fbpx
Connect with us

Alice nella città

‘Katika bluu’ ci svela la realtà della guerra in Congo

Il difficile reinserimento nella comunità di un adolescente congolese che fu arruolato nei gruppi armati. Un Coming of Age su una realtà poco nota.

Pubblicato

il

Katika Bluu di Stéphane Vuillet e Stéphane Xhroüet, in concorso ad Alice nella città, ci fa scoprire una realtà poco raccontata. Una realtà della Repubblica del Congo di cui si era parlato, e non sempre con attenzione, principalmente durante la seconda metà anni Novanta del secolo scorso.

Una guerra civile interetnica, di pulizia razziale, che dal 1996 al 2003 ha scombussolato il già fragile e martoriato paese africano. Un conflitto tra popoli per la conquista e il controllo delle risorse naturali che ci sono in Congo.

Gruppi armati che si nascondono nella foresta, spietati battaglioni che uccidono, stuprano le donne e rapiscono e indottrinano bambini e ragazzi per portare avanti la loro virulenta causa bellica.

Si stima che nel 2022 circa 1545 bambini, alcuni di appena cinque anni, sono stati reclutati per divenire soldati. E può capitare che come prima azione da compiere ci sia quella di uccidere i genitori.

È questa tragica realtà che sta dietro ai ragazzi e bambini che vediamo in Katika Bluu, e di come il CTO creato dall’Unicef sia una maniera per recuperarli e reinserirli nella società.

Katika Bluu, la trama

Bravo è un soldato sedicenne congolese che vive a Goma e ha il ruolo di tenente nella foresta. Nel settembre del 2022, una banda armata lo trova e lo porta in un CTO (Centro di Transito e Orientamento) per rieducarlo e inserirlo nella società permettendogli di fare la vita che fanno tutti i suoi coetanei.

Lui però non vuole sottostare alle regole del centro e si ribella perché non vuole essere trattato come gli altri. Il suo desiderio più grande è quello di ricongiungersi con la sua famiglia da cui è stato separato a causa della guerra.

Una storia esemplare

Bravó, il giovane protagonista, rappresenta che cosa significa resettare una mentalità istigata con violenza, e di come fare in modo di reinserire un giovane in una comunità, dove le relazioni devono avvenire con rispetto.

Il protagonista, proprio a causa del lavaggio del cervello subito dai gruppi armati, si crede superiore, spavaldo, portatore dell’unica verità. Dopo un iniziale pulizia (bagno e vestizione), Bravó si ridisegna i segni distintivi dei combattenti sul volto.

Non vuole sottostare alle regole del centro e cerca di sopraffare i più deboli. Ma subito viene riportato alla realtà dei suoi “infantili” anni adolescenziali, dopo che si arrogato il diritto di raccontare che è giusto violentare le donne per creare una genia nuova.

Questa sua protervia è subito spenta dalle stesse donne del centro, poiché loro hanno subito questa tremenda onta dello stupro etnico. Gli danno una lezione senza picchiarlo, ma soltanto mettendolo in ridicolo di fronte agli altri, dicendogli di dimostrare che se è veramente un uomo, deve essere capace di violentarle.

Il suo pianto, il suo coprirsi in maniera quasi fetale, attesta come la sua boria sia soltanto esteriore, causata da una distorta educazione impartita.

Un carattere selvaggio, animalesco, quello di Bravó che si esprime anche attraverso l’inutile uccisione di un coniglio. Uno sfogo, un atto di predominanza per mostrare la sua forza. Per smorzare questa rabbia, questa visione falsata che ha acquisito, ci vorrà molto, e come si vedrà quello di cui ha bisogno è attenzione, amore.

Lo sguardo di Francine, una giovane ragazza volontaria, sarà già un antidoto, per ritornare umani. Ma purtroppo la gravosa situazione in Congo, che ancora porta le cicatrici di tutte quelle violenze, non potrà dare un lieto proseguimento a Bravó. Gli abitanti del suo villaggio non gli perdonano quello che ha fatto.

Ma questo finale amaro, non toglie a Bravó di essere riuscito a reinserirsi nella comunità, a lasciarsi alle spalle la violenza e divenire un carismatico capo, che può aiutare i più deboli.

E tutto questo particolare Coming of Age, in cui il protagonista non entra in una vera e propria fase adulta, ma rientra nella giusta dimensione adolescenziale, viene realizzato dai due registi mantenendo uno stile documentaristico. Una narrazione certamente costruita, ma tutta realizzata cercando di mantenere un approccio vivo, con riprese fatte con la macchina a spalla.

I registi seguono Bravó nelle sue azioni, e danno anche un quadro d’insieme del CTO, mostrando gli altri ragazzi, anch’essi martoriati dal recente passato (il bambino con la benda su un occhio).

Katika bluu

  • Anno: 2023
  • Durata: 72'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Belgio
  • Regia: Stéphane Vuillet, Stéphane Xhroüet