Nell’ambito della seconda edizione del Festival del cinema tedesco, patrocinata dal Goethe Institute, dalla German Films, dall’FFA (Federal Film Board) e in programma al cinema Quattro fontane (Roma), vi è incorporata anche la rassegna Next Generation Short Tiger 2021. Undici cortometraggi scelti attingendo tra quelli realizzati dai registi emergenti, con alle spalle già una o due piccole opere, e quelli degli studenti vincitori dello Short Tiger Award. Questi undici lavori formano un’antologia di cortometraggi di differente durata, diversa realizzazione (live action oppure animazione), e cosmopoliti (autori provenienti da diverse parti del mondo), in cui ci sono alcune piccole perle ideative. Il Next Generation Short Tiger è stato creato nel 1998 dalla German Films.

Postpartum
Regia: Henriette Rietz
Durata: 4:36
Attraverso questo breve filmato d’animazione, la regista ripercorre – con fare auto-canzonatorio – il suo post parto, dopo la sua prima gravidanza. Per farlo, utilizza l’alter ego Herzette, una figura femminile molto grottesca. L’animazione ha un tratto infantile, quasi da fumetto per bambini, ma allo stesso tempo lisergico, in cui Herzette e le altre figure repentinamente assumono altre forme. Una visionarietà che rievoca un poco quella di Terry Gilliam. La desiderata maternità, usualmente spacciata come un paradiso, si rivela un inferno, con la perdita delle proprie libertà e lo sfaldamento del corpo. Eppure… tutte queste sfiancanti fatiche saranno apprezzate e ripagate, come evidenziano le ultime battute fuori campo.

Animali
Regia: Elisabeth Wilke
Durata: 14:35
Girato in un quartiere periferico di Roma, il cortometraggio è incentrato sulla piccola Emma (Emma Rizzo), che durante l’estate cerca di andare oltre la realtà urbana, ostruita di edilizia compressa e rumori metallici (il treno). Emma è una sognatrice, come mostra l’incipit, in cui lei si diverte a creare, con le mani, l’ombra di un elefante. Mentre passeggia, crede di sentire il barrito di un elefante, rinchiuso dentro un garage. La Wilke, sceneggiatrice assieme a Nina Moog, mantiene un approccio visivo e narrativo realista, e fa dubitare anche noi se effettivamente c’è un elefante nascosto. Soltanto nella scena finale la fantasia si libra, accettando la visione fantasiosa di Emma. Un corto che vuole raccontare che i bambini, sebbene in fase di crescita, non devono mai perdere il dono della fantasia.

Drawing from Memory
Regia: Daood Alabdulaa
Durata: 4:13
Il regista siriano ripercorre la prima porzione della sua vita, dalla nascita fino alla prima gioventù. Un personale biopic realizzato attraverso i disegni, che formano dei quadri non animati. Sono illustrazioni che seguono un percorso di maturazione: inizialmente con uno stile e con colori bambineschi (per rappresentare l’infanzia, certamente particolare, ma felice), e poi con fisionomie più definite e toni più scuri (che riflettono la rivoluzione e la guerra). Un piccolo diario a cuore aperto, in cui Alabdulaa racconta la sua vita, e quella di molti altri suoi coetanei siriani.

In Germany
Regia: Christoph Mushayija Rath
Durata: 14:41
Ambientato in una bidonville della Guinea, il cortometraggio segue due direzioni: da un lato la disamina della povera realtà africana, in cui il bene più prezioso – l’acqua – scarseggia; dall’altro la repentina maturazione di “sopravvivenza” a cui sono costretti i bambini africani, che capiscono come la vita non sia soltanto un gioco. La desiderata piscina, luogo paradisiaco in mezzo a tanto squallore, evidenzia anche come permanga un residuo di colonialismo (soltanto i ricchi tedeschi possiedono questo bene). Il piccolo Ouakam (Mohamed Saliou Bangoura), quando ha la possibilità di accedere all’agognata piscina, si accorgerà che dovrà fare delle “crudeli” scelte selettive. In Germany è uno squarcio di vita quotidiana africana, che nelle ultime due scene mostra tutta la spietatezza della vita.

Panic or Reason
Regia: Marlin van Soest
Durata: 6:49
Realizzato animando dei pupazzi di plastilina, il cortometraggio contiene soltanto cinque episodi tra quelli che ha realizzato l’autore. Gli altri si possono trovare facilmente su Youtube. Questi finti e buffi personaggi di pongo, è come se fossero realmente intervistati, ed esprimono la loro opinione sul lockdown. Una simpatica panoramica su una manciata di tipologie, comunque carpite dalla realtà, che va dalla bambina indifferente a quanto accade fino all’anziano lavoratore, che soppesa pro e contro delle restrizioni contro il virus. Molto divertente l’intervista allo statale che è contento di poter stare a casa e venire comunque pagato, e quello delle due prostitute, che confidano all’intervistatore come si è mosso parte del sottobosco di cui fanno parte. Personaggi prettamente tedeschi, ma storie che rispecchiano anche il modo di pensare e agire italiano.

