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Cannes

‘Notre Salut’: un uomo del suo tempo nella Francia di Vichy

Il film di Emmanuel Marre, in concorso a Cannes 79, ispirato alla storia del suo bisnonno, racconta la catabasi del protagonista, e del regime di Vichy , verso il collaborazionismo nazista. Palma d’Oro per la Miglior Sceneggiatura.

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Sono passati cinque anni da quando il regista Emmanuel Marre, in co-regia con Julie Lecoustre, ha presentato nel 2021 il suo film Rien à Foutre (intitolato in Italia Generazione Low Cost) alla Semaine de la Critique del Festival di Cannes. Quest’anno il suo ben più ambizioso ultimo film, dal titolo Notre Salut (A man of His Time), selezionato al Concorso del Festival, ha ottenuto un importante riconoscimento, la Palma d’Oro per la Miglior Sceneggiatura.

Il tema trattato è fra quelli meno affrontati dal cinema europeo, il periodo storico della Repubblica di Vichy (1940-44) a partire dalle vicende di Henri Marre, un uomo inizialmente in piena buona fede (così sembra almeno), che credeva fermamente nella bontà del progetto affidato al maresciallo Pétain e che, per trovare il suo posto nel mondo ed un riconoscimento che sentiva di meritare, si trasferisce da Parigi a Vichy, lasciando ‘in attesa’ la moglie e i tre figli.

Marre, che ha 49 anni ed ha dilapidato il patrimonio della moglie con speculazioni fallimentari, giunge a Parigi con grandi attese e numerose copie di un libro, da lui scritto e pubblicato, dal titolo ‘Notre Salut’ (La nostra salvezza) una sorta di pamphlet tra economia politica ed efficientismo organizzativo, condito da copiose dosi di patriottismo moraleggiante, i cui principi – se applicati – avrebbero, secondo lui, potuto salvare la Francia.

Nei salotti che inizia a frequentare, dove si beve champagne e si parla di fedeltà a Pétain (senza esagerare, altrimenti come consiglia a Marre un gentiluomo ad una festa, potrebbe sembrare che si pensi l’esatto contrario), il protagonista spera di poter divulgare ed applicare i principi da lui ideati e contenuti nel libro, inserendosi nei quadri dell’amministrazione pubblica di Vichy.

Quando finalmente Marra (interpretato da uno Swann Arlaud perfetto nel ruolo), poco a poco, riesce ad inserirsi nella macchina statale di Vichy, con un posto di alto funzionario presso il Ministero del Lavoro, per risolvere la grave questione della disoccupazione, dovrà però fare i conti con le sempre più pressanti richieste dei nazisti che pretendono, dai collaborazionisti di Vichy, uomini, carburante e materiali per portare avanti la loro guerra ed il mostruoso progetto della Shoah.

Qui emergerà la vera natura dell’ ‘uomo del suo tempo’, schiacciato fra una famiglia richiedente – fatta venire finalmente a Vichy in una bella casa per assicurare ‘stabilità’ alla sua posizione – ed un governo criminale che, se assecondato, avrebbe potuto concedere favori e promuovere lo sviluppo della sua carriera.

Affari di famiglia: il carteggio dei bisnonni del regista

L’eccezionale rivelazione che viene divulgata al pubblico a fine film, prima che scorrano i titoli di coda, è la seguente: la storia del film è ispirata alla vita reale di uno dei bisnonni del regista stesso, alter ego del protagonista Henri Marre, ingegnere.

Lo scambio di lettere fra lui e la moglie rimasta a Parigi è il cuore degli eventi raccontati nel film, un filo conduttore sulle questioni più intime e personali (i figli, il matrimonio, i sentimenti) così come su temi più generali, in particolare sul futuro e sulla possibilità reale di riunirsi come famiglia.

Tutto appare più reale e concreto, sapendo che proprio il carteggio fra i bisnonni paterni del regista ha costituito l’intelaiatura della sceneggiatura, insieme anche alle riflessioni contenute nei diari dell’avo cui s’ispira la figura del protagonista.

Marre/Arlaud viene costantemente seguito e inquadrato dalla macchina da presa, per evidenziare la sua ansia febbrile, nascosta da una maschera di grigia impassibilità affatto empatica, che cela la sua determinazione ad ottenere ciò per cui si è trasferito a Vichy.

A circa due terzi del film (che dura quasi due ore e mezza, forse non del tutto indispensabili) compare nel film la famiglia di Henri: la moglie Paulette, bella e intelligente, ed i tre figli già abbastanza grandi, da frequentare il liceo e oltre: come gli aveva pronosticato un superiore, la presenza della moglie e dei figli crea intorno a Henri un cordone di rispettabilità e stabilizzazione, almeno fin quando lei starà al gioco degli inviti a cena con doppie finalità (creare legai più stretti e di fiducia per assicurare il collaborazionismo).

Eredità e storie condivise

Qui il regista, che sente dentro di sé, quasi come un’eredità, il senso di colpa per quanto accaduto in quel periodo, non giudica apertamente il bisnonno e tutti gli altri ma semplicemente descrive i fatti in una forma (apparentemente) distaccata, lontana, che sembra rispecchiare da un lato l’incapacità di schierarsi da una parte o dall’altra nel contesto del tempo, d’altro lato l’indecisione attuale di molti, di fronte ai benefici personali che si possono ricavare dal chiudere occhi e orecchie, rispetto a eventi che andrebbero evitati o condannati.

Scelta singolare, ma in alcuni momenti davvero ben inserita, quella di utilizzare musica contemporanea in momenti che riguardano l’epoca in cui si svolge il film, o su sequenze in cui la scelta ‘fuori tempo’ risulta un contrasto attinente, che crea un ponte con il qui ed ora.

“Quando ho trovato i documenti dei miei bisnonni – racconta il regista – ho capito che, da un lato si trattava di elementi molti intimi, dall’altro però appartenevano anche ad una storia condivisa con altre famiglie della Francia. Volevo immortalare i volti dietro le grandi figure storiche, le persone sullo sfondo”.

  • Anno: 2026
  • Durata: 155'
  • Distribuzione: I Wonder Pictures, Unipol Biografilm Collection
  • Genere: Drmmatico/storico
  • Nazionalita: Belgio, Francia
  • Regia: Emmanuel Marre