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Medfilm Festival

‘Matria’ Vivido ritratto di una tenace donna galiziana

Inserito nel focus Iberiana, del MED Film Festival, una storia femminile di lotte quotidiane, sentimentali e sociali, con un finale liberatorio

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Matria (2023) di Álvaro Gago ha inaugurato Iberiana, focus che quest’anno il MED Film Festival ha dedicato alla Spagna. La pellicola, esordio nel lungometraggio del regista Gago, era già stata presentata, nella sezione Panorama, del Berlino Film Festival.

Scritta dalla stesso regista, è il ritratto di una donna risoluta, che non demorde sebbene quotidianamente debba arrancare nelle avversità: lavoro e famiglia. Un’opera non originalissima, in cui a tratti si ravvisa un tocco sociale e umano alla Ken Loach; però rimane un vivido ritratto femminile.

Matria, la trama

Ramona (María Vázquez) è una madre single, ha una figlia diciottenne (Soraya Luaces) e tira avanti facendo lavori precari di ogni genere. È sempre alle prese con problemi economici e fa fatica ad arrivare alla fine del mese, ma è sempre riuscita a cavarsela come meglio ha potuto.

Ha sopportato tutti questi sacrifici fino al giorno in cui una ricca personalità locale ha dichiarato pubblicamente che le donne dovrebbero “muovere il culo e lavorare”. Questa affermazione la ferisce profondamente, e le fa mettere in discussione tutta la sua vita e le sue scelte fino a quel momento. Ramona vuole solo assicurare un futuro dignitoso a se stessa e a sua figlia, ma a quale prezzo è ancora disposta a farlo?

Matria, all’origine del film

Il termine Matria è un neologismo, quasi una “crasi” tra “madre” e “patria”. Una femminilizzazione del termine patria, che con i secoli ha acquisito un significato troppo maschilista. E questo aspetto è importante, perché va ricollegato all’ambientazione del film: la Galizia.

Regione situata nel nord-ovest della Spagna, confinante con il Portogallo, la Galizia è usualmente un paese a tradizione maschile. Ma le donne hanno contribuito tanto alle lotte di identificazione della propria terra (Miña terra galega), soprattutto quando gli uomini emigravano per lavoro.

Ma alla base di Matria c’è anche il corto precedente di Álvaro Gago, Matria (2017). Pertanto il lungometraggio Matria è uno sviluppo di quel cortometraggio. Stesso focus sulla battagliera Ramona, ma con un cast differente, ad esclusione dell’attrice Pilar Fragua, che interpreta sempre il ruolo dell’amica.

Un cambio di cast funzionale, ma che sposta il film verso un contesto più appetibile. Nel cortometraggio Ramona era una donna fisicamente “sgraziata”, mentre ora María Vásquez dona al personaggio una fisionomia più sensuale, di una donna ancora fascinosa.

Però è interessante notare che a questa Ramona è stato dato il cognome dell’attrice del corto: Bouzón. Un in-joke del regista-sceneggiatore in omaggio-rimando all’antecedente opera.

Matria, il ritratto di una donna tenace

Ramona, donna sopra i quaranta, si sacrifica per mantenere la casa e la figlia. Una donna ancora piacente, sebbene il suo aspetto sia intaccato dai logoranti lavori: quelli di operaia in una fabbrica e di manovalanza su un peschereccio.

Per adempiere a quello che lei crede sia giusto, rinuncia o rinvia “sine die” anche la cura adeguata di sé . Fino a quando una sua amica, indipendente da qualsiasi legame sentimentale e dalla terra d’origine, le instilla il dubbio che sia giusto pensare a se stessa.

Il problema di Matria è di non aggiungere qualche particolare in più alla già ampia galleria di figure femminili che lottano giornalmente per avere quello che loro spetta. Non è nemmeno inedito il ritratto di famiglia tratteggiato: ex marito poco di buono e tendente all’ubriachezza, e figlia con cui è difficile confrontarsi.

Il pregio della pellicola sta invece nella messa in scena, che riesce a trasmettere quel senso di tenacia della protagonista, grazie alla fotografia quasi documentaristica di Lucía C. Pan. E alla valida interpretazione di María Vázquez.

Matria

  • Anno: 2023
  • Durata: 98'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Spagna
  • Regia: Álvaro Gago