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Serie Tv

Freud, la serie austriaca di Netflix diretta da Marvin Kren

Su Netflix la storia di un giovane Freud alle prese con le indagini su un serial killer dell’alta società viennese

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Partiamo dal presupposto che scrivere una serie sul padre della psicoanalisi possa rappresentare una grande sfida. Il mondo che avvolge Sigmund Freud e lo penetra è complesso quanto già solo l’idea di concepirlo. La letteratura e le fonti che lo riguardano sono sterminate e la filmografia piuttosto copiosa e ricca di nomi e attori altisonanti, tra cui Freud- Passioni segrete, con la regia del grande John Huston, A Dangerous method di David Cronenberg e un documentario molto valido con la firma di David Teboul, Sigmund Freud, un juif sans Dieu del 2020.

La concezione della serie di produzione austriaca è una sorta di proiezione di una sovrapposizione tra teorie freudiane, onirismo, giallo e suggestioni visive piuttosto coinvolgenti. Freud è suddivisa in otto capitoli/episodi che riprendono in modo fedele gli elementi della psicanalisi: isteria, trauma, sonnambulismo, totem e taboo, desiderio, regressione, catarsi e rimozione.

Le tematiche sono perfettamente intrecciate con una trama degna di un grande romanzo del 900’, in cui l’introduzione delle idee freudiane si interseca con una vita esoterica e elitaria dell’ultima nobiltà viennese e delle nuove classi borghesi in lizza per la gestione dell’Impero austroungarico

Tutto ha inizio nel 1886, il trentenne Freud sta attraversando una forte crisi identitaria e rischia di perdere la reputazione e addirittura di far saltare il fidanzamento con la sua futura sposa Martha. Al suo fianco vi è spesso il celeberrimo Arthur Schnitzler, collega e autore di molte opere teatrali (tra cui Doppio sogno, dal quale Kubrick ha tratto Eyes wide Shut, e diverse altre di narrazione, che hanno cambiato la storia della letteratura di lingua tedesca.

La parte bohemienne di Freud

Schnitzler rappresenta nella serie austriaca la parte bohemienne di Freud; assieme si divertono ad andare a feste, in cui la cocaina diventa una costante dell’alta società viennese, qui in versione gaudente. Nello stesso giro di persone in vista nella scala sociale si verificano diversi omicidi. Sigmund Freud (un eccellente Robert Finster) decide, nel pieno della sua ispirazione narcisistica, di fare delle indagini con metodi poco aderenti alle regole, prima che le interferenze politiche diventino troppo ingombranti. Ad aiutarlo troviamo una splendida Fleur Salomé (Ella Rumpf), conosciuta in una delle serate di eccessi e un poliziotto Alfred Kiss (Georg Friedrich), uomo molto particolare e traumatizzato dalla guerra che lo ha privato di un figlio. L’operazione compiuta dalla sceneggiatura è quella di raccontare episodi collegati alla storia della vita di Freud senza che se ne senta il peso e l’importanza, infatti questi più che uno scienziato ci appare come un adattamento germanico del dandy inglese: affascinante, misterioso, dannato, sempre alla ricerca di guai e spesso colto in fasi piuttosto edonistiche tra uso di stupefacenti e strappi alle regole di fedeltà.

La pietra dello scandalo

La pietra dello scandalo è naturalmente Fleur, medium e ragazza prodigio, lei sarà il viatico che lo aiuterà a risolvere tutti i casi di omicidio che stanno sconvolgendo la tranquilla vita viennese. La regia di Marvin Kren, che ha diretto la produzione tedesca Four Blocks con un notevole successo, ci mostra una Vienna oscura, sotterranea, fatta di palazzi, in cui si nasconde sempre qualche segreto o mistero. Tutto si svolge a causa dei genitori adottivi di Fleur, due nobili ungheresi, che fingono di pentirsi per poter poi essere accolti a corte e poter assassinare la famiglia imperiale. Utilizzano l’ipnosi e l’inganno per manipolare la ragazza e servirsene senza scrupoli, finché Fleur incontra Sigmund e loro vite cambiano gli scenari. Freud e Salomé, coppia improbabile ma non impossibile, scardina tutte le regole sociali del tempo per poter agire in piena libertà in un ambiente asfissiante, stantio, in atmosfere d’ispirazione che ricordano il cinema espressionista tedesco: immagini scure, colorazioni cariche, scenografie ricche di particolari che evocano quel clima specifico, figure quasi deformate dall’inquadratura.

La storia più che un’evocazione biografica sembra essere un alternarsi tra noir e horror, tanto che a volte si può affermare che sfiori lo splatter

La forza di questa serie consiste nell’avere utilizzato la vera storia di un grande e particolare intellettuale per poter inserire una gamma di stili e fantasie, tanto da rendere il complesso degli episodi molto avvincente, nei limiti del voler favoleggiare tra vicende reali e immagini oniriche. Freud è un prodotto Netflix che può appassionare chi si lascia trasportare da uno “script” a più livelli, in cui la sovrapposizione è talmente ben strutturata da poter saltare da un argomento alto a quello più di puro intrattenimento visivo senza creare danni nella resa della totalità dell’opera.