La rubrica dei nostri consigli seriali. Ogni venerdì la serie che secondo Taxidrivers merita di essere vista.
Titolo: Big Little Lies (Stagione 2)
Breve sinossi
Celeste, Renata Jane e Madeleine sono amiche e madri che vivono a Monterey. Si aiutano a vicenda per i piccoli grandi problemi di ogni giorno. Le loro vite sono sconvolte quando, durante una festa in maschera, si rendono tutte (insieme a Bonnie, la nuova moglie dell’ex marito di Madeleine) responsabili dell’omicidio del marito di Celeste, Perry. L’uomo, sotto un’apparente normalità, era un violento e picchiava la moglie. Lei assisteva impotente anche alla spirale di violenza nella quale stavano per essere risucchiati i due figli.
L’omicidio viene chiuso come incidente. Ma forse qualcuno, in polizia, ancora ritiene che il caso sia aperto, proprio come Mary Louise, madre di Perry, che arriva a Monterey e va a vivere da Celeste…
Perché consigliamo Big Little Lies 2
Le bugie non finiscono mai. Gambe lunghe o corte. I segreti che nascondiamo finanche a noi stessi sono sempre lì, in agguato. Dietro ogni scelta o svolta quotidiana, dalle più insignificanti (quelle che la società impone di dire fin dalle scuole elementari) fino a quelle più importanti e decisive (l’omicidio).
A Monterey, insomma, la menzogna è di casa. Come anche la necessità di conviverci nella maniera più dolorosa possibile. Big Little Lies ritorna dopo una lunga pausa, basata sempre sul romanzo di Liane Moriarty. Anche lei torna sul luogo del delitto, scrivendo la parte assegnata alla grandissima new entry della stagione, quella Meryl Streep che non ha mai perso occasione per lodare il serial e che adesso interpreta la suocera impicciona di Nicola Kidman.
E che in fondo da un senso narrativo a questo sequel un po’ apocrifo un po’ no. Perché se nei primi episodi, complice la struttura sempre affascinante che incastra presente, passato e futuro, l’interrogativo che teneva fino all’ultima puntata era “chi era stato e perché”.
Le cinque di Monterey (la Kidman, insieme a Reese Whiterspoon, Shailene Woodley, Laura Dern e Zoe Kravitz nella solita gara di bravura) dovranno adesso fare i conti con le ombre lunghe dei loro peccati. Ma anche con il bisogno di accettazione anche da parte di loro stesse. Con la pacificazione per un’esistenza ingarbugliata che non lascia scampo né pace. Proprio il personaggio scritto apposta per la Streep è quindi la chiave di volta. Arriva a dare una mano alla nuora rimasta vedova con due figli minori e problematici. Ma anche a svegliare il can che dorme. Nessuna delle nostre protagoniste riesce a mettere una pietra su quello che è successo, e la sola presenza di una nuova pedina fa si che le coscienze non possano dormire in pace.

Big Little Lies 2 è poi quella di sempre
Una serie scritta con minuzia e con la precisione di un meccanismo che non fallisce. Personaggi giganteschi (ma anche grazie alle interpretazioni: e se la Streep è ovviamente fuori scala, Laura Dern fa un lavoro maiuscolo) che non smettono neanche per un momento di essere plausibili, ma soprattutto tridimensionali.
E una struttura narrativa che non dà scampo. Per quanto il finale della prima stagione fosse straniante e possibilista su future aperture, Big Little Lies non sembrava aver bisogno di un prosieguo. Con quella chiusa perfetta su una storia lacerata di violenza domestica inflitta e autoinflitta che Jean-Marc Vallèe era riuscito a dare a quello che in fondo era un film lungo 7 ore -abitudine, pare, oramai affinata nella tv serial di qualità-, ritratto lucido e spietato dell’alt(issim)a borghesia americana.
Case da sogno, redditi stratosferici, mogli bellissime e devote e mariti irreprensibili che cadono sotto le manganellate della realtà, distruggendo qualsiasi volontà di perfezione o tranquillità. In fondo, Big Little Lies 1 ruotava intorno ad un omicidio travestito da festa in maschera. Una metafora splendida e luccicante del tema principale della serie. In questa seconda stagione, che fino alle prime tre puntate si conferma tremenda e bellissima, sospesa e rarefatta, arriva all’urlo di Mary Louise (la suocera Streep). La donna irrompe nel silenzio di una cena e sfonda ogni muro, sollevando, anzi spazzando via i tappeti sotto i quali erano malamente celati traumi, nostalgie e verità trattenute in gola.

Ma la cosa che lascia più affascinati, e forse la marcia in più che continua ad avere questa produzione di molto al di sopra della media, è che se tutto il contorno è perfettamente tirato a lucido e nitido, sono proprio i personaggi centrali ad essere sfuggenti, volutamente sfocati, inafferrabili nella loro essenza: “sei felice che sia morto?” la domanda che fa Jane alla vedova Kidman, ha una risposta che riassume il senso drammaturgico della seria, “è complicato”. Come la verità.
La serie è su HBO
GianLorenzo Franzì