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‘La Controfigura’ ricercare un’identità attoriale
Su Mubi il particolare docu-fiction con Filippo Timi e Valeria Golino
Published
2 anni agoon
L’artista visuale, Rä di Martino, dirige, scrive e in parte interpreta La Controfigura, film del 2017 presentato alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia sezione Cinema nel Giardino, che rappresenta il suo primo lungometraggio. Co-prodotto da Dugong Films e In Between Art Film, l’opera vede attori noti come Filippo Timi e Valeria Golino, e il protagonista interpretato dal fotografo Corrado Sassi. La Controfigura è disponibile su MUBI.
La Controfigura: il trailer
Il meta cinema e la ricerca di sé: La Controfigura
Nel suo film surreale di Martino esplora la perdita del sé e della sua curiosa rivendicazione, attraverso il personaggio di Corrado. Una controfigura usata per testare le inquadrature. Lo scenario è quello di Marrakech dove agisce una piccola troupe cinematografica in cerca della location giusta per il film, circondati da isolati e vasti deserti. I sopralluoghi servono a individuare il luogo in cui dovrebbe avvenire il remake di un film americano in cui il protagonista torna a casa a nuoto. Mentre Corrado fa fatica a entrare nella parte anche a causa della sua balbuzie, Timi e la Golino si confrontano con i loro ruoli e quelli dei loro alter ego marocchini. La di Martino cerca a suo modo di fare un placetelling di Marrakech, mostrandoci soprattutto le piscine, i mercati disordinati, stando ben lontana nel riprendere lussuosi hotel e campi da golf.
Ciò perché la messa in scena e in quadro è stretta sul volto di Corrado, perplesso sul suo ruolo all’interno della produzione, ma anche spinto dalla voglia di conoscere ciò che non sa. Convinto nel divertirsi ad apprendere un mestiere che non conosce, si corregge e si ferma quando la balbuzie è troppo forte, e col sorriso sulle labbra ricomincia a ripetere le battute tra italiano e francese. Prova le sue pose, cammina mezzo nudo nelle strade del Marocco immergendosi nel doppio ruolo dell’uomo nel mare e dell’attore in cerca di identità.
Troupe bloccata
Come la stessa di Martino ammetterà all’interno del film, La Controfigura mischia le carte tra narrazione filmica e documentario. La troupe cinematografica agisce nell’ambivalente funzione del cinema, nelle prove con Corrado e in quelle di esecutori di un docu a metà. Mentre la controfigura è in pausa, quest’ultimo viene ripreso in una sorta di confessionale sulla sua vita, le sue aspirazioni e il suo stato d’animo. Sempre stringendo in primo piano e asimmetricamente, dando l’idea che la ripresa non ci sia e quindi neanche la cinepresa. Mentre la ricerca del sé di Corrado è in costruzione, ma procede più o meno in salita, quella del personaggio di Timi no. Gira intorno al set come Corrado, ma senza riuscire a trovare un senso al proprio ruolo. Perennemente stanco e affaticato dalla mancata intesa con la Golino.
La di Martino ci aggiunge le rispettive controfigure marocchine di Timi e Golino. A detta di uno degli operatori del film, dovrebbero essere come Lauren Bacall e Humphrey Bogart. In una delle scene ai bordi della piscina, infatti, il film sembra omaggiare il cult di Howard Hawks Acque del Sud / To Have and Have Not. La confusione tra ciò che è figura e il suo contrario si ricollega allo sfasamento di Timi ben riprodotto, rispettoso dell’importanza della finzione filmica. Durante le prove riprende uno dei personaggi che, mentre salutava il suo Corrado, guarda per sbaglio in camera. Ferma tutto cercando di dare alla finzione la sua struttura.
Il docu dell’assurdo di Rä di Martino
La vera ricerca che fa la visual filmmaker non sta tanto nel mettere in produzione il remake di The Swimmer di Frank Perry, ma nell’intento di ricreare un lavoro sperimentale che affonda le radici in Beckett e Ionesco. L’assurdità esistenziale dei due Corrado (Timi e Sassi) si appoggia sul’assoluta mancanza di strutture logico-conseguenziali. Gli eventi sono slegati da ogni apparente logicità narrativa e scoperti solo dallo stato d’animo dei due protagonisti. La Controfigura vive dell’assurdità di un discorso filmico che non c’è e nel quale Timi gioca il ruolo dell’attore senza nome nell’Atto senza parole di Samuel Beckett. Il Corrado di Timi si muove tra la piscina col nome del suo personaggio ma senza manifestarlo mai nella sua compiutezza e quindi senza esserlo.
Agisce per ritrovare il suo ruolo, nel rapporto con la Golino, nello straniamento a petto nudo nel set della piscina. Cerca di trovare delle forbici immaginarie con cui creare e aggrapparsi al suo personaggio, senza mai riuscirci. Alla fine si lascia cadere sul divanetto della piscina, esausto e sfinito con la consapevolezza di aver fatto di tutto per trovare il suo personaggio. Un’opera complessa a un occhio non abituato all’astrattezza formale sul grande schermo. Ma dalla quale si evince tutta la doppiezza della settima arte. Un film pieno di simboli e metafore dell’uomo impaurito, ma voglioso di essere qualcun altro, in ciò ben rappresentato dalla controfigura, e il timore di non riuscire ad applicare ciò che un uomo sa, qui nella magistrale interpretazione per sottrazione di Filippo Timi.
Una Contro-Regia
Ciò che si desume dalla bravura Rä di Martino è rendere assurdo e anarchico ciò che può. Riprese statiche e a camera a mano si alternano a tecniche discontinue che vivono in sovrastrutture allegoriche e anti-formali. Nella sua ricerca insistente di verità tra documentarismo e finzione esistenzialista, la visual artist dà un senso al suo assurdo. Rende protagonisti i pesci che fluttuano nelle acque marocchine. Inquadra in dettagli oggetti come sigarette e posaceneri mentre il personaggio della Golino parla in voice-over. La spontaneità degli attori e la loro nudità nella difficoltà a essere in scena vengono esplicate con precise riprese del corpo che spesso rendono Timi un oggetto di scena. Alla stregua dei pesci rinchiusi all’interno del mare.
La Controfigura di Rä di Martino è un film sperimentale sulla ricerca della prova attoriale e le sue varianti. Avvalendosi di sfumature beckettiane, stravolge le regole formali del meta cinema, sdoppiando i due Corradi e rendendoli forme artistiche nell’oceano del cinema.