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Lando Buzzanca, addio a uno dei divi del cinema italiano

Fu uno dei divi del cinema italiano degli anni Settanta, con pellicole in bilico tra satira di costume ed erotismo. Film aspramente criticati, ma di grandissimo successo in Italia e all'estero

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Lando Buzzanca

È morto, dopo una lunga malattia debilitante, Lando Buzzanca (1935-2022), il cui nome completo era Gerlando. Certamente molte pellicole in cui fu protagonista e gli diedero fama e successo restano prodotti dozzinali, però è innegabile che l’attore siculo, e quell’usuale personaggio da lui incarnato, ossia l’erotomane incallito, è stato un tassello fondamentale della cinematografia italiana.

Lando Buzzanca, tra la fine degli anni Sessanta e la metà degli anni Settanta è stato il rappresentante incontrastato del gallismo italico; più di Marcello Mastroianni e Vittorio Gassman. Non un latin lover, perché meno avvezzo a raffinatezze di conquista, ma un vero merlo maschio. Le pellicole di Buzzanca di quel periodo, sistematicamente stroncate dalla critica, ottenevano comunque successo tanto sul suolo italico quanto in varie parti dei mercati esteri.

Un vero e proprio mito, più che divo, tanto che nella lontana Buenos Aires venne istituito un fan club a lui dedicato, con moltissimi iscritti. E non va nemmeno dimenticato che Lando Buzzanca e la sua famelica sessualità ispirarono, benché soltanto a livello di titolo, il fumetto umoristico-erotico Lando (1973-1984), che narrava le vicende di Lando, un ragazzo milanese con una leggera fisionomia facciale di Adriano Celentano.

Nella sua carriera di massimo successo, quando appunto Buzzanca interpretava il gallo italiano, è stato tra l’altro: cameriere con tre palle, vichingo del sud, vacuo violoncellista con moglie sexy, tiranno gabbato,domestico arrapato, arbitro alacre in campo e a letto, ecc.

Lando Buzzanca

Homo eroticus

Lando Buzzanca, la prima parte della carriera

Nipote di Gino Buzzanca (1912-1985), caratterista apparso in moltissime pellicole, tra cui quelle di Franco e Ciccio, Lando Buzzanca fu scoperto e lanciato da Pietro Germi, sebbene fece una comparsata (nel ruolo di uno schiavo) in Ben Hur (1959) di William Wyler.

Con Germi, passato con successo alla commedia di costume d’ambiente siciliano, fece Divorzio all’italiana (1961) e Sedotta e abbandonata (1964). Due pellicole in cui Buzzanca interpretava, con bravura, ruoli di contorno, diciamo di colore. Erano giovanotti siculi inetti, attenti a non trasgredire le regole del buon costume siciliano, sebbene attratti dalle belle ragazze.

Ruolo simile anche ne La parmigiana (1963) di Antonio Pietrangeli, nel quale interpreta Michele Patanò, un poliziotto siculo di ferma tradizione comportamentale che vuole sposare la bellissima e libera Dora (Catherine Spaak); e anche nel tassello Come un padre, dell’episodico I mostri (1963) di Dino Risi, in cui è un giovane marito – siculo – che va una sera dal suo amico (Ugo Tognazzi) per confidare il suo terrore di essere cornuto. Non sa che è proprio il suo amico a beneficiare della  moglie di lui.

Tutte le altre pellicole di questo primo periodo, diciamo quasi di rodaggio, lo vedono in ruoli di differente spicco. Molte sono soltanto veloci prodotti di consumo, poche altre, come Il magnifico cornuto (1964) di Antonio Pietrangeli o l’episodico Made in Italy (1965) di Nanni Loy, opere che descrivono con arguzia usi e costumi del belpaese.

Menzione a parte per il dittico James Tont operazione U.N.O. (1965) di Bruno Corbucci e Gianni Grimaldi, e James Tont operazione D.U.E. (1966) di Bruno Corbucci. Due pellicole che parodiano il franchise di James Bond (che diede la stura a una sfilza di surrogati italioti), e dove Buzzanca è una spia siculo britannica, non proprio brillante come l’originale 007.

Lando Buzzanca

Sedotta e abbandonata

Lando Buzzanca, la svolta

Don Giovanni in Sicilia (1967) di Alberto Lattuada, tratto dall’omonimo romanzo di Vitaliano Brancati, è la pellicola che promosse Buzzanca a protagonista, e che lo inquadrò definitivamente in un determinato personaggio: il siciliano bramoso di sesso.

Il ruolo di Giovanni Percolla è una delle migliori interpretazioni di Buzzanca, con cui l’attore può dimostrare le sua capacità di dare sfumature non banali al personaggio. E il film, benché non sia tra i più riusciti di Lattuada, rimane una fustigante descrizione della cultura siciliana, familistica, religiosa e con gli uomini dal sangue caldo.

Da questo momento, tranne prime rare eccezioni in cui ancora ricopre ruoli di secondo piano, come ad esempio nell’internazionale Quei temerari sulle loro pazze, scatenate, scalcinate carriole (Monte Carlo or Bust!) di Ken Annakin, Buzzanca sarà il rappresentante dell’italiano virile, assetato di sesso.

Da Professione bigamo (1969) di Franz Antel fino a Prestami tua moglie (1980) di Giuliano Carnimeo i principali ruoli che interpreta sono quelli del mandrillo. Piccole variazioni, soprattutto di sfondo ambientale (contemporaneo o trecentesco), del personaggio di Giovanni Percolla.

