‘La regina Carlotta: Una storia di Bridgerton’ Tra realtà e fantasia
Dal 4 maggio su Netflix, la miniserie La regina Carlotta: Una storia di Bridgerton è lo spin-off incentrato sulla figura della regnante britannica, dal momento in cui sale sul trono, sposando il principe Giorgio III, sino ai giorni in cui scopre di star per diventare, finalmente, nonna.
Disponibile su Netflix dal 4 maggio 2023, La regina Carlotta: Una storia di Bridgerton è una miniserie di 6 episodi, spin-off del fenomeno basato sui romanzi di Julia Quinn e prodotto da Shonda Rhimes. Al centro del progetto, la figura della regnante britannica – interpretata da giovane da India Amarteifio e da adulta da Golda Rosheuvel – alle prese con nuove responabilità, dal punto di vista privato e pubblico.
Come la serie della quale è appendice, anche La regina Carlotta: Una storia di Bridgerton esibisce il classico stile Regency, ben amalgamato con suggestioni alla Harmony, che gli impediscono di brillare sino in fondo e di allargare il suo target di riferimento. Peccato, soprattutto perché le storie che fanno da sfondo hanno una loro veridicità, accuratezza e importanza.
La regina Carlotta: Una storia di Bridgerton | La trama
Carlotta ha 17 anni ed è promessa, dal fratello maggiore Adolfo (Tunji Kasim), niente meno che al Re dello stato più potente del mondo, Giorgio III d’Inghilterra (Corey Mylchreest). Lei, in quanto nobile di una piccola e poco nota provincia tedesca, si sente inevitabilmente intrappolata e inerme. E gli abiti che indossa non fanno che ricordaglielo.
Dopo essere stata sottoposta a una visita alquanto simile a quelle effettuate dagli schiavisti, Carlotta prova ad accettare la sua sorte, ma il suo spirito indomito non le concede tregua. Quindi decide di fuggire, proprio il giorno delle nozze. Il caso vuole, però, che l’uomo a cui chiede una mano per scavalcare il muro di cinta sia il re in persona.
La formula utilizzata in Bridgerton, con la voce fuori campo della celebre Lady Whistledown – nella versione originale appartiene a Julie Andrews – torna anche qui, riprendendo quella leggerezza, ironia e originalità che caratterizzava la serie “madre”.
Cari gentili lettori…
Dopo aver chiarito che si tratta di finzione ispirata a eventi reali e che le libertà poetiche sono assolutamente intenzionali, la narrazione prende avvio, nel migliore dei modi. Complici l’atmosfera dell’epoca, lo sfarzo dei costumi, gli adattamenti musicali. Il mix di elementi messi in campo ed elaborati al fine principale di intrattenere funziona alla grande, almeno inizialmente.
Ovvio quanto sia necessario sospendere l’incredulità per poterne godere, altrimenti la magia si spezza. Dialoghi e situazioni sfiorano il paradossale, a partire dal colore della pelle della protagonista.
La questione della parità e la malattia del re
Sebbene ci siano fonti poco chiare e persino contraddittorie, la scelta di mostrare la regina Carlotta quale una donna di discendenze africane – e con lei, altri nobili, come per esempio la già nota Lady Danbury (Arsema Thomas da giovane e Adjoa Andoh da adulta) – serve a sollevare una questione precisa e pressante.
I temi del razzismo, dei diritti sociali, della parità, assumono importanza via via che ci si addentra nelle vicende e che si conoscono i personaggi. In un simile periodo di fermento sociale e politico, cruciale si rivela la figura della Regina Carlotta, che diviene il baluardo di tutto un popolo. Con tutto ciò che ne consegue.
Ci serviamo a vicenda.
Sulle spalle della giovane vanno così ad accumularsi tante responsabilità, che riguardano varie questioni, tra cui anche una molto privata.
Il rapporto con il marito, Giorgio III, si chiarisce in maniera graduale, regalando alcuni dei momenti più gradevoli e commoventi dello show. E andando, al tempo stesso, a ricollegarsi con quanto visto e sentito nei precedenti capitoli di Bridgerton, dove si parlava del malessere del re, senza mai averlo esplicitamente spiegato o mostrato.