‘Summer of Soul’, il documentario sul festival ritrovato
Vincitore del premio Oscar come miglior documentario, Summer of Soul riporta alla luce l'Harlem Culture Festival del 1969, dove si esibirono Stevie Wonder, B.B. King, Nina Simone e molti altri
1969, New York. Siamo alla fine degli anni Sessanta, quel periodo che tanto ha scosso gli Stati Uniti sia socialmente che culturalmente. Gli anni delle manifestazioni per i diritti civili, del Vietnam, della violenza e del pacifismo, dell’esplosione della controcultura. È anche il decennio dei grandi festival musicali, come quello a Monterey nel 1967, che ha aperto la strada a Woodstock e all’Altamont Free Concert organizzato dai Rolling Stones, entrambi nel 1969. Proprio in quell’anno, tra giugno e agosto, si svolse anche un altro festival di cui fino ad ora erano rimaste poche tracce. Si tratta dell’Harlem Cultural Festival, che celebrava la cultura afro-americana e che coinvolse più di 300 mila spettatori nel corso delle sue giornate al Mount Morris Park di New York. Summer of Soul, il documentario vincitore del premio Oscar diretto da Ahmir “Questlove” Thompson (produttore discografico e batterista dei The Roots), riporta alla luce quell’evento ormai rimosso e dimenticato.
Eppure il festival fu ripreso, più di 40 ore di girato sono state ritrovate in uno scantinato, mai mostrate al pubblico, con l’eccezione di due brevi speciali televisivi nel 1969. Thompson, insieme al montatore Joshua Pearson, ha recuperato il materiale, salvandolo dalle morse di un passato che lo aveva quasi cancellato. Summer of Soul assume i contorni di uno “scavo archeologico”, che setaccia la memoria collettiva e dona nuova vita a un evento che ebbe una grande rilevanza per la Black Culture, in uno dei momenti più significativi della sua storia. Le immagini mostrano le esibizioni di artisti come Stevie Wonder, B.B. King, Nina Simone e tanti altri, di fronte alla folla riunita sotto il torrido caldo newyorchese.
L’anima nella musica e nei volti
Si celebrava la musica, tra jazz, blues, soul, gospel, R&B, ma era ben più di una somma di concerti. Era una preghiera collettiva, una manifestazione di identità e orgoglio con aspetto rituale. Il montaggio di Thompson e Pearson restituisce tutta la pregnanza di un festival che divenne catartico, organizzato da Tony Lawrence come risposta e come argine per la violenza che dilagava in quegli anni, anche a New York, a seguito della forte discriminazione e delle morti di personaggi come Malcolm X, Martin Luther King, John e Robert Kennedy. A trasparire è il potere della musica, la sua anima, che si leva attraverso il ritmo seducente creando un’integrazione almeno momentanea.
Un caleidoscopio di colori
Summer of Soul è soprattutto un caleidoscopio di colori, note, corpi, storie espresso principalmente tramite i trascinanti brani e la forza puramente cinematografica dei primi piani, di quella pluralità di mondi generata dai volti, evocazione dell’anima umana, come sostenne Béla Balázs. I volti dei Fifth Dimension e la loro gioia, il volto concentrato e determinato di Nina Simone, la forte emozione di Mahalia Jackson e il sentimento manifesto di B.B. King mentre fa cantare la sua chitarra, i volti eccitati e colmi d’orgoglio degli spettatori e quelli dei bambini che si lanciano in balli frenetici. Così come i volti odierni di spettatori, organizzatori e musicisti presenti all’epoca, a cui Questlove mostra le immagini ritrovate del festival per filmare la loro reazione e l’emozione nel rivivere quegli istanti così lontani nella memoria. Attraverso le immagini il ricordo si consolida e torna a vivere, e con esso una delle pagine più significative della cultura afro-americana e non solo.