Uomini di Dio (Des hommes et des dieux) è un film del 2010 diretto da Xavier Beauvois e basato sull’assassinio dei monaci di Tibhirine avvenuto nel 1996. Il titolo originale si riferisce ad una citazione biblica presentata all’inizio del film: “Io ho detto: «Voi siete dèi, siete tutti figli dell’Altissimo». Eppure morirete come ogni uomo” (Salmo 82.6-7). Il film ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria del 63º Festival di Cannes. Le Figaro l’ha definita un «film perfetto, unico». Il regista Beauvois è stato osannato anche da Le Monde che ha messo in luce come abbia osato ottenendo ottimi risultati. Télérama ha evidenziato l’ottimo lavoro di Caroline Champetier per la fotografia, spiegando anche come la pellicola riesca a rappresentare degnamente l’immensa fede dei monaci di Tibhirine. Secondo la rivista Les Inrocks gli attori «hanno incarnato magnificamente l’essere religiosi, portando ad interrogarsi sulle nozioni di coraggio, eroismo, altruismo, forza, solidarietà e le condizioni esistenziali di ognuno di noi, credenti e non».
Sinossi
Nord Africa, alture del Maghreb. Una missione di otto monaci francesi vive pacificamente la quotidianità scandita dal lavoro e dalla preghiera. Ma quando un attacco terroristico sconvolge la regione è da subito chiaro che quest’ armonia è in procinto di essere cancellata. La minaccia per il monastero è resa ancora più diretta dalla visita del capo dei terroristi, Ali Fayattia, che rende estremamente dura per i monaci la scelta tra il rimanere in una terra ostile o ritornare nella madre patria; questa decisione diverrà chiara nel momento in cui i monaci offriranno le loro capacità mediche ai terroristi: rimanere nel Maghreb, mettendo a rischio la loro stessa sicurezza e, a questo punto, contro le autorità che chiedono loro di andarsene.
Tratto da una storia vera
Nel 1996 Christian de Chergé – priore del monastero cistercense di Notre-Dame de l’Atlas in Algeria – e sei dei suoi frati trappisti furono assassinati in quella che resta ancora oggi una pagina controversa della storia. I musulmani del GIA (Gruppi islamici armati), dopo aver rivendicato il rapimento e tentato una negoziazione fallimentare con il governo francese, uccisero in condizioni tuttora misteriose i sette monaci: a distanza di cinquantasei giorni dal sequestro, le sette teste dei monaci decapitati vennero ritrovate nei pressi del monastero.
Xavier Beauvois (Nord, Don’t forget you’re going to die, The young Lieutenant, Villa Amalia, The Chameleon) si ispira coraggiosamente a una storia vera, focalizzando il suo interesse sul sentimento di fratellanza, amore e pacifica convivenza, vissuto con umiltà e operosità dai monaci cristiani in un paese musulmano.
Siamo negli anni ’90, in un monastero isolato su una montagna del Maghreb, dove otto monaci vivono del loro lavoro, ‘senza superbia’, aiutando i fratelli musulmani e pregando. Dopo l’efferato assassinio di alcuni stranieri rivendicato dai fondamentalisti islamici, il governo francese propone ai monaci protezione. Rifiutando l’aiuto militare, i monaci si ritrovano in una scomoda posizione, invisi sia agli integralisti in quanto invasori, sia all’esercito per via dell’aiuto incondizionato offerto ai terroristi.
La profonda umanità rappresentata da Beavuois
Il film non vuole indagare i fatti e le responsabilità – peraltro ancora poco chiari – che portarono alla strage dei religiosi. La cinepresa di Beauvois si muove, piuttosto, alla ricerca delle sensazioni e del travaglio interiore che ha attanagliato gli otto religiosi in quel delicato momento in cui era necessario comprendere se fosse giusto partire o restare.
Con lenti movimenti di macchina, abbondanti e garbati primi piani e un accurato tracciato psicologico di ciascun protagonista, il regista tratta il mondo attorno ai monaci quanto basta per potersi poi concentrare sulle loro intime ragioni e pulsioni. Evitando egregiamente di scivolare in manichee rappresentazioni e incarnazioni del bene e del male, il cineasta francese sfugge alla retorica religiosa e agli spiccioli espedienti sentimentali per cercare l’empatia con il pubblico. Des Hommes et des Dieux (Gli uomini e gli dei, così recita il titolo originale) è un pregiato film d’introspezione sull’intimo rapporto con la religione e con i suoi codici morali, sulla purezza di un’ideologia pacificatrice e divulgatrice di un messaggio di vero amore, priva di macchie prodotte dalla corruzione di un sistema, di un’istituzione e di un’interpretazione distorta della fede. Che si creda in Dio oppure no, che si tratti di laici o di religiosi, di cristiani o di musulmani, Beauvois ci trasmette una lezione di vita (e di cinema) indimenticabile, ci mostra la devozione alla virtù dell’amore, vissuta con genuino sentimento e senza vuote idolatrie.