L’uomo che non c’era (2001), disponibile su Prime video, è la nona pellicola dei fratelli Coen. Grazie ad un bianco e nero da favola, il film ci riporta indietro nel tempo, e ci riconcilia con la fantastica stagione dei noir americani.
La trama
Ed Crane (Billy Bob Thornton) un uomo di mezz’età, taciturno e riservato, lavora come barbiere nel negozio del cognato Franz (Michael Badalucco). Sposato con Doris (Frances McDormand) non dà molto peso al fatto che lei si consola tra le braccia di Big Dave Brevster (James Gandolfini), il suo principale. In bottega si presenta Creighton Tolliver (Jon Polito), che convince Ed che il futuro è nel lavaggio a secco e gli rivela che sta cercando un socio che investa del capitale. Ed intuisce che questa idea potrebbe, finalmente, dare una svolta alla sua grigia esistenza ed escogita un piano. Con una lettera anonima minaccia Brevster di spifferare tutto a sua moglie e gli chiede in cambio diecimila dollari. Intascati i soldi, diventa socio di Tolliver, ma Brevster, credendo che Tolliver sia il suo ricattatore, lo uccide. Nel corso di una lite, Ed, involontariamente, provoca la morte di Brevster e Doris, accusata dell’omicidio, é arrestata. In sua difesa è chiamato il famoso avvocato Freddy Riedenschneider (Tony Shalhoub), ma il giorno del processo, lei s’impicca. La vita di Ed procede senza scosse, fino a quando non è ripescato il cadavere di Tolliver. Accusato dell’omicidio, Ed è condannato alla sedia elettrica.
Ed Crane, protagonista anonimo e senza spina dorsale
L’uomo che non c’era si apre con la voce fuori campo del protagonista che si presenta così allo spettatore:
“Già, lavoravo in una bottega di barbiere ma non mi sono mai considerato un barbiere. Ci sono inciampato dentro o meglio ancora mi ci sono sposato. L’impresa non era mia; come si dice, per me era solo un lavoro. Era una topaia di neanche venti metri con tre sedie o postazioni anche se ci lavoravamo solo in due. Franz , mio cognato, era il barbiere capo. Ragazzi quanto chiacchierava. Io invece non parlo, molto. Io taglio solo i capelli.”
Con queste poche, ma fulminanti battute, i Coen mostrano Ed come una persona anonima e taciturna, un uomo la cui Storia gli passa accanto senza sfiorarlo e la cui vita scorre addosso senza lasciare traccia:
“Ero come una fantasma che cammina per strada: ero un fantasma, non vedevo nessuno e nessuno vedeva me”.
Ed non si ribella al tradimento della moglie, non rompe il muso al suo amante ma, impermeabile ad ogni emozione, continua, come se nulla fosse, a tagliare capelli nella piccola bottega da barbiere del cognato. Una sola volta nella vita prova a mutare il proprio destino e decide di fare il grande salto con il lavaggio a secco, ma la dea bendata lo punisce, voltandogli le spalle. E quando Franz e Brevster, scoprono che era al corrente del tradimento della moglie, non possono fare a meno di urlargli in faccia: “Ma che razza di uomo sei?”.
L’unica persona che gli scalda il cuore è la tenera Birdy (Scarlett Johansson) per la quale sogna un’improbabile carriera da pianista.
La poetica noir
Come ogni noir che si rispetti, L’uomo che non c’era è attraversato da un’atmosfera vagamente onirica, ambigua e irreale. I Coen però rivisitano il genere, lo depurano dalle ambientazioni notturne e affidano la fotografia a Roger Deakins che, rispetto alle pellicole in voga negli Anni Quaranta, utilizza un bianco e nero poco contrastato. Un noir atipico, se vogliamo, che manda in soffitto le classiche dark-lady di turno e i poliziotti privati dalla pellaccia dura e dalla pistola facile.
Fedeli alla poetica del noir il destino è il vero protagonista della pellicola. Lo scrittore James M.Cain, infatti, nel suo splendido romanzo Il postino bussa sempre due volte, ci ricorda che la sorte è sempre in agguato e il silenzioso Ed, non a caso, finisce arrosto per un delitto che non ha commesso.
Da incorniciare, infine, l’arringa di Freddy Riedenschneider:
“C’è questo tizio, in Germania, Fritz qualcosa… non lo so… o forse mi pare Werner, comunque…La sua teoria è che se vuoi verificare qualcosa scientificamente… i pianeti che girano intorno al sole, di cosa sono fatte le macchie solari, perché l’acqua esce dal rubinetto… devi osservare il fenomeno. Ma, il semplice guardare, alcune volte, il guardare cambia il fatto e tu non puoi sapere cosa sia successo nella realtà o che cosa sarebbe successo se tu non avessi ficcato il tuo grosso naso. Perciò non ha senso chiederci cosa è successo…Il semplice guardare cambia il fatto. Si chiama principio d’indeterminazione. Sembra un’idea bislacca ma anche Einstein l’ha presa in considerazione. La scienza, la percezione… la realtà, il dubbio…il ragionevole dubbio. Sto dicendo che alcune volte più guardi e meno conosci. E’ un fatto, è provato, è un fatto e comunque è l’unico fatto appurabile. Questo crucco ha buttato giù anche una formula…”
Grazie anche ad una sceneggiatura praticamente perfetta (scritta dal regista con il fratello Ethan) a dei dialoghi intensi e calibrati, il film fu premiato al Festival di Cannes 2001 (ex aequo con Mulholland Drive di David Lynch). David di Donatello 2002 come miglior film straniero. Distribuito da Medusa Film
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