È venuto a mancare David Bordwell, professore, studioso e critico cinematografico. Personaggio di spicco e figura centrale per gli studi della settima arte. Il suo lascito è una ricca bibliografia su cos’è la storia del cinema.
La biografia
David Bordwell è stato autore di più di 140 scritti dando un grande apporto ai film della Criterion Collection, collaborando con più di 50 episodi per la Criterion Channel. Bordwell si laurea nel 1969 dopo aver studiato letteratura inglese e dopo il PhD all’Università dell’Iowa si dedica alla teoria e all’insegnamento della storia del cinema. Con il filosofo Carroll scrive Post-Theory: Reconstructing Film Studies, un’analisi disarmante sullo stato della storia del cinema. Tra i lavori più importati: The Classical Hollywood Cinema: Film Style and Mode of Production to 1960. Insieme alla moglie, David Bordwell gestiva un proprio blog Observations on film art pieno di sue idee sullo stato del cinema del passato e del presente. Tra i suoi scritti, si ricordano The Films of Carl-Theodor Dreyer , The Classical Hollywood Cinema: Film Style and Mode of Production to 1960 e Ozu and the Poetics of Cinema.
La rivista Indiewire ha stilato un elenco di film preferiti dal grande critico, tra i quali rientrano Ritorno al Futuro di Zemeckis e Com’era verde la mia valle di John Ford.
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Il pensiero di David Bordwell
Bordwell, in particolar modo nell’opera scritta con Carroll e The Classical Hollywood Cinema: Film Style and Mode of Production to 1960, ha sempre cercato di delineare l’importanza della visione del film sullo spettatore, più orientato a comprendere la storia invece che chiedersi come quella storia viene costruita. A tal fine concetti come fabula e narrazione sono sempre stati essenziali nelle analisi di David Bordwell.
L’Hollywood classica è spesso intesa come lineare in virtù della sua fabula distinguibile nelle varie parti. Per lo studioso americano la modalità narrativa classica tende ad essere onnisciente e questo perché la sua narrazione ha una conoscenza quasi completa degli eventi che permette di ricostruire ciò che nella fabula è esplicitamente mostrato. Queste caratteristiche per Bordwell non sono del tutto assolute, come i film polizieschi che tendono a sottolineare più dettagli e mettere il pubblico in difficoltà. Lo spettatore quindi per il critico ha un suo livello di autocoscienza durante l’intero film, e la sua dimensione di onniscienza cresce fino a cogliere il significato dell’intera fabula.
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Il ruolo dello spettatore
Per David Bordwell risulta fondamentale il ruolo del pubblico che visiona il film, per svelare lo stile del prodotto dell’Hollywood classica che sembra nascondersi. Secondo lui, lo spettatore ha vari strumenti per comprendere la fabula. Il linguaggio visivo in primis serve da veicolo per lo svolgersi della storia. E in secondo luogo è attraverso il tempo e lo spazio, almeno nell’Hollywood classica, che lo spettatore riesce ad orientarsi. Bordwell usa come parametro l’esempio del western Stagecoach di John Ford come emblema esplicativo di narrazione classica. Tutti i personaggi sono psicologicamente definiti e ciò permette al pubblico di iniziare a comprendere la narrazione del film. La fabula intreccia una storia di vendetta romanzata. I dettagli non sono nascosti anzi sono abbastanza visibili: la narrazione quindi tende ad essere onnisciente e altamente comunicativa. Lo sfondamento della quarta parete nei confronti del pubblico, da parte di uno dei personaggi del film, tende a rendere ancora più lineare la narrazione. Anche grazie a un processo di immedesimazione abbastanza palese nell’opera di Ford.
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David Bordwell quindi offre una panoramica avvincente della fabula del cinema d’oro hollywoodiano, e da ciò che sappiamo l’attributo “classico” quasi sicuramente lo dobbiamo ai suoi studi. Dando alla classicità della narrazione un valore speciale che non può prescindere dal modo in cui il pubblico deve orientarsi.