Stupid Games è un film horror del 2024 di Nicholas Wendl e Dani Abraham, distribuito da V Channels del produttore indipendente italiano Mario Niccolò Messina.
Rex e Jaxon sono invitati a una cenetta romantica da Celeste, la fidanzata di Jaxon. Ci saranno anche due sue amiche, quindi i ragazzi dovrebbero portare un terzo invitato. Quando un amico gli da buca, si propone all’ultimo il timido e sgraziato Stanley, tecnico del loro condominio. I due accettano più per disperazione che per gentilezza.

La cena non va come previsto a causa della goffaggine di Stanley e dell’antipatia che Rex prova verso Celeste. La serata viene interrotta da un black-out, per cui le amiche propongono di fare un gioco da tavolo, che presto inizierà a giocare con le menti dei ragazzi fino alla discesa nella follia e nell’assurdo della notte.
I personaggi
Stupid Games non è un film di mostri, tantomeno una storia di fantasmi ed esorcismi come quelle che abbondano in questo periodo.
Per ragioni anche produttive, di cui parleremo più avanti, il film si concentra sui personaggi, le loro differenze e diffidenze, per alzare l’asticella della tensione come anticamera del vero orrore. Si può dire che, senza fare spoiler, i ragazzi attirino inconsapevolmente su di loro l’elemento orrorifico per i loro difetti di carattere.
Spesso si dice che gli horror dove i protagonisti sono poco simpatici siano pessimi. Dovremmo tenere a loro, non desiderare che muoiano male. Ci sono delle eccezioni, e Stupid Games è una di queste. Lo è perché i ragazzi non sono antipatici per il gusto postmoderno dell’ironia: sono sinceramente insopportabili per la società che li ha prodotti. Non sono sicuro di poter dire che i due registi volessero fare critica sociale, con un film che alla fine non rientra nel “elevated horror”, per il semplice fatto che non lo dice espressamente com’è solito nel genere. Ma a un horror non serve lanciare messaggi col megafono per parlare del tempo che li ha prodotti. Come genere deve usare le ansie e le paure degli spettatori per tenerli incollati allo schermo, proprio per questo non invecchiano sempre bene nei decenni successivi all’uscita, almeno per il loro lato puramente spaventevole.

Stupid Games riflette la situazione delle travagliate relazioni sentimentali post-covid e intermediate dai social network dei ventenni-trentenni di oggi. Dove la società si trasforma in fretta e gli spazi sociali reali si assottigliano, anche le relazioni sentimentali diventano precarie e competitive tra i due sessi. Questo viste anche le tensioni sviluppatesi nello scorso decennio in temi quali i ruoli dei generi nel mondo di oggi.
Con le dovute differenze produttive e artistiche, Stupid Games funziona come Mother!, di Darren Aronfosky, dove il disagio e la paura vanno di pari passo verso un climax. La rezione dello spettatore a questo tipo di storie non è: “Oddio, spero che sopravvivranno!”, ma: “Vi prego, smettetela tutti!”
I protagonisti sabotano di continuo quello che dovrebbe essere un incontro romantico, e neanche i due fidanzatini del gruppo ne sono esenti. L’unico che ne esce in piedi e guadagna la nostra simpatica è per assurdo Stanley, proprio perché la sua autenticità nel voler essere accettato oltre le piccole angherie degli altri ci mostra il suo lato genuinamente buono. In un unico momento di ironia, anche le forze maligne lo prenderanno in simpatia.
Orrore in interni
Stupid Games fa parte di tutto un sottobosco di film indipendenti prodotti con meno di centomila, o anche cinquantamila dollari. In questa boscaglia si trovano sia film di serie z (vedasi la famigerata Asylum), che si vantano di essere trash, ma anche film autoriali di giovani registi , desiderosi di essere notati da realtà più grosse come la Bloomhouse o l’A24.
I periodi per le riprese sono brevissimi, e come in questo caso, possono durare anche solo una settimana. In queste condizioni proibitive girare un lungometraggio è un’impresa dove si deve puntare a poco ma di qualità. Wendl e Abraham ci sono riusciti in parte ambientando il 90% del film in un piccolo appartamento. L’espediente del blackout gioca a favore dell’atmosfera di mistero e bugie prodotta dall’illuminazione delle candele che i nostri usano per illuminare la notte. La qualità dell’immagine non è così troppo televisiva, ma potrebbe essere scambiata tranquillamente per un film a budget maggiore visto al cinema.
Il lungometraggio riesce a piazzare con economia di mezzi qualche buon jumpscare, e a usare con fantasia i mezzi a disposizione per non ripetersi troppo. Le uniche note dolenti del film sono un incipit inutile per la trama e sa di già visto in una moltitudine di altri horror e qualche effetto speciale scenicamente affrettato per mancanza di mezzi tecnici sofisticati. Anche il movente dietro il sovrannaturale fa storcere il naso, ma non si può dire che non sia in sintonia con il narcisismo dei protagonisti.
Nel complesso, Stupid Games è portato a casa con l’entusiasmo e il talento dei giovani attori. La regia gli fa da rinforzo gestendo intelligentemente i tempi della tensione e dei momenti più concitati. Non può gareggiare per forza scenica con nuovi horror del calibro di The Witch o Hereditary, ma per chi vuole gustarsi un film che sappia prenderlo alla sprovvista, Stupid Games è più che consigliato.
Stupid Games è visibile anche su YouTube