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Trieste Film Festival

‘Never Coming Back’, il documentario delle ragazze interrotte

Inserito nel programma del 33º Trieste Film Festival, Never Coming Back raccoglie la testimonianza di alcune adolescenti polacche chiuse in un riformatorio, che vorrebbero rifarsi una vita

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Presentato al 33º Trieste Film Festival, Never Coming Back (Już tu nie wrócę, 2021) di Mikołaj Lizut è un “breve” spaccato documentaristico che racconta la vita di quattro adolescenti polacche rinchiuse in un centro correzionale.

Una piccola documentazione che, sebbene non resterà nella memoria degli spettatori, è utile per conoscere questa dolorosa e complicata realtà, presente anche in altre parti del mondo.

Il regista ha dichiarato:

Questo film è una storia su vite fallite, sui sogni e sul dramma di ragazze adolescenti

Never Coming Back, La trama

Le quattro adolescenti Gosia, Dominika, Ewelina e Alicja sono rinchiuse nel Centro educativo giovanile di Goniądz, piccolo comune all’estremo est della Polonia. Hanno alle spalle, furti, droga, oppure violenze domestiche.

Il Centro cerca di insegnare loro, per farle maturare e renderle coscienti, cosa sia la maternità e che grande impegno e responsabilità comporti crescere un figlio.

Never Coming Back

Never Coming Back: un editoriale documentaristico

Per comprendere meglio questo documentario, e perché il regista Mikołaj Lizut abbia scelto questo argomento, optando per un linguaggio – cinematografico – semplice, è necessario risalire alla sua precedente professione.

Per oltre vent’anni Lizut è stato editorialista del quotidiano Gazeta Wyborcza. Un editoriale giornalistico analizza sempre un fatto di stringente attualità, e lo fa spesso con un linguaggio lineare, senza svolazzi pindarici.

Anche le storie di queste ragazze, e del tipo di rieducazione impartita nel Centro, sono attuali, ma non sempre raccontate a dovere. L’adolescenza, in particolare quella ai margini della società, va attentamente salvaguardata, e non tutti gli istituti correzionali assolvono a questa specifica funzione.

Il film si presta a polemiche per l’insegnamento impartito a queste ragazze (s)perdute: come si dovrebbe crescere un bambino (attraverso l’utilizzo di bambolotti). In poche parole il vecchio retaggio di matrice cattolica.

Altra evidente polemica è il fatto che non viene insegnato assolutamente nulla riguardo alla prevenzione sessuale, e pertanto queste fragili ragazze spesso rimangono spesso incinta in tenera età, non sapendo poi gestire  la nuova vita.

Never Coming Back

Ragazze, vite spezzate, istituti correzionali al cinema

Never Coming Back si va ad aggiungere a un catalogo di pellicole – mainstream – che hanno raccontato storie simili, con risultati altalenanti.

Tra queste Ragazze interrotte (Girl, Interrupted, 1999) di James Mangold, con Wymona Ryder e Angelina Jolie (Premio Oscar), è certamente l’opera più nota.

The Ward – Il reparto (The Ward, 2010) di John Carpenter, invece, potrebbe essere interpretato come una variante horror del film di Mangold.

Family Life (1971) di Ken Loach, benché sia un film di finzione, è molto vicino a un approccio documentaristico. Un cupo spaccato polemico sulle famiglie proletarie e sulla durezza delle case di cura.

Il grande cocomero (1993) di Francesca Archibugi è, assieme alla pellicola sopracitata, una delle più sincere opere di finzione che si focalizzano sulle difficoltà adolescenziali e gli istituti correzionali.

 

 

Never Coming Back

  • Anno: 2021
  • Durata: 62'
  • Distribuzione: Connect the Dots Film Agency
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Polonia
  • Regia: Mikołaj Lizut