Maurizio vive a Milano, dove lavora come infermiere. Improvvisamente la sua vita subisce un freno nel momento in cui viene a conoscenza della morte della madre. L’uomo deve tornare a Foligno, nel suo paese d’origine, e fare i conti sia con la scoperta della malattia che la madre gli aveva nascosto, che il suo passato.
Nati 2 volte di Pierluigi Di Lallo è la storia vera di Maurizio, un uomo che ha affrontato il cambio di sesso. Dopo un’adolescenza difficile, resa ancor più complicata dal distacco della figura paterna, incapace di accettare l’impossibilità della figlia di sentirsi donna, ritornare a casa significa ritornare da Teresa, la persona che era prima. Il film ha come punto di forza l’affrontare una storia importante e vera, specialmente in un paese come il nostro in cui spesso ci si spaventa o si prendono le distanze da coloro che hanno vissuto una mutazione, psicologica e fisica, così radicale. La storia, però, non sembra essere raccontata nel modo giusto, laddove si presenta come una commedia, ma oltre ad avere qualche episodio in cui si potrebbe rimandare al tono comico non si sviluppa mai in questa direzione. Inoltre, l’argomento del cambio di sesso, adagiato su questo velato umorismo, è relegato a problemi burocratici e sociali che però non approfondiscono in maniera consona il vissuto del personaggio. Se costruita in maniera diversa, con più attenzione alla scrittura, la commedia avrebbe permesso di far riflettere più in profondità e allo spettatore sarebbe arrivato un messaggio più definito.
Nati 2 volte, che ha come cornice la meravigliosa Foligno e il paesaggio delle Marche, è comunque recitato da bravi attori (Fabio Troiano, Euridice Axen, Marco Palvetti, Rosalinda Celentano, Lallo Circosta) che però, probabilmente per questi difetti di sceneggiatura, non possono dare ai personaggi quella sensibilità che gli permetterebbe di creare un legame con lo spettatore e rendere la pellicola memorabile.