Un film originale e vitale, And Then We Danced è stato presentato alla Quinzaine des Realizateurs di Cannes 2019 dal regista svedese di origine georgiana Levan Akin .
I due protagonisti maschili incarnano purezza, giovinezza, tradizione e modernità attraverso i loro corpi, i loro sguardi e la loro genuina apertura al mondo, in maniera tanto naturale quanto irresistibile.
I migliori film sul ballo dagli anni al 2010
In sala dal 7 Agosto con Lucky Red.
La storia e la recensione
Merab è un ragazzo piuttosto povero, che si allena, come suo padre e suo nonno prima di lui, nel National Georgian Ensemble, un gruppo molto serio che prepara i giovani (maschi e femmine) a diventare ballerini professionisti: di giorno balla e di sera fa il cameriere per portare qualche soldo alla sua famiglia spiantata, formata da madre e nonna che lo adorano, padre alcolizzato e da un fratello che balla anche lui ma senza convinzione, donnaiolo e scansafatiche. Per Merab, che si esercita da sempre con la sua amica e compagna Mary – verso la quale è in parte attirato, quasi fosse inevitabile un legame sentimentale fra loro – la danza è la vita stessa, e non contano i sacrifici, le alzatacce, i piedi doloranti: il maestro, un burbero conservatore, gli fa studiare le parti da solista, o in coppia con Mary, e la vita sembra andare avanti in qualche modo. Finché un giorno tutto il suo mondo e la sua prospettiva cambieranno, con l’arrivo di un ragazzo bello, carismatico e bravo a danzare, Irakli (l’affascinante attore Bachi Valishvili) che diventerà, allo stesso tempo, il peggior rivale di Merab ma anche il suo principale oggetto del desiderio.
Il maestro, che rimproverava e correggeva Merab per non essere abbastanza ‘maschio’ (il motto della danza georgiana: “la danza deve contrapporre alla ‘candida verginità’ delle donne una forte virilità”), lo sostituisce quasi subito con Irakli – più deciso e più ‘uomo’ nella danza – nelle parti solistiche, cosa che genera gelosia e sofferenza nel dolce, ingenuo Merab. Ma Irakli è anche simpatico e si avvicina a Merab per scusarsi e fare amicizia, entrando presto a far parte integrante del gruppo di giovani ballerini che, fuori dalle lezioni, fumano, bevono e si divertono come possono, in una Tbilisi dall’aspetto decadente ma non senza speranza. A poco a poco scoppierà, irrefrenabile, il desiderio fra i due, forse l’amore, ma i vincoli sociali sono troppo forti e dopo lo stupore iniziale e l’annebbiamento dei sensi, la storia neonata dovrà giocoforza rientrare. Ai provini per il Balletto Nazionale, tanto ambiti come riscatto e prospettiva di una carriera futura, Irakli non potrà neppure presentarsi (tornato al suo paesello dalla madre malata e promesso sposo ad una ragazza) e Merab, scoperta ormai la propria identità, deciso a non sottostare alle regole imposte dalla danza georgiana, ballerà un ballo sensuale e magnifico, pur sapendo di farsi buttare fuori, per dimostrare a se stesso e al mondo che amore e bellezza, una volta scoperti, non possono essere nascosti, e gridando silenziosamente ai vecchi senza cuore destinati a giudicarlo, che il suo destino sarà altrove, all’estero forse, dovrà potrà esprimere il suo vero io, come uomo e come ballerino.
Nel ruolo di Merab, Levan Gelbakhiani, danzatore giovane e luminoso che riempie lo schermo con la sua fisicità curiosa e generosa, col suo sguardo giovanile pieno di desiderio e possibilità.
“Il tema della tradizione di danza georgiana crea una dinamica particolare – racconta il regista – un paradosso perfetto sulla mascolinità, che è incredibilmente interessante. E ha reso la storia molto facile da mettere insieme. Abbiamo un ragazzo giovane, un danzatore di talento, che inizia a esplorare i suoi sentimenti, la sua sessualità e, in definitiva, l’amore per un altro ragazzo. Ma tutto è destinato a finire. Il governo georgiano, ufficialmente, è “pro-occidente”, con il sostegno finanziario dell’UE e tutto il resto, ma non ci ha aiutato affatto economicamente. Appena si è saputo quale era il tema del film, abbiamo ricevuto minacce ed abbiamo dovuto assoldare alcune guardie del corpo, e su alcuni social media georgiani mi chiamano Satana, ma ho incontrato anche delle persone meravigliose lungo la strada”.