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‘Passages’ – un triangolo queer specchio della debolezza umana

Un racconto più legato alla realtà che alla verosimiglianza. Questa è la sua forza e Sachs la mantiene fino in fondo. Disponibile su MUBI.

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Passages

Passages è la nuova opera di Ira Sachs, presentata al Sundance Film Festival 2023 e, subito dopo, al 73° Festival Internazionale del Cinema di Berlino. La distribuzione internazionale è di MUBI, la quale lo rende accessibile in Italia dal 17 novembre 2023.

Il regista non è nuovo a tematiche queer. Keep the Lights On (2012) è un prototipo di Passages, dove viene analizzata la storia di una coppia – anche in questo caso, il protagonista è un regista cinematografico. I toni dell’amore (2014) va ad indagare una relazione fra due uomini adulti, i quali si scontrano con la quotidianità intrisa anche di discriminazioni. Little Men (2016) potrebbe essere l’antesignano di Close (2022) di Lukas Dhont, dove al coming of age viene affiancato il tema dell’omosessualità, velata, di uno dei giovani protagonisti.

Passages e il suo racconto

Tomas è un regista cinematografico tedesco che vive e lavora in Francia. È sposato con Martin, artista che lavora in una tipografia. Alla fine della realizzazione di una pellicola, Tomas inizia una relazione con Agathe, giovane donna che lavora saltuariamente come comparsa. Questa avventura ha degli alti e bassi che coinvolgono tutti e tre i protagonisti. Mentre Tomas cerca di capire che cosa vuole realmente dalla vita, Martin tenta di ricostruirsi una vita con Amad, giovane scrittore. Agathe si trova, invece, ad affrontare una gravidanze che va ad acuire le perplessità della sua famiglia, che non vede in Tomas un compagno ideale.

Tomas si ritrova in un turbinio di emozioni, sentimentali e prettamente fisiche, che lo destabilizzano e lo portano a non decidere in maniera netta la strada da percorrere. Per questa ragione, saranno Martin e Agathe a imboccarla, lasciando il regista tedesco in balia di sé stesso.

 

La parte autobiografica del regista in Passages

Il regista statunitense cerca di muoversi fra corde che ritiene affini e, in maniera non casuale, inserisce una parte autobiografica nel protagonista Tomas. Il cinema nel cinema, che sarebbe un aspetto interessante se fosse stato approfondito, è visibile solo all’inizio della pellicola, che risulta essere una delle parti migliori. Vedere l’alter ego di Sachs alias Tomas che spiega ai suoi attori come scendere le scale piuttosto che dove mettere le mani fa assaporare allo spettatore quello che realmente succede dietro la macchina da presa. Lo fa con onestà intellettuale, che include anche i toni aspri che possono esserci quando una scena non risulta perfetta. A chi gli ha chiesto il perché della professione di Tomas, il regista ha risposto:

Per il rapporto personale con la mia professione. […] l’ansia del controllo e la voglia di ricercare i limiti del desiderio è la stessa. E poi quello del cinema è il mondo che conosco meglio. (Ira Sachs)

Anche i festeggiamenti post produzione sono interessanti e sbrigativi, incentrati sull’approccio fra Agathe e Tomas e ignorando la chiusura della frequentazione fra la ragazza e un collega. Una situazione che avrebbe potuto aprire al mondo di Agathe e che invece la relega a terza incomoda.

La costruzione narrativa di Ira Sachs

Sachs decide di usare una rappresentazione didascalica, essenziale, evitando musiche situazionali. Quelle che usa sono quasi esclusivamente diegetiche. Vuole puntare sulla storia e ciò è evidente anche dalle inquadrature, non convenzionali, che potrebbero risultare quasi sporche. Anche i lunghi momenti di silenzio portano a una sottolineatura del racconto più che delle parole usate per farlo. Inoltre, in quest’ottica, diventa significante l’uso della doppia lingua – inglese e francese.

A queste si va ad unire un montaggio diretto, netto, che permettere al film di rimanere in quella costruzione che il regista ha imbastito. La fotografia di Josée Deshaies va a evidenziare momenti topici, come il finale. Per contrasto, esso diventa quasi a sé stante rispetto al resto della costruzione: enfasi, movimento, musica e luci vanno ad accentuarne lo stacco come fossero i fuochi d’artificio di fine festa. I costumi di Khadija Zeggaï servono, invece, a risaltare la figura fluida di Tomas, rimanendo nella mediocrità per gli altri personaggi.

