La macchina da presa di Wim Wenders plana tra i grattacieli di una Los Angeles al tramonto, restituendo il respiro di una megalopoli caotica, colta in un raro momento di quiete. Così, in maniera assai suggestiva, inizia The Million Dollar Hotel, in cui il regista tedesco, dopo la convincente prova di Lisbon Story (1994), tenta di sperimentare, di evolversi, cercando una sintesi efficace tra il proprio stile, quello, per intenderci, del cosiddetto cinema degli angeli, e la macchina produttiva hollywoodiana, anche se il film in questione non può considerarsi, a rigore, il frutto di una delle tante grandi major di oltreoceano. Per tale motivo, quindi, ci si trova davanti a un’opera poco identificabile, nella misura in cui fuoriesce per toni, contenuti e forma dall’immaginario cui Wenders ha abituato lo spettatore. Scritto da Bono degli U2 – che del film hanno curato anche la bella colonna sonora – e sceneggiato da Nicholas Klein, The Million Dollar Hotel mette in scena un’umanità di reietti, diseredati, pazzi, freaks, tutti gaiamente riuniti all’interno di un fatiscente albergo che li accoglie come una sorta di luogo franco, in cui è concesso evadere dalle convenzioni sociali, facendo appello a una logica altra rispetto a quella comune. D’altronde, qual è la verità? Quella dell’informazione, della televisione, dell’omologazione?
Questa di Wenders è una favola poetica e surreale che provocatoriamente tenta di far cortocircuitare il senso (comune), trascinando lo spettatore all’interno di una prospettiva alternativa da cui osservare e interpretare la realtà. E, soprattutto, non è qualcosa che somiglia ad altro già visto prima. Tom Tom (il Jeremy Davies che successivamente partecipò anche a molti film di Lars Von Trier, Herzog e Soderbergh) è una sorta di redivivo (cinematograficamente) principe Myskin dostoevskijano, un idiota, come viene chiaramente e in modo allusivo apostrofato da un bizzarro agente dell’FBI (un insolito Mel Gibson) che conduce le indagine nell’albergo per scoprire cosa si cela dietro una misteriosa morte. Eloise (Milla Jovovich) è la strampalata donna, santa e perversa, folle e saggia, di cui Tom Tom si innamora perdutamente. Il loro è un amore che mette in discussione il mondo e il modo di starci (di esserci, direbbe Martin Heidegger). L’evento generato dall’incontro tra i due genera una crepa vistosa nell’ordine simbolico in cui sono inseriti, laddove nella sua eccedenza non può essere contenuto, rappresentato, tradotto. Un atto sovrumano di fede – un’iperbolica speranza – diviene ora possibile, nel senso che viene sfondato quel muro di finitudine che sempre chiude l’orizzonte, gettando l’umanità in una condizione di angoscia, afflizione, impedendogli di guardare oltre gli angusti limiti dello scibile. C’è qualcosa di sacro che aleggia – come dice testualmente Eloise – che non può esser detto, ma solo esser vissuto come esperienza, offrendo la possibilità di evadere dai confini entro cui volontariamente il più delle volte si tende a rinchiudersi, nella fatua certezza di trovare una propria, irremovibile collocazione.
Il film inizia e finisce con il volo pindarico di Tom Tom, come se Wenders ci suggerisse che ciò che vedremo è esattamente la durata di quel volo, l’azione, ciò che precede l’atto (compiuto). Se questo è vero, ne consegue che non ci si può aspettare da The Million Dollar Hotel una narrazione convenzionale, piuttosto bisogna preparare lo sguardo a ‘sopportare’ il superamento della rappresentazione, il cortocircuitare del senso, il dileguarsi dei significati in favore dei significanti. In tal senso, il regista dimostra molto coraggio, non esitando a intraprendere un’avventura pericolosa, nella misura in cui poteva senz’altro spiazzare il pubblico. Quindi, a prescindere dalla valutazione oggettiva dell’esito finale, ciò che piace di questo film anomalo è la sincerità, il sentimento che lo percorre, la vitalità che pulsa in ogni fotogramma. Un Wenders atipico, ma da rivisitare con la più grande attenzione.
Pubblicato da Mustang per Medusa e distribuito da CG Entertainment, The Million Dollar Hotel è disponibile in dvd, in formato 2,35:1, con audio in italiano e originale (Dolby Digital 5,1) e sottotitoli per non udenti opzionabili. Nei contenuti speciali sono presenti il trailer, il backstage e uno speciale con le interviste al regista e agli attori.