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Interviews

Giovanni Alfieri racconta “L’Ora – Inchiostro contro piombo”

Tra le serie Tv riproposte al Taormina Film Festival 70 c'è anche "L'Ora - Inchiostro contro piombo", la serie che racconta la storia del quotidiano di Palermo

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Nella Palermo del 1958 la redazione de L’Ora pagò un prezzo altissimo per aver voluto raccontare i diversi episodi di criminalità che si susseguivano tra Palermo e Corleone. E proprio da questo è nata la miniserie televisiva L’Ora – Inchiostro contro piombo, andata in onda nel 2022. La storia del quotidiano di Palermo L’Ora è stata presentata nella sezione Officina Sicilia della settantesima edizione del Taormina Film Festival.

L’Ora mette insieme debito e verità, è una storia attuale e autentica. In poco tempo è diventata un punto di riferimento per la stampa siciliana raccontando per la prima volta cosa fosse diventata la mafia, utilizzando una narrazione che è prima di tutto un racconto e non solo un atto di verità. Il risultato è stato una commistione di linguaggio e sguardi che ha notevolmente arricchito questa storia.

Ho incontrato uno degli attori protagonisti della serie, Giovanni Alfieri, (lo vedremo presto in una serie Sky) che si racconta in questa intervista.

Abbiamo rivisto sullo schermo del Taormina Film Festival la serie presentata a Roma, al Maxi, cinque anni fa. Che ne pensa?

«Credo sia stato il giusto tributo, gli ha restituito valore. E vedere la serie sul grande schermo, dopo cinque anni, è stata davvero una grande emozione, soprattutto per me perché è stato il  mio primo grande progetto.»

Mi racconta il suo personaggio?

Nella serie interpreto il personaggio di Domenico Sciamma. Un uomo dai tratti quasi fanciulleschi, forse anche un po’ ingenuo. Per amore della verità è capace di superare qualunque ostacolo e di affrontare ogni pericolo. Arriva direttamente da Corleone con una notizia bomba appuntata su due foglietti: la scomparsa di un sindacalista. È un personaggio lampante, capelli biondi e faccia pulita. Un diciannovenne che ha il sogno di diventare giornalista, che vuole abbandonare la provincia per emanciparsi. Ho cercato di raccontare la parte più tenera del mio personaggio, senza però togliere la sua “cazzimma” e la testardaggine che usa per raggiungere i suoi obiettivi.

Come si è preparato per interpretarlo?

E’ stato tutto piuttosto divertente, anzi ti dirò di più.È stato tutto un caso. Mi sono presentato alla serie per il ruolo di Liggio, l’antagonista. Mentre ero lì, ho iniziato a provare con il cast un paio di battute ed è successo qualcosa: abbiamo subito percepito che quello di Domenico era il ruolo adatto a me. Ho lavorato molto sui movimenti, sulla postura, ho pure dovuto perdere peso, ho cambiato pettinatura. Con la scelta poi dei costumi giusti il personaggio è venuto fuori automaticamente.

Quanto è importante raccontare queste storie?

È molto importante ma, al contempo, è anche emozionante soprattutto per me che sono siciliano. Io vengo da Scicli, sono un ragazzo che ha sempre avuto il sogno di diventare attore. Anch’io ho fatto la valigia e sono partito per Roma. Ammetto che sono stato fortunatissimo perché, pur essendo molto giovane (avevo appena 24 anni), sono stato scelto per un ruolo importante. Conservavo ancora tutta la freschezza dei miei sogni.

La serie è stata diretta da tre registi: Piero Messina, Ciro D’Emilio e Stefano Lorenzi. Che rapporto hai con Piero Messina?

«Posso dire con assoluta certezza che lavorare con Piero è un sogno. C’eravamo già conosciuti al Centro Sperimentale di Cinema, era stato mio docente, quindi c’era già stato anche un avvicinamento, soprattutto perché entrambi siciliani. Abbiamo un modo di intendere il cinema molto simile. Ci siamo ritrovati sul set dell’Ora ed è stato davvero bello. Tra l’altro Piero è un regista che lascia molto liberi sul set. E questo è un segno di grande generosità.

 

Editing: Martina Volpato

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