È una sequenza di estasi e tormenti simili a quelli che attraversano le nostre vite. Il mio cinema e in particolare la sequenza di cui parliamo volevano esserne il riflesso. (Ira Sachs a Taxi Drivers)

L’equilibrio fra narrazione e personaggi

Quando la narrazione filmica diventa così determinata, risulta poi fondamentale la parte interpretativa, la quale potrebbe essere soverchiata dalle scelte tecniche. Erwan Kepoa Falé non ha grandi possibilità di giocare sul personaggio di Amad, il nuovo amante di Martin. In poco più di tre scene, Amad viene raffigurato come uomo tranquillo, fin troppo pacato, soprattutto nel momento in cui Martin chiude la relazione con lui.

Agathe è un personaggio che potrebbe avere tantissime sfumature e che avrebbe potuto essere indagato maggiormente, soprattutto in certi momenti. Adèle Exarchopoulos è sicuramente un’ottima interprete – ne abbiamo la conferma in La vita di Adele (2013) – con una potenzialità che va oltre a quella espressa in Passages. Nel film di Sachs la donna è intrappolata dalla sceneggiatura che le impone di essere quasi esclusivamente il tramite del vero dialogo – quello fra i due uomini – mentre la sua storia si perde nel sottotesto.

Si ha come l’impressione che il suo confronto con i genitori, così come il suo aborto e la sua decisione di chiudere la relazione tossica con Tomas, venga riportato sullo schermo solo come evento utile a dar seguito al racconto primario. Così come sorge il dubbio che Agathe possa essere usata come figura utile per l’accettazione di una storia omosessuale più che per la messa in pellicola della fluidità del protagonista.

Una coppia ben assortita

Inaspettatamente, ad essere avvantaggiato dal racconto è Ben Whishaw. Martin, il personaggio da lui impersonato, gli dà la possibilità di esplorare e mettere in risalto l’altalena di emozioni a cui va incontro. Whishaw fa il comprensivo, il tradito, il risentito e il confuso riuscendo a far passare allo spettatore tutti questi stati emotivi. Ed anche nella scena di sesso più spinta mantiene quella naturalezza che molti, con superficialità, potrebbero indicare come scontata – vista la sua non celata omosessualità. È l’alter ego di Erik in Keep the Lighs On, nonostante la corrispondenza con la parte autobiografica – l’essere regista – faccia pensare diversamente.

Franz Rogowski è un attore che, negli ultimi anni, sta riscuotendo un successo internazionale. Chi lo ha visto in pellicole come Freaks Out (2021) piuttosto che in Great Freedom (2021) o nel recentissimo Lubo (2023) ha idea della sua bravura. Nel lavoro di Sachs, l’attore non riesce a dare le stesse forte emozioni che ha trasmesso nel film austro-tedesco dove interpretava Hans, altro personaggio queer.

Questa sua “imperfezione” riesce però a essere producente ai fini della pellicola, ponendo Tomas in forte contrasto con Martin e, allo stesso tempo, legandolo indissolubilmente alla realtà che ci circonda. Tomas risulta viziato ed egoriferito, senza una consapevolezza adulta che lo porti ad assumersi le proprie responsabilità e a dar peso alle proprie scelte.

Il sesso come ispirazione autorale o commerciale?

Passages non è esente da forzature legate all’aspetto commerciale, come le dissonanze nello schema sessuale, che hanno un unico momento di sfogo reale. La scena di Tomas e Martin che fanno sesso dopo il primo ritorno del regista dal marito non era indispensabile. Inoltre, è in contraddizione con le modalità raffigurative tenute nelle altre scene, di cui alcune proprio tagliate ed altre decisamente velate. Rispetto al suo antesignano Keep the Lights On, questa pellicola ha uno schema meno efficiente anche se è migliore stilisticamente.

Per me queste scene sono dei modi per segnare l’esperienza di guardare un film: sono dei punti di contatto tra gli spettatori e lo schermo […] Penso all’impatto che hanno avuto su di me i corpi in Je, tu, il, elle di Chantal Akerman. (Ira Sachs a Taxi Drivers)

Il film di Sachs è interessante da vedere per la tematica, fuori dai classici schemi rassicuranti, figlio di una cinematografia queer molto distante dalla rappresentazione di Özpetek e più vicino a Xavier Dolan, anche se non arriva al livello del giovane regista canadese. Inoltre, è interessante come gli ingredienti usati in Passages richiamano molto il recentissimo Nuovo Olimpo (2023) di Özpetek: misenabismo cinematografico non approfondito; scene di sesso velate; nudità occasionali non necessarie; fluidità e ingombrante presenza femminile normativa.

Passages

  • Anno: 2023
  • Durata: 91'
  • Distribuzione: MUBI
  • Genere: Drammatico, Sentimentale, Queer
  • Nazionalita: Francia, Germania
  • Regia: Ira Sachs
  • Data di uscita: 17-August-2023