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La Gomera di Corneliu Porumboiu, un film originale nella sua pluralità di generi

Con La Gomera, Corneliu Porumboiu conduce a conseguenze estreme le sue provocazioni linguistiche e cinematografiche, giocando con generi, citazioni, immagini, musiche

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L’ultimo film di Corneliu Porumboiu La Gomera, distribuito da Valmyn  (intervistato da Carlo Cerofolini su Taxidrivers) ha partecipato a Cannes 2019 e agli ultimi Festival di Torino e di Trieste. Il regista rumeno conduce a conseguenze estreme quelle che sono state fin qui le sue provocazioni linguistiche e cinematografiche.

Porumboiu gioca con generi, citazioni, immagini, musiche, a suggerirci, anzi a dirci sfrontatamente, quanto ciò che vediamo sullo schermo sia solo una possibile versione del reale.

Quanti potrebbero essere i sottintesi, le contraddizioni, le varianti. Quanto diverse le personalità che si nascondono dietro le recite di ogni personaggio, che spia ed è spiato, inganna mentre viene ingannato.

la gomera film

Contrasti nella costruzione dei personaggi e nella trama

Ci sono tre telecamere nell’appartamento rumeno del protagonista, Cristi (Vlad Ivanov). La più invadente di fronte al letto a riprendere i suoi amplessi, che non devono essere frequentissimi. Vale molto però quello con la bellissima Gilda (Catrinel Marlon), ben trenta milioni, che lei vuole recuperare utilizzando la mancanza di scrupoli di Cristi, poliziotto corrotto. L’unico modo per eludere il controllo serrato su di lui è quello di trasferirsi a La Gomera, nelle Canarie, imparare il linguaggio dei fischi, il silbo, e comunicare indisturbati con i trafficanti di droga. Nel primo dei tanti flasback, lui si rifiuta, ma l’incipit lo vede proprio sbarcare sull’isola.

Il brano di Iggy Pop, The passenger, ad altissimo volume, contrasta con il suo viso serissimo. Musica rock e messaggio sulla libertà del viaggiare che stride con l’espressione fredda, infastidita, del suo sguardo. Una dissonanza, la prima, che fa sorridere e apre a tutte le altre che verranno, in una storia che sembra divertirsi mentre, e più, s’ingarbuglia.

Che si prende e ci prende in giro nella suddivisione in capitoli, quasi a voler ostentare un ordine che non c’è; ogni sezione un colore dell’arcobaleno e il nome di una personaggio. Che in ogni parte dedicata ci viene presentato e raccontato meglio, ma dimentichiamo l’approfondimento, la linearità, tanto più la struttura che il regista finge di regalarci.

Divisione netta della critica sul film

Nel voler realizzare un film in cui la trama sembra pretesto per sperimentare metacinema e metalinguaggio, Corneliu Porumboiu ha diviso nettamente i pareri critici. Antonio Pettierre, dopo il festival di Torino, dice su Taxi Drivers che “La Gomera si rivela un’opera matura, un peana all’amore per il cinema” e che “Corneliu Porumboiu si conferma come uno degli autori più interessanti e intelligenti di questi ultimi anni”.

Per Maria Cera, sulle stesse pagine dopo il festival di Cannes, “la metafora della lingua fischiata non si materializza”. Per il primo le citazioni del regista sono divertenti, per la seconda annoiano, tanto sono smaccate e risapute.

Stefano Coccia, poi, sempre su Taxidrivers parla senza dubbi di “sorniona ironia, divertissement fuori dagli schemi”. “Un film di puro divertimento” lo definisce anche Silvana Silvestri su Il Manifesto.

Il gusto di stupire e il voluto straneamento

Ma è proprio sulla capacità di provocare il sorriso che La Gomera si gioca il successo in sala, non certo sull’empatia. Non c’è tempo, né modo, per l’identificazione con i personaggi, tanto è ripetuto il ribaltamento delle loro situazioni, il gusto nello stupire. Corneliu Porumboiu ci conduce in un labirinto senza uscita e poi ci abbandona spesso a fare i conti con le nostre domande e le nostre sorprese, con una provocata estraneità che può piacere o meno.

Si rischia la delusione ricordando il suo primo film, A est di Bucarest (Caméra d’or al Festival di Cannes 2006). Lì, con unità di tempo e luogo, e mezzi molto spartani, aveva dato corpo a una situazione grottesca e sarcastica, che faceva ridere se pure in maniera amara, come altre storie della filmografia rumena (I racconti dell’età dell’oro, per esempio, di Cristian Mungiu). Ora, gli autori della new wave rumena hanno trovato ciascuno la propria strada. Mungiu con storie molto drammatiche, come del resto Cristi Puiu, mentre Porumboiu il dramma preferisce diluirlo o filtrarlo attraverso la lente dello spaesamento.

Anarchia e compiacimento nella narrazione

Chi ama un cinema fatto di sottrazioni, di tempi affidati all’emozione, luoghi mimetici e musiche discrete, non rimane folgorato da quest’ultimo lavoro del regista. Che esce dai confini rumeni per arrivare in Spagna e addirittura a Singapore, si muove tra passato e presente in modo anarchico e scommette sulla pluralità dei generi, passando provocatoriamente dal noir al thriller, dal western al drammatico.

Si rimane ammirati, sì, dall’originalità e dalla sicurezza registiche, ma non altrettanto dalla narrazione che si sfilaccia troppo spesso nel compiacimento.

  • Anno: 2019
  • Durata: 97'
  • Distribuzione: Valmyn
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Romania, Francia, Germania
  • Regia: Corneliu Porumboiu
  • Data di uscita: 06-February-2020