‘È stata la mano di Dio’ a creare un genio!
Io sono un’artista. Non ho bisogno di spiegare un cazzo.
Talia Concept
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Cosa centrano un camorrista, una zia pazza ma gnocca, un regista, Maradona e uno studente del classico?
Una beata mazza – direte voi! Sì, ma in un mondo non Sorrentiniano! Invece, nell’universo – perché dire mondo sarebbe troppo ristretto – di questo stralunato orfano abbiamo visto di tutto. Come, da ultimo, in È stata la mano di Dio. Paolo è un orfano che si racconta. Come lo furono il geniale Miloš Forman, come Cenerentola, Candy Candy, Remì o Oliver Twist di Dickens. Orfano pure come Tom Sawyer e Huckleberry Finn di Twain, come Clinton e Draghi, Harry Potter, Batman e l’Uomo Ragno.
E di cose assurde, se ci pensate bene, ne avvengono molte in questi mondi senza genitori. E diventano pure fonte di scrittura, di ascolto, di dipendenza.
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Foto di Gianni Fiorito
Immagini indelebili in Paolo’s World
Di tutto. Di Più. Immagini indelebili, in paradisi della mente in cui scarne suore fanno scalini in ginocchio, intelligenti brunette acondroplasiche sono direttrici di giornale, fenicotteri giganti sovrastano città urbanizzate, corpi in gessato vengono calati in cemento fresco. E ancora, eleganti carri funebri vanno al ralenti, trainati da pennacchi rossi sulle cime dei loro cavalli, si fanno viaggi nella droga al contrario e vescovi, sorta di masterchef tonacati, decantano ad altri ricette gourmet.
Numerini, come dal panettiere, di gente in coda, tutta da rifare dal chirurgo plastico, bambine artiste, incrocio tra Yves Kline e Jackson Pollock, passano adolescenze frustate lanciando secchiate di colore, o campi da calcio enormi, dentro a Hotel cinque stelle lusso in Svizzera, con Maradona in cerca di una dieta .
Apparizioni di stragnocche nude, meglio se Miss Mondo che, come novelle veneri botticelliane non in sovrappeso, escono dall’acqua riscaldata, meglio se termale, letteralmente uccidendo il precario sistema linfatico e circolatorio dei due vecchietti premi Oscar in osservazione. E poi asceti monaci che levitano, scene campestri a ricordo di Fattori e dei macchiaioli in cui mucche biascicano sapientemente erba. Visioni Lachappelliane di auto in fuga tra colori lisergici o madonne che sollevano figli morti sono solo accenni della galassia pittorica e visionaria di Sorrentino.
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Orfani
Guidato appunto dalla mano di Dio, l’assenza di guida, guida verso la visione. Non solo sua. Ma di tutti gli orfani che, come se fossero tutti uniti da una rete invisibile si tramandano miracoli. Questa cosa va ben oltre. Va oltre perché sono immagini che provengono dal fuori; troppo extraterrestri per essere vere, troppo immateriali, artificiali e spurie per appartenere a tutti. Ecco, una volta chiarito questo punto, coloro che hanno i genitori, smettano pure di leggere perché non capiranno.
Chi invece ha solo un genitore tenti almeno di sintonizzarsi.
Agli altri sconsiglio di proseguire perché la vita è breve ed è meglio non perderne secondi. Sì perché la capacità di far ridere gli altri, di arricchirli, di alleggerirli dal peso della realtà, attraverso immagini potentissime ed eleganti, attraverso racconti fantasiosi e ora, attraverso il proprio dolore, è fonte non solo di ovvia intelligenza, ma anche di grande personalità e anima.
Quella stessa che spesso manca a una critica stitica che a stento sa mettere in accordo il colore di un orrido jeans mal scelto con una maglietta scolorita da lavaggi frequenti.
Certo che l’abito non fa il monaco, ma è come se un obesa criticasse una fotomodella: chi non ha il Phisique du rôle a volte dovrebbe imparare a stare zitto o almeno a guardarsi dentro, magari anche fuori, nella mancante eleganza che lo veicola, prima di sparare sentenze surclassanti.
Ecco, per coloro che hanno i genitori ma che, nonostante il mio consiglio di smetterla lì, hanno comunque deciso di continuare a leggere, dirò che la poesia di Sorrentino, giace non solo nel far trasudare tutto il dolore che ha caratterizzato la sua giovinezza in fotogrammi e sulla pelle degli altri fuori dal film, ma anche nella potenza di questa frase che lo riassume: “La grandezza di un uomo è data dalla pazienza e dalle opportunità che ha avuto contro”.
E anche quella, oltre all’uomo, di un grande regista.
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Jane Fonda on the set of YOUTH. Photo by Gianni Fiorito. © 2015 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved
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Il film è su Netflix
La foto di copertina è di @Gianni Fiorito