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Birth of the Cool di Stanley Nelson, la maledizione di Miles Davis, su Netflix

Miles Davis, fra i più importanti esponenti della musica jazz di tutti i tempi, è ben raccontato in questo documentario

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È disponibile sulla piattaforma Netflix il docufilm di Stanley Nelson dal titolo Miles Davis: Birth of the Cool, che riprende il titolo di uno degli album più famosi di Miles Davis, pubblicato dalla Capitol Records e che diede ufficialmente l’avvio al movimento cool nella musica jazz.

Stanley Nelson, documentarista statunitense dalla trentennale carriera, per la scrittura di questo film si è basato sulla autobiografia dello stesso musicista pubblicata nel 1989. Miles Davis era figlio di un’agiata famiglia afroamericana, crebbe a St. Louis, dove iniziò ad avvicinarsi alla musica e, in particolare alla tromba, strumento al quale rimase fedele tutta la vita. Fu senza ombra di dubbio un grande innovatore e uno dei più geniali jazzisti di tutti i tempi, elevando il suono della sua tromba a livelli inimmaginabili, irraggiungibili dai più. In quasi due ore di narrazione Nelson ne ripercorre la complessa vicenda umana e artistica. Lo fa citando ampi brani scritti dal trombettista e interpretati dalla voce roca di Carl Lumbly, che riprende lo stesso timbro vocale che fu di Miles Davis.

Grazie a una miscellanea di splendide fotografie, filmati e interviste, Stanley Nelson riesce a ripercorrere in maniera precisa e coinvolgente la vita privata e artistica di Miles Davis

Numerose immagini di repertorio (fotografie e video) e un ampio numero di interviste a numerosi personaggi che, per brevi o lunghi periodi, hanno avuto a che fare con il musicista, sia nella vita privata, sia sul palco, permettono a Nelson di tratteggiare la figura di un uomo dal carattere difficile ma dotato di una volontà ferrea. In grado di pensare e interpretare la musica che pochi altri avevano, sperimentando sempre nuove forme musicali, amalgamando il suo jazz con altri generi e suoni, pur rimanendo sempre fedele al suo modo di concepire la musica. Stanley Nelson ci immerge da subito nell’atmosfera giusta. Con i titoli di testa che scorrono sulle note di Milestones, uno dei pezzi più famosi del vasto repertorio di Miles e le parole dello stesso musicista sulle immagini del musicista che si allena da solo su un ring.

Veniamo subito calati in ciò che la musica rappresentava per il trombettista. Dice lo stesso Davis: “La musica è sempre stata una maledizione per me. Mi sono sempre sentito spinto a suonarla. È tutta la mia vita. Mi addormento e mi sveglio sempre pensando a lei”. È sempre lì. Viene prima di tutto”. Le varie interviste agli amici, alla prima moglie Frances Taylor Davis, ai vari jazzisti che lo hanno accompagnato nel corso della carriera, a Juliette Greco con la quale ebbe una relazione durante un suo soggiorno parigino, lo confermano. È impressionante veder comparire nel corso del film personaggi che rappresentano vere e proprie icone della musica afroamericana. Ascoltare il racconto di ciò che fu Miles Davis dalla viva voce di musicisti del calibro di Wayne Shorter, Herbie Hancock, Archie Shepp, Quincy Jones, Ron Carter, Carlos Santana, giusto per citarne alcuni, è una vera e propria immersione in quella che fu la storia del grande trombettista. Un regalo per ogni appassionato di jazz.

Ma tutto il film è un dono che Stanley Nelson fa ai cultori di questo genere musicale e in generale, a tutti gli appassionati di musica e di cinema. Il montaggio serrato di splendide fotografie sulle note di brani divenuti ormai celebri; i video che riprendono l’artista fuori e dentro il set, sin dai primi passi mossi nella big band di Billy Eckstine e che coprono circa cinquant’anni di carriera, donano al film una grande ricchezza sia visiva, sia di contenuti.

Una vera e propria operazione culturale e storico-musicale

Oltre a emozionare profondamente tutti quelli che hanno amato e amano tutt’ora la sua musica, Stanley Nelson compie una importante operazione culturale e una lezione storico-musicale di ciò che ha rappresentato il jazz per gli afroamericani. Le lotte che i neri hanno sempre dovuto affrontare per conquistare la parità dei diritti in una società profondamente razzista, sono ben descritte dalle immagini e dalle interviste.

Nelson narra la vita di un uomo sempre in lotta con sé stesso e con il mondo. Ne ripercorre i vari sodalizi artistici. Quelli con i grandi bopper quali Charlie Parker e Dizzy Gillespie. Successivamente la sua collaborazione con Gil Evans, John Coltrane, Wayne Shorter, Herbie Hancock. Ne racconta il genio assoluto ma anche gli eccessi. Il suo carattere estremamente difficile, le sue dipendenze con alcol e droghe. La depressione che lo portò a sospendere la carriera verso la metà degli anni Settanta, dopo la svolta elettrica di “Bitches Brew”. Il faticoso ritorno sulle scene nel 1982 dopo sette anni di inattività. Particolarmente intense risultano le immagini di Jeanne Moreau che cammina sola nella notte parigina alla ricerca disperata del proprio uomo e complice in Ascensore per il patibolo, accompagnata dalle note che lo stesso Davis realizzò sullo scorrere delle immagini del film di Louis Malle.

Come ha dichiarato lo stesso regista: “La storia di Miles è stata spesso raccontata come la storia di un genio drogato. Raramente vedi il ritratto di un uomo che ha lavorato duramente per affinare la sua arte. Un uomo elegante che poteva rendere le ballate con tanta tenerezza, eppure avere rabbia nel suo cuore per il razzismo che ha dovuto affrontare per tutta la vita”. Il grande merito di Stanley Nelson è stato proprio quello di realizzare il ritratto di una leggenda che, prima di essere tale – in vita e, successivamente, da morto – è stato soprattutto un uomo con grandi doti e altrettanti difetti.

  • Anno: 2019
  • Durata: 115'
  • Distribuzione: Netflix
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Stanley Nelson
  • Data di uscita: 23-August-2019