‘Houria’, romanzo danzante di formazione nella cupa Algeria
Bildungromans ambientato in Algeria, in cui la protagonista apprenderà la vera realtà e troverà nella danza la via di fuga e riscatto. In sala dal 21 Giugno
Distribuito in sala dal 21 Giugno da I Wonder Pictures e presentato alla 17º edizione della Festa del cinema di Roma, Houria (2022) di Mounia Meddour è un’opera che si inserisce nel sottogenere del romanzo di formazione, e al contempo fotografa la realtà dei paesi islamici, in questo caso l’Algeria. La protagonista, Houria (Lyna Khoudri), prova realmente sul proprio corpo le difficoltà di un paese ancora instabile, non pacificato e non pianificato.
Houria, la trama
La giovane Houria, appassionata di danza classica, subisce un trauma dopo un tentativo di furto. Durante il periodo di riabilitazione, incontra altre donne che hanno vissuto situazioni simili alla sua. Insieme trovano un modo creativo per perseguire la loro passione e affrontare le durezze della vita della società islamica.
Houria, il presente e la storia visti attraverso la protagonista
All’inizio la protagonista vive la propria giovinezza in modo spensierato, tra la passione per la danza, che attua con meticolosi e sfiancanti allenamenti, e la vita spensierata con gli amici, tra scherzi e situazioni poco legali (i combattimenti clandestini notturni in cui si scommettono su dei caproni).
Benché sia una ragazza responsabile, Houria s’interessa poco di quanto accade nella sua nazione, e non ha una radicata memoria del passato. Il trauma che subisce, anche a causa di una sua “leggerezza” (la frequentazione dei combattimenti notturni), la immerge dentro la vera realtà sociale dell’Algeria, che le apre gli occhi.
E qui inizia il romanzo di formazione, in cui la riabilitazione prima e la consapevolezza acquisita poi la trasformano in una persona conapevole, che sa come ribellarsi a questo stato di cose. Anche perché le soluzioni sono due: fuggire in Europa, come farà infaustamente la sua amica, oppure restare e reagire, attraverso l’azione, ai soprusi.
La danza è la via di fuga, e se all’inizio per Houria è bellezza artistica, leggiadria che può estraniarla dalle bruttezze del mondo, successivamente diviene arma poetica (le coreografie del ballo finale sembrano movimenti di arti marziali), con cui comunicare il rifiuto verso la società in cui vive, e omaggiare con amore la sua amica.
Siamo in uno stato in cui primeggiano l’arroganza e il coraggio (e certamente c’è anche una forte corruzione), come mostrano bene le due scene ambientate nel commissariato di polizia, in cui i due pubblici ufficiali non prestano adeguata attenzione a Houria e alla madre. E ancor peggio, chi prende in esame il loro caso è una donna, che dovrebbe essere molto più coinvolta nella situazione.
Soltanto una donna bianca, palesemente europea, prenderà seriamente in esame il caso, lavorando sul bisogno di una cultura differente per “gestire” certi fatti in Algeria (e nel mondo islamico in generale).
Ma il fattaccio in cui rimane coinvolta Houria mette in luce anche un passato di terrorismo (il delinquente che ferisce Houria è un terrorista pentito) che si cerca di nascondere, e che invece è ancora vivo nella mente e nella carne di molta parte della popolazione. Il terrorista è totalmente libero e avvezzo a guadagni poco leciti (le scommesse clandestine). Questo a sottolineare nuovamente l’insipienza della giustizia algerina.
Ma il tema del terrorismo torna prepotentemente anche nel personaggio della donna che Houria conosce durante la fisioterapia. Una donna che ha perso i suoi due figli durante un attentato dinamitardo sull’ autobus. Il mutismo, quindi, non è soltanto un trauma psico-motorio, ma anche una conseguenza a quanto si è vissuto: si rimane senza parole, senza forza di controbattere.
La regista Mounia Meddour Gens ha deciso di raccontare e mostrare tutto questo posizionando la macchina da presa quasi sempre all’altezza dello sguardo i Houria, quasi una pseudo-soggettiva. Come la protagonista, anche noi scopriamo poco a poco la realtà algerina, e possiamo toccare con lo sguardo il senso di vacillamento in cui si trova gran parte del popolo.