Les Particules è il primo lungometraggio di finzione del giovane regista francese Blaise Harrison, dopo una ricca esperienza documentaristica. Il film unisce l’impostazione del documentario al naturalismo: “volevo nutrire la fiction con la realtà“, dichiara emozionato Blaise Harrison al pubblico della Quinzaine des Realisateurs, davanti al quale ha presentato il suo film e l’ha visto per la prima volta insieme al cast di attori non professionisti che hanno dato corpo alla storia.
Les Particules è stato girato in una terra di confine, tra la Francia e la Svizzera, la regione di Auvergne Rhône Alpe, a Pais de Gex, una cittadina vicina a un grande centro come Losanna, immersa completamente in una natura selvaggia e rigida, che era stata oggetto proprio delle sue prime riprese da giovane studente. Qui, in questa terra dove la natura si esprime al suo massimo, c’è un centro del CERN che ha installato un acceleratore di particelle per riprodurre la forza con cui il Big Bang ha dato origine a ciò che conosciamo. Eppure, quanto ancora non conosciamo? Sfruttando l’escamotage narrativo dell’acceleratore di particelle, Harrison mette in piedi una storia di formazione, quella di quattro adolescenti alle prese con la crescita e con la conoscenza. Seppur in un luogo lontano dai grandi centri, i ragazzi studiano in una scuola all’avanguardia della didattica e hanno la possibilità di analizzare da vicino le moderne ricerche scientifiche. È il territorio perfetto per ambientare una storia di questo genere, perché la forza della natura, unita a quella dell’acceleratore, fornisce una metafora decisamente rappresentativa dell’età dell’adolescenza.
Les Particules non è una storia sulle pulsioni adolescenziali e sulle inevitabili difficoltà del diventare adulti. Attraverso la metafora scientifica, mette sia i personaggi che lo spettatore di fronte a un grande assunto: più scopriamo cose nuove, più ci rendiamo conto di quante sono quelle che ancora non sappiamo. È questo che manda in crisi P.A., il giovane protagonista, e manda in crisi tutti noi, perché inevitabilmente ci rendiamo conto di essere delle particelle. Eppure, sebbene piccoli, dobbiamo prendere esempio proprio da P.A. e tornare a sentirci parte di un qualcosa di grande, in cui comunque c’è posto per ognuno di noi.
L’affinità nata e cresciuta sul set tra regista e attori (non professionisti) si è sciolta in un caloroso abbraccio tra loro a fine film, in un misto di commozione tra gli applausi del pubblico. Una sintonia in cui la fiducia reciproca è stata l’ingrediente principale. Harrison non ha dato loro la sceneggiatura, ma li ha guidati quotidianamente durante le riprese, rendendo il concetto di scoperta e conoscenza ancora più tematico. Un film da vedere.