Tra questa sequela di pellicole, spesso con titoli allusivi, e che dietro la satira di costume erano semplici commedie “pruriginose”, alcune sono divenute dei cult, e a volte criticamente rivalutate: Homo eroticus (1971) di Marco Vicario; Il merlo maschio (1971) di Pasquale Festa Campanile e con Laura Antonelli; Il vichingo venuto dal sud (1971) di Steno; Jus Primae Noctis (1972) di Pasquale Festa Campanile e con Renzo Montagnani; L’uccello migratore (1972) di Steno; L’arbitro (1974) di Luigi Filippo D’Amico; San Pasquale Baylonne protettore delle donne (1976) di Luigi Filippo D’Amico.

Divenuto introvabile, sebbene fu un grosso successo, Il prete sposato (1970) di Marco Vicario, che uscì nel medesimo anno di La moglie del prete (1970) di Dino Risi e con Marcello Mastroianni e Sophia Loren. Due commedie che cercavano di cavalcare l’onda della probabile apertura ecclesiastica al matrimonio per i preti. Tema che sarà al centro anche de Il prete, episodio di Contestazione generale (1970) di Luigi Zampa, dove il parroco è interpretato da Alberto Sordi.

Tra tutti questi film realizzati intorno al divo Buzzanca, spicca Nonostante le apparenze… e purché la nazione non lo sappia… All’onorevole piacciono le donne (1972) di Lucio Fulci, che al netto delle qualità, è una ferocissima satira contro la DC. L’onorevole Giacinto Puppis (Lando Buzzanca), che improvvisamente scopre di essere un satiro, è ricalcato su Emilio Colombo, alto papavero della Democrazia Cristiana del tempo. Questa presa per i fondelli, alla DC e a Colombo, costò, a livello di censura, molto cara al film di Fulci.

Mentre Il vichingo venuto dal sud, rivisto oggi, in un certo qual modo anticipa la descrizione, con toni umoristici, delle qualità urbanistiche e civili viste in Quo vado? (2016) di Gennaro Nunziante e con Checco Zalone. Chiaramente nel film di Buzzanca tutto è principalmente rivolto alla libertà sessuale dei paesi scandinavi, rispetto all’Italia.

Mentre Quando le donne avevano la coda e Quando le donne persero la coda (1972), ambedue diretti da Pasquale Festa Campanile e “parodie” della veloce serie di film preistorici britannici usciti alla fine degli anni Sessanta, mostrano la fondamentale importanza produttiva di Buzzanca in quel periodo.

Fatto morire nel primo film, dove aveva un ruolo non proprio di spicco, nel secondo Buzzanca interpreta un altro ruolo, e diviene il protagonista, che padroneggia sugli altri idioti cavernicoli.

Interessanti, sebbene poco riusciti, Il sindacalista (1972) e Io e lui (1973), tutti e due di Luciano Salce. Personaggi più costruiti, una satira di costume più mirata della società italiana del tempo; però poi prevale il personaggio Buzzanca, che quasi vanifica il lavoro – dinamitardo – svolto da Luciano Salce.

Lando Buzzanca

All’onorevole piacciono le donne

Lando Buzzanca, l’ultima fase

Terminati i fasti di Buzzanca, che lui imputa anche al disprezzo di una certa sinistra culturale che non apprezzava le sue idee di destra (MSI prima, Alleanza Nazionale poi), le apparizioni cinematografiche dell’attore diminuiscono drasticamente, e quindi preferisce dedicarsi al teatro e alla televisione.

Di questa ultima parte professionale, diviene un valido esempio per comprendere lo scalzamento generazionale la commedia Vado a vivere da solo (1982) di Marco Risi, in cui il protagonista è Jerry Calà, nuovo libidinoso del cinema di cassetta italiano, mentre Buzzanca è soltanto un personaggio secondario, ma sempre mosso d’appetiti sessuali.

Invece il misconosciuto Lo sciupafemmine (1988) di Michele Massimo Tarantini, realizzato in Brasile, è un tardivo recupero di quella formula che diede fama a Buzzanca, ma al contempo una dimostrazione di come l’attore aveva ancora un certo seguito in Sud America.

Ma la fine di quella gloria, che lo vedeva imperante ai botteghini, ha comunque permesso all’attore di potersi cimentare in ruoli maggiormente di spessore, drammatici. In questa sparuta ultima parte di carriera, degne di nota sono le partecipazioni a Secondo Ponzio Pilato (1987) di Luigi Magni; Tutti gli anni una volta all’anno (1994) di Gianfrancesco Lazotti; Il popolo degli uccelli (1999) di Rocco Cesareo; I viceré (2007) di Roberto Faenza.

Mentre nel fallimentare Il segreto del giaguaro (2000) di Antonello Fassari (anche attore), pellicola che doveva lanciare su grande schermo il coatto cantante romano er Piotta, Buzzanca ha un mesto ruolo parodico dei suoi antichi personaggi satiri: un uomo sposato di mezza età con problemi di erezione.

L’ultimo film interpretato da Buzzanca è Chi salverà le rose? (2017) di Cesare Furesi, “spin-off” di Regalo di natale (1986) di Pupi Avati. Il film è stato anche l’ultimo di Carlo Delle Piane (1936-2019).

Lando Buzzanca

Chi salverà le rose?