“Un comte d’été amoral“, il racconto amorale di un’estate, così la quarantenne regista francese Rebecca Zlotowski definisce il suo ultimo film, Une Fille Facile, vincitore del premio SACD alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes, che si è conclusa ieri.
Riprendendo il racconto giovanile del suo primo lungometraggio, La belle épine del 2010 (con Lea Seydoux), presentato alla Semaine de la Critique, Zlotowski trae spunto dai suoi cineasti di riferimento per questa storia di formazione, il racconto di un’età cruciale nel percorso di vita di ciascuno di noi, che alla regista piace proprio perché è il momento delle decisioni importanti, correndo il rischio di prendere quelle sbagliate. Il film sovverte il cliché della rivalità femminile e della lotta di classe, le situazioni sono ben presenti, e racconta la storia di due cugine, Naïma e Sofia, in un momento di passaggio della loro vite, un momento in cui devono capire, ognuna a modo loro, ciò che vorranno fare nella vita.
Legate alle decisioni da prendere, c’è la versione di ciò che vogliamo diventare e quella che gli altri vogliono per noi, per comodità e sicurezza. Dodo, il miglior amico di Naïma vorrebbe che lei facesse l’audizione per un spettacolo insieme a lui, per non sentirsi solo nel percorso, mentre la madre della giovane la vorrebbe a lavorare insieme a lei come personale di servizio in un albergo di lusso (la storia è ambientata a Cannes). Naïma scoprirà durante l’estate ciò che vuole, o almeno quello che sarà la fase successiva della sua vita, e sarà il rapporto con Sofia, all’apparenza disinibita e spontanea, ma anche lei alla ricerca del suo posto nel mondo, a farglielo capire.
La collezionista di Eric Rohmer, La ragazza con la valigia di Valerio Zurlini, Sedotta e abbandonata di Pietro Germi sono stati uno spunto per Zlotowski per mettere in piedi la storia e i personaggi, ma qui non ci sono, come nel film di Rohmer, la dominazione e lo sfruttamento. Un ottimo traguardo quello di Rebecca Zlotowski, che dall’esordio alla Semaine di Cannes era poi passata con le sue opere successive anche per i festival di Toronto e Venezia, fino al premio SACD a questa edizione della Quinzaine.