Bird of Paradise
Regia: Jannik Weiße
Durata: 14:59
Cortometraggio sul definitivo addio di una giovane coppia (Noah Tinwa e Safinaz Sattar). Il racconto mostra, con venature ironiche, anche lo sfaldamento dei ruoli: il maschio, spavaldo nei modi, alla fine si scioglie in lacrime; la ragazza, sicura di sé fino alla fine, sarà quella più concreta, voltando le spalle a tutto. Il pappagallo del titolo è il (s)oggetto della discordia, una presenza strana e grottesca (proprio perché difficile da gestire rispetto a un cane o un gatto), che dovrebbe fungere da arma di ricatto da parte del ragazzo, ma che alla fine si rivelerà vana e perduta. Bird of Paradise è un corto molto parlato, che purtroppo non riesce a sempre a essere pungente.

We Are Good
Regia: Manuel Boskamp
Durata: 10:30
Cortometraggio che sintetizza un workshop di danza tenuto dal coreografo inglese Alan Brooks con alcuni studenti differente etnia. Realizzato in un elegante bianco e nero, curato dallo stesso Boskamp, rientra perfettamente sia in quei documentari che si focalizzano su esperienze formative di gruppo, e sia su quei – rari – film di finzione incentrati sulla danza, come ad esempio The Company (2003) di Robert Altman. Brooks non soltanto insegna i movimenti coreografici, ma impartisce anche lezioni di training autogeno, su come rapportarsi con se stessi e con la danza. Come recita il titolo, bisogna esser coscienti di essere bravi. We Are Good è curato nella forma, però tutto sommato poco appassionante.

Bottles
Regia: Jannis Alexander Kiefer
Durata: 5
Cortometraggio in split screen, con quattro personaggi che devono fare una riunione via webcam. Opera veloce, ironica, che riesce a sintetizzare molto bene queste situazioni comunicative e lavorative che stanno prendendo sempre maggior piede. Bottles è anche, in filigrana, una lotta tra maschi e femmine, poiché all’inizio i due maschi credono di poter gestire tutto, invece poi la discussione sarà gestita dalle donne. Ultimo sberleffo finale, dopo la prima tanche dei titoli di coda. Realizzazione basica, proprio perché sono riprese webcam fisse, i punti vincenti di Bottles sono l’idea centrale e le interpretazioni dei quattro attori, tutti ripresi in Close Up.

No
Regia: Bruno Manguen Sapiña
Durata: 15:58
(Appena) Sotto la fiction, c’è una cupa disamina sulla situazione sociale delle donne in Messico. Si comincia con un rapimento in pieno giorno, nell’indifferenza della folla, e si termina con il gretto maschilismo di un poliziotto nei confronti di una sua collega, . Nel mezzo, la storia d’amore tra i giovani Frida ed Emiliano (Mariana Cantú, Carlos César González), che si risolverà in modo tragico. La donna in Messico non può dire no, e deve sempre accondiscendere l’uomo. Una tragica realtà che si palesa anche per l’ampia corruzione della polizia.

Handbook for a Privileged European Woman
Regia: Alma Buddecke
Durata: 9:29
Nell’attesa che la regista termini di realizzare il suo primo lungometraggio, questo corto sembra quasi un concitato promo per una storia che potrebbe allargare i propri sviluppi narrativi. Costruito con brevissimi capitoli, uno stile molto accattivante, desunto principalmente dal cinema di Martin Scorsese, e battute salaci e saccenti, principalmente con fuori campo della stessa protagonista (Aggy K. Adams), l’autrice, attraverso detto personaggio femminino, sentenzia quali dovrebbero essere i giusti atteggiamenti di una ragazza per non affogare nel mondo odierno, in particolare nello sfavillante mondo – maschilista – americano. Il corto sprizza humour da tutti i lati, e inserisce persino una feroce stoccata contro l’ex cancelliera Angela Merkel.

Due to Legal Reasons This Film Is Called Breaking Bert
Regia: Anne Isensee
Durata: 4:37
Un’animazione basica, con uno stile molto bambinesco, che nella breve durata e con molto ironia vuole mostrare come l’autodeterminazione di una persona possa essere anche dannosa. Chiuso nella sua stanza (guscio), il personaggio svolge tranquillamente il suo tran tran quotidiano. È pulito, ordinato, e ascolta persino musica colta (del jazz). Improvvisamente gli casca sulla testa un testo del drammaturgo Bertolt Brecht, che con un acuto aforisma spiega che se non si agisce in determinati momenti di pericolo, si è complici del nemico. Benché il personaggio ritiene che ciò è vero, le sole tre soluzioni che gli sovvengono sono… annaffiare la propria pianta (coltivare il proprio giardino). Un piccolo corto didattico, che vuole spiegare in modo semplice l’importanza di agire.
