non lascia un attimo di respiro alle immagini (e che in un cortometraggio senza dialoghi rischia di farlo assomigliare più a un videoclip), ed è didascalico nelle didascaliche didascalie finali, che spiegano per l’ennesima volta il senso del corto, senza la necessità di farlo.

Ha il gusto dello spottone ministeriale, “The Tip of the Iceberg“, ma senza il budget di un’opera finanziata dal MIC. E il problema non è tanto la sua natura indipendente, quanto il gettare troppi elementi nel calderone, annullando ogni possibilità di raccontare in maniera veramente incisiva le tematiche trattate. Sarebbe stato forse meglio concentrarsi su una storia sola, come quella del protagonista. Senza dubbio la più interessante (con tanto di plot twist finale) e forse l’unica a declinare realmente la tematica del cyber bullismo. Doveva essere la colonna portante del corto e invece finisce per perdersi, riducendosi a una mera cornice, troppo debole per contenere le altre. Non aiuta, poi, l’ambientazione degli anni 90, un po’ fine a sé stessa e mai realmente approfondita o credibile (non basta indugiare con dettagli sui fumetti di Dylan Dog, Tex Willer e Paperino, se poi il protagonista gira con un smartphone).

A fine visione resta una domanda: perché ambientare il corto trent’anni fa se l’obiettivo ultimo è quello di raccontare il presente? 

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